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Palazzi & potere
Banche, la fusione tra Société générale e Unicredit sotto la lente leghista

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria, che è salpato per la Cina su di un normalissimo volo di linea (a differenza di tanti suoi predecessori) e con una morigerata delegazione di solo sei persone tra cui il vicedirettore della Banca d'Italia, tornerà in Italia il 1° di settembre. Quindi starà via tutta la settimana, anche oggi quando l'agenzia di rating Ficht esprimerà il suo giudizio sull'Italia.

Per il momento, scrive Italia Oggi, lo spread rimane attestato sui 280 punti base e non desta troppa preoccupazione ma per molti si tratterebbe solo della quiete prima della tempesta. Con l'autunno alle porte che vedrà la riduzione del Quantitative easing da parte della Bce di Mario Draghi e la prima manovra di bilancio del governo Lega-5Stelle ad ottobre, la crescita della volatilità sui mercati italiani sarà pressoché inevitabile.

Ma intanto nella capitale economica del belpaese, Milano, riprendono fiato le indiscrezioni che vedrebbero interessate l'italiana Unicredit e la francese Société générale.

O meglio, che vedrebbero i francesi di SocGen mettere le mani sull'unica banca di sistema che ancora ci rimane. Tra gli advisor dell'operazione ci sarebbe addirittura Rothschild, la banca d'affari dove lavorava Emmanuel Macron fino a poco prima di diventare Presidente.

L'accelerazione, però, non sarebbe dovuta solo a motivi economico-finanziari come si potrebbe pensare (tra cui la necessità di proteggere e consolidare le tante acquisizioni fatte dai francesi in Italia negli ultimi anni) ma anche e soprattutto politici.

Come riferiscono fonti vicinissime al dossier «bisogna portare a casa l'operazione prima che i sovranisti prendano definitivamente il sopravvento nel paese ma soprattutto prima che conquistino il parlamento di Bruxelles l'anno prossimo. Dopo, per la Francia, fare un'operazione del genere sarebbe impossibile».

Già, perché queste sono le classiche operazioni di sistema che si possono fare solo con il benestare dei governi in carica dato che sono la banche a decidere quanti e quali titoli di Stato comprare così come e a chi erogare il credito.

Tematiche fondamentali di questi tempi poiché incidono direttamente sullo spread di una nazione oltre che sul suo indirizzo politico e sulla crescita economica. «Da noi una parte molto importante del debito nazionale è in mano agli investitori istituzionali e privati italiani. E questo spiega meglio di qualsiasi altra cosa la delicatezza della questione» si fa notare.

Insomma, perdere una banca come Unicredit significherebbe perdere una parte importante di sovranità nazionale. In questo caso, poi, andrebbe a tutto vantaggio della Francia di Macron mai come ora in rotta di collisione con i dioscuri di Lega e 5Stelle Di Maio e Salvini.

Non per niente, fonti vicinissime a Salvini, rivelano che i vertici leghisti starebbero monitorando il dossier con la massima attenzione.

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