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Palazzi & potere
DICIOTTI, EX MINISTRO SCOTTI: LA POLITICA NON USI LA GIUSTIZIA

Presidente Vincenzo Scotti, anche lei è stato ministro dell'Interno: cosa ne pensa dell' iscrizione nel registro degli indagati di Matteo Salvini? Deve dimettersi?

«Sull'azione ministeriale di Salvini può esprimersi il Parlamento che ha tutti gli strumenti per farlo. Sulla azione dei giudici c' è il rispetto della loro autonomia quando sono chiamati a valutare la discrezionalità delle decisioni del ministro e il rispetto da parte dello stesso del codice penale.La questione è complessa e anche se personalmente non condivido le scelte di Salvini, spero solo nell' interesse del Paese che non si torni a utilizzare il dato giudiziario nella lotta politica».

Nel 2013 Luigi Di Maio invocava le dimissioni di Alfano. Oggi non lo fa. «Non sono in grado di valutare il merito non conoscendo alcuna carta ma preferisco che anche qui si abbia sempre una linea di garanzia». A questo punto si ferma un attimo Scotti, 84 anni, diccì di lungo corso, più volte ministro, fondatore e presidente della Link Campus University da cui sono usciti tre ministri ombra grillini e il ministro Elisabetta Trenta. Poi riparte e critica Salvini sulla vicenda Diciotti: «Non è certamente condivisibile dal punto di vista umano».

Ecco, non teme che così l' esecutivo rischi di isolarsi in Europa?

«Mi preoccuperei della sostanza della controversia.Guardi, la questione migranti ce la trasciniamo da anni. Le racconto un episodio».Prego. «Nel pieno Ferragosto del 1991 mi trovai a fronteggiare la prima ondata di emigrazione albanese e la risolvemmo con una strategia condivisa: riportammo tutti in patria e avviammo subito un piano di cooperazione. Già allora l'Europa rifiutò di avere una politica dell' immigrazione comune».

L' esecutivo minaccia di tagliare i contributi alla Ue. Qual è il suo giudizio?

«Il governo deve poter usare tutti gli strumenti con l' accortezza di non fare buchi nell' acqua. Oggi non si può abbassare la guardia. Ma non dobbiamo dargli alibi. Un cambiamento passa attraverso la chiarezza di strategia anche delle alleanze. Vedi il caso Salvini Orbán. Con l' Europa vanno affrontate contestualmente le altre questioni dello sviluppo e del debito senza scambi o compensazioni. Il prossimo anno voteremo in Europa: vogliamo far crescere i populisti?».

Scusi, ma i populisti non sono Lega e M5S?

«Il populismo è conseguenza di comportamenti sbagliati ed ottusi. Torniamo alle ragioni per cui è nata l' Europa e che oggi nel mondo globale sono ancora più valide che mai. Cosa faremo da soli nei grandi scontri tra Usa e Cina, tra Europa ed Usa e via di seguito? La battaglia è dentro l' Unione. Alla Merkel dobbiamo dire: sia il leader di una Germania europea e non di una Europa germanica, come diceva Adenauer».

Non trova che il M5S sia ormai subalterno alla Lega?

«Non è un problema del M5S, ma il tema è che il leader della Lega sta interpretando uno stato emozionale forte che è frutto di una tensione che si protrae da anni».

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