Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Comunque finisca, campagna truccata (dal Sì).

In Italia, esperimento di non-democrazia. Resta solo la saggezza degli elettori, mi auguro ci sia.

daniele capezzone ape
Chi scrive (giusto ammetterlo subito) non è in una condizione di neutralità: sono un oppositore di Matteo Renzi e un sostenitore del No, per quanto critico rispetto al modo in cui troppi esponenti del No hanno condotto la campagna referendaria.
 
Ma oggi – davvero – i contenuti non contano. Contano i principi minimi di decenza democratica che dovrebbero essere rispettati in un paese dell’Occidente avanzato.
 
E’ bene si sappia (i lettori non possono saperlo, almeno ufficialmente: ma, ipocrisie a parte, tra corse di cavalli e simil-conclavi, le rilevazioni continuano a circolare, pur malamente travestite) che, fino a pochi giorni fa, la corsa referendaria di Renzi appariva disperata. E, per “pseudo-ippodromi” e “pseudo-vaticanisti”, il Sì continua ad essere in svantaggio.
 
Eppure, siamo dinanzi, da almeno dieci giorni, a qualcosa di inedito nelle democrazie occidentali: sei-sette canali televisivi schierati a corpo morto, tutti i giornaloni in una sola direzione, ondate di lettere a casa-sms-pubblicità web, in una pazzesca violazione di qualunque minima parità di condizioni, e in totale stupro (sì, avete letto bene: stupro) dei principi di correttezza e completezza dell’informazione a cui sono tenuti per legge tutti i canali radiotelevisivi, in una assoluta opacità dei fondi e dei finanziamenti della campagna del Sì. Più il rischio (rischio?) di maxibrogli sul voto degli italiani all’estero.
 
Siamo in un Venezuela alla Maduro, o, se preferite andare indietro nel tempo e cambiare “sponda politica”, in un Paraguay dei tempi di Stroessner. Le autorità di garanzia tacciono, le commissioni di vigilanza dormono, i massimi garanti fanno finta di non vedere. E un pezzo di “opposizione” (le tv Mediaset) sono pienamente parte di questo gioco.
 
Se il No vincerà di stretta misura, vuol dire che in condizioni normali avrebbe vinto di larghissima misura. E se il Sì vincerà sul filo di lana, vuol dire che in condizioni normali avrebbe perso nettamente.
 
Una cosa così non andrà dimenticata. Comunque finisca. Resta l’ultimo appiglio e l’ultimo appello: alla saggezza degli elettori.

 

Daniele Capezzone
Deputato Conservatori e Riformisti
d.capezzone@gmail.com
@capezzone

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