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Palazzi & potere
Anci, da trampolino di lancio a 'Vietnam' degli amministratori Pd

Credeva di aver fatto il grande salto nella politica nazionale, si accorge dopo otto mesi dal congresso di Bari, quando i sindaci lo eleggevano alla guida dell'Anci, di essere seduto sulla bocca di un piccolo vulcano.

Ex sindacalista con frequentazioni giovanili in ambito craxiano, primo cittadino del capoluogo pugliese dopo una breve esperienza parlamentare, pretoriano di Renzi alle primarie in terra di Emiliano, di cui è pure amico; a dispetto delle speranze e delle ambizioni, Antonio Decaro è costretto a misurarsi con i "buchi neri" di una realtà associativa appesantita da una pluriennale gestione burocratica.

Sembra, in realtà, che vada alla ricerca di una via d'uscita per non essere qualificato tra le figure meno rappresentative della storia ultracentenaria dell'Anci. Scelte sbagliate hanno inciso seriamente sugli equilibri finanziari dell'universo Anci.

Due società controllate, Ancitel e Ancitel Energia e Ambiente, dovevano approvare il consuntivo 2016 in pareggio, ma hanno dovuto rivedere i conti, chiudendo entrambe in deficit.

La situazione di Ancitel è la più grave. Il previsto soccorso (pubblico) di Invitalia, necessario ad assorbire una cinquantina di esuberi, stenta a prendere forma. Il freno viene dalla Presidenza del Consiglio e mette i sindacati sul piede di guerra.

In sostanza, Ancitel rischia di andare in bancarotta: oramai la minaccia di licenziamenti cresce di giorno in giorno.

Comunque, Decaro ha fatto scrivere ufficialmente che alcuni debiti verranno garantiti dall'Anci. A questo punto, in sede di approvazione del bilancio, i consiglieri nazionali dovranno confermare prossimamente una scelta tanto impegnativa quanto rischiosa. La situazione può sfuggire di mano.

In effetti, non si respira un'aria di serenità ai piani alti del palazzo di via de' Prefetti, sede dell'Anci. Il feudo del centrosinistra, luogo di elezione da ultimo delle fortune di Renzi e Delrio, si può trasformare nel Vietnam degli amministratori del Pd.

Crescono i malumori e le prese di distanza, tanto da mettere in evidenza i limiti dell'attuale gestione associativa. Decaro sente il fiato sul collo e cerca di capire, anche lui, quanto possa durare e come la leadership renziana. Difficile il mestiere di sindaco, ma ancor più difficile si palesa quello di "sindaco dei sindaci".

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