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Giudice Imposimato: arriva la petizione per intitolargli una strada a Roma

Ferdinando Imposimato è stato uno dei più importanti giudici italiani

Di Elio Lannutti
Giudice Imposimato: arriva la petizione per intitolargli una strada a Roma

In ricordo di Ferdinando Imposimato, firmate la petizione per intitolargli una strada a Roma

https://www.change.org/p/sindaca-di-roma-virginia-raggi-intitolare-una-via-al-giudice-ferdinando-imposimato

 

   Ferdinando Imposimato – come si legge nella petizione al sindaco di Roma Virginia Raggi, che chiede di dedicargli una strada nella capitale- “è stato uno dei più grandi giudici d'Italia, si è occupato della lotta a cosa nostra, alla camorra e al terrorismo in Italia: è stato infatti giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978, l'attentato a papa Giovanni Paolo II del 1981, l'omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Parlamentare per tre legislature e membro della commissione antimafia ha incentrato la sua attività da parlamentare sulla lotta al terrorismo, alla mafia e alle criminalità organizzate”.

    Negli ultimi 3 anni ci siamo visti e frequentati  spesso con Ferdinando, per mettere a punto comuni battaglie giuridiche a tutela dei più deboli, specie sui risparmiatori espropriati da Bankitalia e dallo Stato con il disastroso bail-in, approvato in Europa all’insaputa dell’ex Presidente  del Consiglio Matteo Renzi, dal Governatore di Bankitalia Ignazio Visco e dal ministro dell’Economia Padoan e dai decreti salva-banche di Gentiloni, contro il quale dovevamo mettere a punto a gennaio 2018 un ricorso civile con eccezione di costituzionalità, ritendo una gravissima violazione dell’Art.47 della Costituzione, la negazione di rivalsa dei truffati, sia sui vecchi bancarottieri che sui nuovi banchieri, con lo scudo della manleva governativa, che giudicava un gravissimo abuso di diritto ed un obbrobrio giuridico.

   Una delle ultime iniziative, la petizione che insieme avevamo lanciato su Change.Org. per chiedere  che il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, non venisse rinnovato nell’incarico dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri, per l’incapacità di prevenire crac e dissesti bancari, che hanno bruciato 110 miliardi di euro nelle ultime 7 bancarotte di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, MPS, gettando sul lastrico 350.000 famiglie espropriate da Bankitalia e dallo Stato (bail-in), alle quali sono state sottratte risparmi costati sudore, sacrifici e rinunce di intere generazioni.

   “Il pubblico risparmio è garantito dall’art.47 della Costituzione: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito”. Sarebbe offensivo per milioni di truffati ed usurati dalle banche, rinnovare il mandato al Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, soprattutto dopo gli ultimi crac quantificati in circa 110 Miliardi euro; il mancato rimborso o compensazione dell’anatocismo illegale; l’omesso intervento su prassi usurarie che spesso generano la chiusura di aziende sane, floride, fallimenti e disperazione”.

     Si era occupato con passione anche della misteriosa morte di David Rossi, dopo aver acquisito e letto la corposa documentazione inviata dall’avv. Luca Goracci, difensore della vedova Antonella Tognazzi e della figlia Carolina, ripetendo e motivando a me ed al portavoce del M5S della Camera dei Deputati Daniele Pesco, col quale avevamo seguito la terribile tragedia nei frequenti  incontri a pranzo nel ristorante Leonetti di Via Farini,62 a Roma, sotto la sede Adusbef e nelle successive discussioni, che non poteva trattarsi di suicidio in base alla sua quarantennale esperienza di magistrato, di legale di molte vittime di ingiustizia ed errori giudiziari, in qualità di docente di procedura penale alla facoltà di scienze forensi diretta dal prof. Francesco Bruno (Università La Sapienza di Roma dal 2002 fino al 2014), di scienze della investigazione (Università dell'Aquila, cattedra di diritto penale).

   Recita ancora la petizione: “Era stato inoltre scelto per il riconoscimento di "simbolo della giustizia" dall'ONU, in occasione dell'anno della gioventù. Nel 1984 viene designato dalla rivista francese Le Point Uomo dell'Anno-Giudice Coraggio e riceve il premio dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa per avere proseguito le sue battaglie al servizio della giustizia nonostante le minacce ricevute e l'assassinio del fratello. Nel 1985 il Times di Londra gli dedica una intera pagina definendolo lo scudisciatore della mafia. La rivista Reader's Digest gli dedica un servizio per le sue inchieste su terrorismo e mafia. Nello stesso anno un libro dell'ONU lo sceglie, nell'anno della gioventù, come "Il Simbolo della Giustizia". Il 2 giugno 1999, il Presidente della Repubblica lo nomina "Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana" su proposta dell'allora Presidente del Consiglio dei Ministri. Il 2 gennaio 2018 lascia un vuoto incolmabile, ora chiediamo che gli sia intitolata una via affinché resti per sempre il ricordo di un giudice integerrimo difensore della legalità e della Costituzione”. 

 

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