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Fake news: Berlusconi ossessionato da Beppe Grillo e dal M5S

Fake news. Berlusconi parla sempre di Beppe Grillo e M5S ma "è stato il suo governo ad aver impoverito il ceto medio" spiega Elio Lannutti

Di Elio Lannutti
Fake news: Berlusconi ossessionato da Beppe Grillo e dal M5S
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Silvio Berlusconi, incandidabile fino al novembre 2019 per la definitiva condanna di frode fiscale del 1 agosto 2013 dalla Cassazione, dopo aver scontato 10 mesi e mezzo di affidamento ai servizi sociali ed essere interdetto dalla legge Severino – la cui applicabilità retroattiva è contestata dai suoi legali che sono ricorsi alla Corte di Strasburgo-  ha presieduto 4 governi (il primo dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995; il secondo dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2006; il terzo dal 23 aprile 2005 al 17 maggio 2006; l’ultimo -il quarto- dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011, quando venne commissariato dalla Troika e sostituito dall’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con Mario Monti), che qualcuno ha definito un “Golpe chiamato Rating”.

I Governi di Berlusconi ed i partiti suoi fedeli alleati, in primis la Lega Nord, hanno quindi  governato l’Italia per 3.337 giorni, 111 mesi, 9,2 anni, contribuendo allo sfascio dell’Italia, ai primi posti per corruzione, tra gli ultimi per libertà di stampa (le due facce della stessa medaglia); all’aumento della disoccupazione (specie quella giovanile al 34%, al sud del 65%); al disastro del debito pubblico, arrivato a 2.284 mld di euro a settembre 2017, cresciuto col ministro Padoan (che aveva giurato di ridurlo) ed i governi Renzi e Gentiloni di 177 mld (da 2017 del febbraio 2014) al ritmo di 4,2 miliardi di euro al mese, gravando per 95.166 euro per ogni nucleo famigliare, 38.000 euro per ogni abitante, con una tassa strisciante, aggiuntiva ed occulta pro-capite a carico di ognuno dei 60 milioni di residenti pari a 2.720 euro, in aggiunta alle tante stangate a danno delle famiglie e dei cittadini.

   Ossessionato da Beppe Grillo e dal M5S, l’ex presidente del Consiglio Berlusconi, il cui governo era in carica durante il cambio della moneta lira/euro, sproloquia su sfide diverse dal passato, non  più contro la sinistra (con la quale dopo aver stipulato il ‘Patto del Nazareno’ è pronto ad allearsi), ma contro un pericolo ancora più grave, il ribellismo, il pauperismo, il giustizialismo dei grillini, vaneggiando concretezza, serietà, l'etica del fare, la responsabilità dei risultati. ‘Non siamo professionisti della politica, ma donne e uomini che hanno dimostrato di saper realizzare obbiettivi concreti, diversamente dai veri professionisti della politica (SIC), perché non hanno mai fatto altro nella vita, vivono di questo, applicano alla lettera le pericolose teorie di un vecchio comico’- ha rincarato il teorico dell’evasione fiscale e dei ristoranti pieni.

   "Noi abbiamo un programma che farà ripartire l'Italia partendo da un taglio generalizzato delle tasse, dalla flat tax fissata ad un'aliquota conveniente per tutti, dall'abolizione delle tasse sulla prima casa, sulla prima auto, sulle donazioni e le successioni. Loro – il nemico da abbattere con la macchina del fango di giornali e Tv- distruggerebbero l'Italia, il ceto medio in particolare, con un'ondata di nuove tasse, patrimoniale tasse sulla casa, un'imposta di successione fino al 45%”.

   Posto che la flat tax, (in italiano tassa piatta, uniforme o forfettaria) ideata per la prima volta nel 1956 dall’economista statunitense Milton Friedman, ripresa nel 1985 da Alvin Rabushka, come un sistema tributario basato su di un’unica aliquota fissa, che trova applicazione sia ai redditi societari che a quelli maturati in capo alle persone fisiche, a misura di ricchi e stranieri, rappresenta l’ennesima violazione dei diritti sociali foriera di maggiore disuguaglianze ed ulteriore impoverimento delle famiglie, per scardinare la progressività dell’imposizione sancita dall’art.53 della Costituzione che recita: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, ossia chi più ha, più deve pagare, attribuire la distruzione del ceto medio al M5S, con un’ondata di nuove tasse, è una balla spaziale, una fake news mal riuscita.

   Berlusconi, che presiedeva il secondo governo (11 giugno 2001-23 aprile 2006), è tra i maggiori responsabili della rapina del secolo, avvenuta dal 1 gennaio 2002 con l’introduzione dell’Euro, che ha massacrato proprio quel ceto medio che a parole dice difendere, con gli omessi controlli su prezzi e tariffe, allegramente aumentati col changeover con la sua diretta complicità, con la lista di cento prodotti, i cui prezzi fissati nel dicembre 2001 (ultimi giorni di vita della lira), vennero  rincarati vertiginosamente, svuotando e saccheggiando le tasche delle famiglie che hanno subito i prezzi, come ad es. la penna a sfera,  aumentata del + 207,7%, seguita dal tramezzino (+198,7%), dal cono gelato con (+159,7%), la confezione di caffè da 250 grammi (+136,5%), il supplì (+123,9%), un chilo di biscotti frollini (+113,3%), la giocata minima del lotto (+ 97,8%).

    Dall’ingresso nell’euro infatti, avvenuto senza alcun controllo nel gennaio 2002 con il Comitato Euro che assecondava gli aumenti ed il governo Berlusconi, che a differenza di tutti gli altri Paesi, ha impedito la doppia pubblicazione dei listini prezzi lira/euro (solo per 2 mesi fino al 28 febbraio 2002, mentre in Francia è tuttora vigente), si è registrata una perdita del potere di acquisto, che anche le statistiche ufficiali sono costrette a riconoscere, pari 997 euro in media annui per ogni famiglia (24 milioni), con un vero e proprio trasferimento di ricchezza stimato in 358,9 miliardi di euro, dalle tasche dei consumatori a quelle di coloro che hanno avuto la possibilità di determinare prezzi e tariffe, al riparo dai dovuti controlli delle inutili, forse contigue, autorità di settore.

  Il crollo dei consumi e le sofferenze economiche degli italiani, che ha colpito anche il ceto medio ed i redditi che potevano essere definiti dei “benestanti” nel 2001,è dimostrato inconfutabilmente dallo studio Adusbef sulla capacità di spesa (Cds), un indicatore economico che misura i redditi con il potere di acquisto, pari in Italia a 119 nel 2001,tra le più elevate dei paesi europei superata da Inghilterra (120); Svezia (123); Belgio (124); Austria (126); Danimarca (128); Olanda ed Irlanda (134); Lussemburgo (235); più elevata di Francia; Germania e Finlandia (116). Nel 2015 l’Italia (-16,8%) guida la classifica negativa della capacità di spesa (Cds) ridotta di 20 punti ed attestata a 99; al secondo posto la Grecia (-13,8% la Cds che passa da 87 a 75); al terzo il Regno Unito (-8,3% con la Cds a 110.

Gli ‘Osservatori’ dei consumatori registravano anche l’aumento dei costi delle abitazioni, problema gigantesco per le famiglie italiane, sia relativamente all’acquisto che per l’affitto ed il costo mensile complessivo, registrando 25 anni di stipendio nel 2016  per comperare un appartamento di 90 metri quadri, che nel 2001 costava 15 anni di stipendio medio, a conferma di un aumento vertiginoso dei prezzi con la successiva bolla immobiliare speculativa, sempre a danno del ceto medio.

  I governi degli ultimi 20 anni, disegnati a misura di eurocrati, cleptocrati,  banchieri coi quali sono sempre andati a braccetto, che hanno distrutto la ricchezza delle famiglie, per ingrassare i soliti manutengoli del potere economico, monopolisti delle bollette e dei pedaggi, ed hanno scippato anche la speranza di futuro ai giovani talenti costretti ad emigrare, perfino a quelle masse di invisibili disperati, che nel 2001 appartenevano al ceto medio e 15 anni dopo sono costretti ad affollare le mense della Caritas, solo per sfamarsi con un pasto caldo, non hanno alcun titolo per dare lezioni ad un grande movimento che ha le carte in regola per candidarsi alla guida dell’Italia, per rappresentare esigenze e bisogni di lavoratori, pensionati, artigiani, insegnanti, piccoli imprenditori, partite Iva, famiglie, intellettuali, professionisti, ceti popolari, tutti traditi da una classe politica avida, priva di visione, che ha calpestato ogni valore di etica, moralità pubblica, e gli inderogabili principi per chi governa la ‘cosa pubblica’, di perseguire il bene comune e l’interesse generale.

 

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