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Palazzi & potere
Elezioni 2018: le manovre di Renzi e Berlusconi per la Presidenza del Senato

Matteo Renzi non demorde. Dopo aver cercato di abolirlo Matteo Renzi punta dritto dritto al Senato, ma non solo per essere eletto in quanto parlamentare; l'idea dell'ex Presidente del Consiglio e attuale segretario PD è quella agguantare la seconda carica dello Stato per poter controllare da vicino eventuali, e probabili, maggioranze di larghe intese, scrive il Tempo. "Fidarsi è bene non fidarsi è meglio" è l'adagio che circola in questi giorni ai piani alti del Nazareno. Come dire che va bene fare accordi e sponsorizzare governi di larghe intese ma è sempre meglio controllarne da vicino l'attività politica e istituzionale. Cosa c'è di meglio dunque che la poltrona di Presidente del Senato? "L'idea sta circolando in questi giorni", spiegano dal Nazareno. "Matteo Renzi sta vagliando tutti i possibili scenari del post voto e la seconda carica dello Stato gli consentirebbe di tenere d'occhio l'attività di qualsiasi governo così come di avere un'interlocuzione forte con il Quirinale".

Non va dimenticato infatti, che "le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato". Un atout in più per un giovane politico come il segretario Dem che potrebbe chiederne la Presidenza proprio in nome di quelle 'Nazarene' larghe intese cui concederebbe l'ok se non dovesse esserne lui il Premier.


"C'è chi pensa che dopo il 4 marzo Renzi possa fare un passo indietro e lasciare la segreteria dem senza ottenere nulla in cambio ma le intenzioni del leader PD sono tutt'altre" raccontando fonti dem. "La disponibilità a lasciare il Pd ci sarebbe solo in cambio di una Presidenza altrettanto forte come appunto quella del Senato". Insomma, il Senato diventerebbe il 'fortino' dei renziani dal quale respingere le offensive avversarie e tenere d'occhio l'operato del governo, qualsiasi esso sia.


Al momento, continua il Tempo, stando al criterio di anzianità sarebbero tre fedelissimi del Cav in pole position per presiedere l'assemblea di palazzo Madama agli inizi della XVIII legislatura, in attesa cioè dell'elezione del nuovo Presidente: Alfredo Messina, il tesoriere di Forza Italia, poi Giancarlo Serafini e Giacomo Caliendo (sempre di Forza Italia) e solo dopo c'è il  capogruppo uscente del Pd, Luigi Zanda.


Tra i 'papabili' presidenti del Senato pro tempore va poi considerato anche Umberto Bossi, candidato con la Lega. Lo storico leader del Carroccio ha 77 anni e quindi per anzianità anagrafica batterebbe l'azzurro Caliendo e potrebbe toccare a lui - qualora venissero 'scartati' o non fossero eletti gli altri senatori più anziani - il compito di presiedere i lavori di palazzo Madama nei primi giorni della legislatura, sempre che il Senatur per eccellenza non rinunci all'incarico.

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elezioni 2018presidenza senatosenatomatteo renzisilvio berlusconi

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