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Palazzi & potere
Governo, il vero problema sono i 5Stelle: ecco perchè

Le analisi politiche sono fatte, di solito, sulla base degli avvenimenti che si sono verificati, al massimo, il giorno precedente, scrive Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi. Questo approccio, del tutto legittimo, intendiamoci, serve ai politici ai quali torna comodo poter cancellare le orme del loro percorso che si sviluppa inevitabilmente a zig zag, dato che sono sempre alla ricerca delle loro possibili utilità, che sono sempre momentanee. Ma questo approccio è sempre deleterio quando viene utilizzato dagli analisti politici terzi (i pochi che restano su piazza). Per spiegare come stanno le cose e soprattutto come esse si svilupperanno è invece importante individuare e mettere in evidenza i trend.

Da questo punto di vista si capisce subito che il M5s (che è stato utile per scuotere un corpaccione politico inetto, parolaio, ombelicale e autocompiaciuto ma anche paralizzato) non solo, dicevo, il M5s si è rivelato inadatto ad assumere responsabilità di governo ma è anche capace di trascinare nel suo gorgo masochistico qualsiasi forza politica che si allei con esso per il governo del Paese.

Chi (e sono tanti) alla fine dell'ingloriosa alleanza giallo-verde (grillini e leghisti) ha ritenuto di tentare una nuova alleanza (quella fra Pd e M5s) non teneva conto, non solo della impossibilità di governare con i grillini un paese occidentale a economia sviluppata ma anche del fatto che, nel frattempo, cioè dopo aver visto in azione i grillini al governo, ben 6 milioni di elettori avevano ritirato il loro voto precedentemente concesso ai pentastellati, facendo passare il M5s dal 32% delle elezioni politiche del 4 marzo 2028 al 17% delle elezioni europee del 27 maggio 2019.

Un tracollo di questo tipo, mai verificatosi in così breve tempo in nessuna libera elezione politica di quest'ultimo dopoguerra in qualsiasi paese europeo, manda un messaggio democratico perentorio e chiarissimo. Sei milioni di elettori infatti hanno detto, attraverso le urne, che riconoscono di essersi sbagliati a votare in precedenza l'M5s e hanno quindi trascinato questo movimento dal primo al terzo posto nella graduatoria dei partiti che è uscita dalle urne.

Questo trend rovinoso per i pentastellati è stato successivamente confermato e ingigantito nelle elezioni regionali in Umbria. La sostanza di questo trend è che gli elettori italiani che avevano votato i pentastellati, dopo averli visti in azione, si sono ricreduti e hanno invitato perentoriamente gli esponenti di questo partito a farsi in disparte, avendo fallito la loro missione di governare.

Invece, per ragioni utilitaristico-politiche, che si riassumevano nel desiderio di impedire al centrodestra di diventare la coalizione di maggioranza in caso di elezioni anticipate, si è preferito promuovere l'alleanza contro natura con un partito (il Pd) che ha certo i suoi problemi ma che è anche risolutamente europeo e parteggia per lo sviluppo economico del Paese. Il Pd infatti, al pari degli altri partiti moderni di stampo occidentale, sa perfettamente che senza sviluppo economico (cioè senza l'aumento del pil) non ci può essere nemmeno una socialità compatibile con quell'equilibrio che è, a sua volta, il solo generatore di una durevole politica di ripartizione delle risorse ai più deboli della società, senza per questo alimentare una deriva di tipo venezuelano.

Per tirar fuori dalle secche del mancato sviluppo un Paese come l'Italia che da vent'anni è fermo dal punto di vista della crescita e che, adesso che la recessione investe anche paesi un tempo floridi come la Germania (alla quale destinavamo una grossa e qualificata parte delle nostre esportazioni), è ancora più a rischio, si dovrebbe dare benzina al motore dello sviluppo, promuovendo quegli investimenti pubblici già progettati, già finanziati e, alle volte, anche già appaltati che invece il M5s cerca di bloccare.

Il centro siderurgico di Taranto è stato liquidato con una votazione notturna al Senato in una commissione presieduta da una pd che, ingenua, non aveva visto arrivare nulla. La Gronda Nord, cioè la circonvallazione di Genova, è già stata ribloccata. Gli inceneritori non si possono costruire e Zingaretti, pur di tenersi buono Di Maio, rinuncia a promuoverli.

In questo bailamme da fine impero non mancano ovviamente i pentastellati tupamaros che, dopo aver bloccato l'Ilva (che sembrava invece risolutamente incamminata sul percorso del risanamento), sperano di riuscire a mettere una zeppa anche alla Tav. Alitalia inoltre, dopo una costosissima agonia nella quale sono coinvolti tutti i partiti che sono stati al governo negli ultimi vent'anni, anziché accettare la soluzione Lufthansa, potrebbe sopravvivere, stando ai pentastellati, con la nazionalizzazione (nel 2019!), cioè con una colossale iniezione di denaro pubblico prelevato dalla Cassa depositi e prestiti che, se questo delirante disegno dovesse essere completato, da salvadanaio degli italiani diventerebbe una mucca da mungere fino al suo sfinimento.

Intanto i navigator stanno facendo il loro lavoro. Essendo essi stessi stati raccolti alla meno peggio quando erano disoccupati è difficile che trovino il lavoro per altri. Infatti, per ingannare il tempo, intervistano gli aspiranti al posto e che, al momento, sono anche godenti dell'assegno del reddito di cittadinanza (campa cavallo). In un'inchiesta giornalistica del Corsera è stato chiesto a questi navigator che industrie hanno contatto per trovare i posti che dovrebbero offrire. Essi hanno risposto che per il momento fanno riempire i questionari e solo dopo cercheranno le aziende.

Una maggioranza di questo tipo non ha funzionato con la Lega e non sta funzionando nemmeno con il Pd. È inutile che coloro che la sostengono si illudano. I partiti che lavorano con il M5s perdono le loro idee, la loro fisionomia. D'altra parte, per non far vincere la Lega non si può andare alle elezioni (che sarebbe l'ipotesi più ragionevole allo stato dei fatti). E anche nel Pd, Zingaretti e Renzi vedono l'appuntamento con le urne come un incubo anche se per motivazioni diverse e fra di loro confliggenti.

L'ipotesi delle elezioni anticipate sarebbe, dicevamo, quella più democraticamente corretta perché con esse si conferirebbero ai 6 milioni di persone che hanno rifiutato il voto al M5s, dopo averglielo dato un anno prima, di decidere un nuovo assetto politico nazionale alla luce del loro cambiato orientamento.

Non potendo, per i motivi già esposti, fare le elezioni anticipate, l'unico modo per tentare di riavviare il paese è, a questo punto, un'alleanza fra il Pd e il centrodestra. Questa sarebbe sicuramente un'alleanza inusitata. Ma anche sicuramente più praticabile di quella con l'M5s che pure è stata varata con nessuna preoccupazione da parte del Pd e che adesso si vede dove ha portato il Paese. E non è che l'inizio.

Agli stomaci di sinistra che hanno digerito, come se fosse un uovo sodo, un partito antisistema come il M5s, convinti di cambiarlo con un gioco di destrezza (e invece sono stati cambiati) il centrodestra sarebbe sicuramente un boccone molto più facile perché fra i due raggruppamenti ci sono delle vaste aree di contiguità.

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