Midterm Usa, tutti contro la Cina. E a New York tu vuò fà l'americano

Martedì, 12 ottobre 2010 - 08:50:00


Usa, candidato repubblicano vestito da nazista. FOTO
Mancano tre settimane per il decisivo voto di Midterm e il Presidente Usa Barack Obama cerca di riaccendere l'entusiasmo che ha segnato la campagna elettorale del 2008, alzando i toni contro il Partito repubblicano e implorando gli elettori di non premiare il cinismo e l'incompetenza del Grand Old Party (Gop) alle elezioni del prossimo 2 novembre. "Se vincerà l'altra parte (i repubblicani), loro consentiranno di nuovo alle compagnie di assicurazione, di carte di credito e alle banche di Wal Street di spadroneggiare", ha dichiarato il presidente americano da Philadelphia dove si e' dichiarato "assolutamente certo che vinceremo se tutti coloro che hanno combattuto duramente per il cambiamento ("change" il mantra obamiano) nel 2008 faranno altrettanto nel 2010".

ANCHE IL SENATO IN BILICO. Il 2 novembre saranno rieletti tutti i membri della Camera dei Rappresentanti e 37 dei 100 senatori ed è forte il rischio che Obama perda la maggioranza alla Camera e al Senato. Attualmente i 59 seggi senatoriali detenuti dai democratici, ben 9 sopra la maggioranza visto che l’eventuale voto per rompere lo stallo spetterebbe al vicepresidente Biden, dovrebbero far dormire sonni tranquilli. Dal dopoguerra solo 2 volte, nel 1946 e nel 1980, un partito è riuscito a catturare più di 10 mandati senatoriali in una sola elezione. Le midterm del 2010 sembrano però ormai avviarsi verso una gravissima sconfitta democratica, e neanche un cuscinetto di 9 seggi è garanzia di una tenuta della maggioranza. Almeno quattro sono le sconfitte sicure. Blanche Lincoln dell’Arkansas probabilmente non riceverà neanche un soldo dal comitato democratico per le elezioni senatoriali vista il suo certo destino di perdente. I mandati di Indiana e South Dakota saranno sicuramente persi visto l’orientamento conservatore dei 2 Stati, e il ritiro dei popolari senatori che, forse, avrebbe potuto difendersi con successo. Nel Delaware, il vecchio seggio di Joe Biden, solo la sconfitta alle primarie repubblicane di Mike Castle potrebbe permettere una vittoria per il candidato democratico

TUTTI CONTRO LA CINA. Per convincere un elettorato sempre più afflitto dalla crisi economica, tantissimi candidati, di entrambi i partiti, stanno addebitando alla Cina le difficoltà in cui versa l'economia americana.

Come nota il New York Times, negli ultimi giorni, almeno 29 spot di altrettanti candidati, puntano l'indice contro il Paese più popoloso al mondo. In queste pubblicità, spesso si accusano i propri avversari di essere stati troppo deboli con le autorità cinesi, un atteggiamento che ha provocato, a loro dire, la sofferenza degli americani. Nello spot di Zack Space, un candidato democratico dell'Ohio, si attacca il repubblicano Bob Gibbs, per aver sostenuto le politiche neoliberiste che hanno trasferito in Cina molte catene produttive che prima erano in Ohio.

Stessa storia, a parti rovesciate, in West Virginia, dove il repubblicano Spike Maynard attacca in uno spot il suo avversario, Nick Rahall, per aver votato una legge grazie alla quale sono stati creati dei posti di lavoro in Cina e non negli States. Infine il leader della maggioranza al Senato, Harry Reid, che ha accusato la repubblicana Sharron Angle, di essere "la migliore amica dei lavoratori stranieri", per aver approvato in passato ingenti delocalizzazioni dagli Usa all'Oriente.

A NEW YORK LA SIFDA E' TUTTA ITALIANA. La corsa per la poltrona di governatore di New York vede Andrew M. Cuomo contro Carl P. Paladino, ossia due modi diversi di essere italiani. Tra i due candidati ci sono solo 10 anni di differenza, ma "i due uomini sono totalmente opposti su come vedono ed esprimono la loro identità italiana", scrive il quotidiano Usa The New York Times.

Usa Paladino Cuomo
Carl P. Paladino e Andrew M. Cuomo

Cuomo, democratico, Procuratore generale di New York, afferma con orgoglio di aver superato l'immagine dell'italiano rozzo, riconoscendo al padre, Mario Cuomo, ex governatore di New York, il merito di aver smontato molti degli stereotipi sugli italiani. "Lui è un modello di decoro, civiltà e grazia - ha sottolineato - e lui era in prima linea quando gli italo-americani venivano rappresentati al cinema e in televisione come malviventi e persone volgari".

Al contrario Paladino, repubblicano, imprenditore immobiliare di Buffalo, punta molto sull'immagine dell'italiano scaltro, con l'esperienza della vita di strada, che si è fatto da sé. E così ogni tanto parla italiano e saluta sempre nel tipico modo italiano, ossia con il bacio sulla guancia.
 
Per l'ex Presidente del distretto di State Island, l'italo-americano Guy V. Molinari, Paladino incarna il tipico italiano del sud, rumoroso ed esuberante, capace di improvvisare. "Conosco questo genere di italiani, perchè ci sono nella mia famiglia - dice al quotidiano - parlano tutti insieme e nessuno ascolta".

Cuomo è diverso, aggiunge, ma è ugualmente riconoscibile in quanto italiano, perchè diligente e riservato, deciso a valutare attentamente ogni dettaglio prima di agire.

Oltre ai due candidati, anche altri protagonisti di questa campagna elettorale sono italiani: italiano è anche il più stretto consigliere di Cuomo, Joseph Percoco, così come il portavoce di Paladino, Michael R. Caputo.
 

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