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Palazzi & potere
Ilva di Taranto: così muore la credibilità italiana nel mondo

Il gigante dell'acciaio indo-europeo Arcelor-Mittal, scrive Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi, ha annunciato che si ritira alla ex Ilva di Taranto. Con una nota ha riferito di aver inviato ai commissari straordinari «una comunicazione di recesso dal contratto e risoluzione dello stesso». Il messaggio conferma che il M5s è un movimento pericoloso per l'Italia. Se ne sono accorti, del resto, anche gli italiani che, in poco più di un anno, gli hanno voltato, in massa, le spalle. M5s, infatti, in un solo anno (dal 4 marzo 2018 alle ultime elezioni europee) ha perso 4,5 milioni di voti. Un'autentica frana mai verificatisi prima, in queste proporzione, non solo in Italia ma nemmeno in Europa, in un così ristretto periodo di tempo.

Il Pd, invece, in questo stesso intervallo, ha perso solo 100 mila elettori (passando da 6,1 a 6 mln di voti). La Lega invece ha quasi raddoppiato (in un solo anno, ripeto) i suoi voti passando da 5,7 a 9,1 mln di consensi). In una democrazia normale, dopo questi risultati, il M5s avrebbe dovuto essere respinto all'opposizione e la Lega avrebbe dovuto prendere l'iniziativa di trovare una soluzione per formare un nuovo governo o, in mancanza, si sarebbe dovuti andare alle elezioni anticipate per cercare di affidare agli elettori il compito di risolvere questo busillis, altrimenti inestricabile.

Invece, per risse domestiche, interne al Pd, ed esiziali per l'intero Paese, l'M5s, cioè il partito maciullato alle elezioni europee e poi ridotto ai minimi termini nelle successive elezioni regionali in Umbria, per una allucinante eterogenesi dei fini, è stato quello che ha preso il pallino politico in mano e ha conservato per sé il ruolo del presidente del consiglio. E ciò è avvenuto dopo che in Umbria gli elettori hanno democraticamente massacrato l'M5s a suon di voti. Gli stessi hanno premiato i suoi avversari. In questa regione infatti il M5s non solo si è ridotto al mortificante 7,4% ma si è fatto battere addirittura da Fratelli d'Italia (10,4%). Ed è anche stato letteralmente stracciato dalla Lega di Salvini che, con il 37% dei voti, ha triplicato i suoi consensi.

La conclusione di questa duplice tornata elettorale è stata chiara. Essa ha fatto sapere a tutti che gli elettori italiani che, per protesta contro un establishment incapace, avevano votato l'M5s, sperando di ottenere qualcosa di meglio, dopo aver visto in funzione i pentastellati gli hanno brutalmente, massicciamente e bruscamente voltato le spalle, liquidandolo definitivamente e riducendolo a un peso che era dei socialdemocratici ai tempi di Saragat, un'inezia, destinata, al massimo, a fare da stampella a un partito maggiore. Invece il partito più forte, più robusto, più strutturato (il Pd, che, come si sa, «viene da lontano») anziché diventare il pivot di una nuova alleanza di governo, si è prestato a fare da stampella alla stampella. Con risultati che, se non fossero terribili per il paese, sarebbero esilaranti.

Infatti il M5s, nonostante fosse stato ridotto dagli elettori ai minimi termini, non ha attenuato la sua politica suicida della decrescita da lui definita felice. Anzi, l'ha quasi provocatoriamente aggravata, conducendo spesso sulle sue posizioni un Pd abbacchiato e remissivo che, anziché essere trascinato, suo malgrado, dall'alleato inaffidabile nella corsa verso il baratro, si è anche messo a cavalcarlo per facilitargli l'impresa. Ad esempio, il Pd ha condiviso la linea del blocco di termovalorizzatori in Italia e quindi ha puntato sull'esportazione (a nostre spese) dei rifiuti mentre una città ecologicamente-faro come Copenhagen ha rivoluzionato il suo ciclo dei rifiuti, inaugurando, proprio la scorsa settimana, un imponente o modernissimo termovalorizzatore sul cui tetto è stata addirittura realizzata una pista di sci tra l'altro realizzata da un'industria lombarda.

Anche a proposito della Xylella, un parassita che sta decimando le coltivazioni di ulivo, il Pd, incurante del ridicolo, si è affiancato al M5s che è contrario all'espianto degli ulivi infetti, che viene fatto in difesa di quelli che non sono stati ancora investiti dal parassita. Il risultato di questa miopia, certificato anche da autorità internazionali, è che, non volendo abbattere diecimila ulivi, adesso l'infezione si è diffusa a milioni di piante, arrivando (è stato certificato anche questo) nelle coltivazioni della Costa Azzurra e in quelle della Slovenia che stanno, non a caso, attivando cause per danni contro l'Italia. Infatti le piante ammalate non si guariscono abbracciandole ma curandole con metodi efficaci (come avvenne, a suo tempo, con le viti, quando esse furono investita dalla filossera che sembrava imparabile e che invece venne debellata con la geniale tecnica degli innesti su ceppo americano che si era dimostrato resistente a questo tipo di fitopatologia) e non con esoterismi da mago della pioggia.

Per dimostrare che i pentastellati (i pochi che sono rimasti nel Paese anche se nel Parlamento restano ancora tanti) per dimostrare, dicevo, che i pentatellati non cambiano idea nemmeno quando sono bastonati dagli elettori, il giorno dopo la Waterloo dell'Umbria, un ministro grillino ha annunciato che avrebbe bocciato la seconda pista di Fiumicino, dell'aeroporto cioè che serve Roma e che quindi alimenta il flusso internazionale di turistico sulla capitale che sta alla base del mantenimento e della crescita di un gran numero di posti di lavoro che, di fronte a questa strettoia, rischia di volatilizzarsi.

Un altro esponente del M5s, di fronte all'annuncio, avvenuto 15 giorni fa, da parte del ministro pd delle infrastrutture, che sarebbero subito iniziati i lavori della cosiddetta Gronda Nord (cioè la circonvallazione di tipo autostradale che dovrebbe togliere a Genova il cappio del traffico pesante Est-Ovest che la sta soffocando e che è stato anche la causa concomitante del crollo del ponte Morandi sul rio Polcevera) ha subito sentito un no sonoro e provocatorio del M5s per cui ha subito ritirato il suo programma nonostante che quest'opera indispensabile sia già stata progettata, finanziata e in gran parte appaltata. Anche questa vicenda dimostra che il Pd (che oggi pesa elettoralmente tre volte il M5s) si fa mettere i piedi sulla pancia dai pentastellati che continuano a suonare la musica che piace loro e che sta mettendo in ginocchio il paese.

Infatti nel giorno in cui Arcelor-Mittal rinuncia al risanamento, alla modernizzazione e al rilancio dell'acciaieria di Taranto, l'Istat ha certificato che il Mezzogiorno d'Italia è in piena e consolidata recessione. È un'area cioè che avrebbe bisogno di nuovi posti di lavoro. Mentre Pds e M5s, uniti, distruggono anche i 14 mila posti (diretti e indotti) dell'acciaieria pugliese. Che cosa chiedeva Arcelor-Mittal e che, non essendogli stato concesso, è stata indotta a lasciare tutto? Chiedeva che durante i lavori di ristrutturazione e risanamento (concordati nelle modalità e nei tempi) non fosse penalmente perseguibile per mancanze dovute alle gestioni precedenti e per l'eliminazione delle quali, Arcelor-Mittal stava dandosi da fare con le tecniche più avanzate e gli investimenti necessari. In un primo momento sembrava che questo ragionevole scudo le fosse stato concesso ma adesso, improvvisamente, tutto è stato rimesso in discussione dal M5s con un Pd che fa da spettatore. Il risultato non è solo che chiude una delle poche grandi realtà industriali del Sud ma a che l'affidabilità dell'Italia rispetto ai grandi investitori internazionali si è quasi spenta, ridotta e saranno sempre meno i capitali che sceglieranno l'Italia come destinataria delle loro iniziative. I capitali, si sa, si avvicinavo con il passo della tartaruga ma si allontano con quelli della lepre. Il modello Venezuela, se si va avanti così, è dietro alla porta.

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