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Palazzi & potere
Difesa: più Europa da accordo navale tra Italia e Francia

Con l’accordo siglato fra Italia e Francia al Vertice governativo di Lione si è saggiamente risolto il pasticcio politico, creato dal nuovo governo francese, sull’acquisizione di STX-France da parte di Fincantieri. Solo chi riteneva che sarebbe stato meglio arrivare a una rottura nella logica del tutto o niente ha potuto criticare quello che è stato inevitabilmente un compromesso, per altro più nella forma che nella sostanza. Fincantieri avrà, infatti il controllo di fatto della società francese e questo consentirà di avviare una strategia congiunta di rafforzamento sul mercato navale crocieristico a beneficio di ambedue le società.

Un insegnamento – e dei moniti – per il futuro
Le garanzie offerte al governo francese dalla società italiana sono in linea con quelle praticate a livello internazionale e con quelle già concordate ad inizio anno. Può destare qualche perplessità il lungo periodo transitorio (con l’1% delle azioni ‘prestato’ dallo Stato francese a Fincantieri per 12 anni), ma, considerando il lungo ciclo delle commesse e il consistente portafoglio ordini di ambedue le imprese, ciò non sembra particolarmente penalizzante.

Fincantieri non solo avrà il 50% delle azioni (senza la compresenza di una banca italiana prevista a primavera), ma anche una serie di diritti speciali che le garantiranno di potere svolgere il ruolo di partner industriale di riferimento. L’altro 50% sarà diviso fra Stato francese, Naval Group e dipendenti, a conferma che si tratterà di ‘presenze di garanzia’.

Sgomberato il campo da una vicenda che poteva anche non nascere, resta l’amara constatazione che, purtroppo, il tema degli investimenti esteri è troppo spesso strumentalizzato a fini politici, anziché essere gestito con grande prudenza e puntando a tutelare interessi nazionali essenziali. All’interno dell’Unione europea, poi, questa prudenza dovrebbe essere anche maggiore per non danneggiare il processo di integrazione del mercato europeo, di cui abbiamo tutti bisogno se non vogliamo scomparire in un mondo sempre più globalizzato.

Approfondimento congiunto nel settore navale militare
A Lione si è anche riconosciuto che tutt’altra storia è raggiungere un accordo nel campo del settore navale militare e, pertanto, si è deciso di avviare un approfondimento congiunto da realizzarsi nell’arco dei prossimi nove mesi. Si sono così raffreddati i facili entusiasmi di quanti sembravano credere, soprattutto in Italia, che una simile operazione potesse essere realizzata già durante l’estate.

Ovviamente vi sono valide ragioni per esaminare questa prospettiva che porterebbe a costituire il principale gruppo europeo e uno dei primi al mondo, capace di fornire navi militari e sottomarini altamente competitivi. Un risultato che avvantaggerebbe i due Paesi e l’Europa della Difesa sul piano industriale, tecnologico, operativo, politico militare. Ma che deve partire da quattro chiari presupposti:

  • La pariteticità perché sono in gioco gli interessi essenziali di ambedue i Paesi. Per l’Italia è ancora più importante, visto che il settore navale, insieme all’elicotteristica, all’addestramento aeronautico e allo spazio, è una delle poche nostre aree di eccellenza tecnologica. Quindi, possiamo accettare di condividerne il controllo, non di essere gregari.
  • La simmetria industriale fra le due società italiana e francese che, attraverso una progressiva convergenza, dovrebbero cominciare ad operare congiuntamente. L’ormai ventennale esperienza europea delle joint-venture nel campo della difesa ha dimostrato che più sono omogenei i perimetri delle attività e più sono vicine le dimensioni meno problemi si presenteranno e, comunque, meno difficile sarà accordarsi sulle soluzioni. In quest’ottica il perimetro delle attività da condividere non può riguardare solo la cantieristica, perché Naval Group ha al suo interno anche le capacità di sviluppare il ‘cuore’ elettronico di una moderna unità navale e di integrarvi tutti i sistemi elettronici e gli armamenti di cui è dotata e, inoltre, controlla le attività siluristiche francesi. In Italia queste capacità sono suddivise fra Fincantieri e Leonardo, tanto è vero che le unità della nostra Marina sono realizzate da un consorzio fra le due.
  • Una governance chiara ed efficace, vista come l’incubatrice dentro cui il nuovo gruppo industriale potrà serenamente crescere e rafforzarsi. È evidente che, alla lunga, bisognerà progressivamente misurarsi col mercato e le sue regole, ma meglio farlo su basi solide. Questo significa non lasciare ombre e dubbi sulle strategie, la presenza sui mercati esteri, la ricerca e l’innovazione, la scelta dei fornitori, ecc.
  • Un forte sostegno dei due Stati, espresso sia intervenendo direttamente, per lo meno nella fase iniziale, nell’assetto proprietario, sia, soprattutto, avviando nuovi programmi congiunti per la costruzione di nuove navi perché, senza carburante, anche il migliore motore non porta da nessuna parte. Attualmente i due Paesi si sono accordati per realizzare due innovative unità armate per il supporto logistico. Altre potrebbero seguire e trasformarle in uno standard europeo. Inoltre, le fregate italo-francesi per la difesa antiaerea Orizzonte necessitano di un esteso aggiornamento per far fronte alle nuove minacce (rpas e missili). Infine, ambedue i Paesi hanno bisogno di unità polivalenti per il pattugliamento non solo dei loro confini, ma anche di quelli dei Paesi amici e per le operazioni di controllo del traffico navale. Servono navi della dimensione della nostra vecchia classe Maestrale, che siano, quindi, gestibili e utilizzabili quando non servono le nuove più grandi unità in costruzione. In questo caso, oltre tutto, si potrebbe allargare il programma e, anche con fondi europei, arrivare ad una classe di pattugliatori europei.

Se in Italia si privilegeranno gli interessi nazionali, anziché quelli dei singoli gruppi industriali, potremmo in breve tempo essere in grado di trattare alla pari con gli amici francesi e, se ci sarà la comune volontà politica, di puntare su questo grande e ambizioso progetto di integrazione del settore navale militare. Ma, nel frattempo, il governo dovrebbe decidere una strategia nazionale e imporla a tutti gli attori. È questo il compito a casa che ci aspetta nei prossimi mesi.

Michele Nones, consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali

 

Tags:
difesaitaliafranciaaccordo navale

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