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Palazzi & potere
L'Unione europea è formata da 28 paesi ma su di essa comandano soltanto due

«La Ue è una cosca franco-tedesca gestita da faccendieri lussemburghesi». Questa frase, semplice e icastica, rappresenta, purtroppo esattamente, la situazione dell'Unione europea così come essa ha funzionato sinora. La Ue infatti, scrive Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi, è una unità politico-istituzionale composta da 28 paesi con 510 milioni di abitanti (gli Usa, di abitanti, ne hanno 327 milioni) e con un pil uguale agli Usa (le due aree sono, ciascuna, sui 19.300 miliardi di dollari). Questo immenso conglomerato economico-istituzionale, rappresentato dal Vecchio continente, viene però, di fatto, guidato solo da due paesi: Germania e Francia. L'alleanza, che sino agli anni 80 veniva detta franco-tedesca, adesso è, più esattamente, rappresentata dalla definizione di tedesco-francese visto che nel biturbo europeo il motore francese è sempre meno importante e potente di quello tedesco.

Ma chi è che ha detto che la «Ue è una cosca franco-tedesca gestita da faccendieri lussemburghesi»? Non certo Salvini e nemmeno un sovranista di altri paesi. L'ha detto un rilevante candidato alla prossime elezioni per il Parlamento di Strasburgo che si presenta addirittura nella lista +Europa capitanata da Emma Bonino. Che è la lista più genuinamente europea fra quelle che si presentano alle prossime elezioni. Questa frase urticante (che però non è frutto di odio ma di speranza per un'Europa unita più democratica ed efficace) è stata detta dal famoso storico dell'arte Philippe Daverio che, fra tutti i candidati italiani, è sicuramente il più europeo di tutti. Nel Dna, addirittura.

Daverio infatti è nato 70 anni fa a Mulhouse, nell'Alsazia oggi francese, un'area di confine fra la Francia, la Germania e la Svizzera ma che è stata a lungo contesa, stiracchiata anzi, a suon di guerre devastanti, tra la Francia e la Germania. Daverio quindi nasce bilingue (francese e tedesco) poi apprende l'inglese e quindi arriva in Italia dove si laurea in economia alla Bocconi. Pur avendo mantenuto la cittadinanza francese, Daverio che, come pochi, è europeo di testa, da quasi mezzo secolo vive in Italia dove ha espresso il meglio della sua professionalità e cultura che è davvero enciclopedica e umanistica. Molto simile, per rendere l'idea, a quella descritta da Umberto Eco con Il nome della rosa e da Margherite Yourcenar nella sua non meno famosa Opera al nero.

La critica di Daverio quindi non è contro la Ue ma è a favore della Ue. Lui, come il partito dal quale si è candidato, vogliono + Europa. Ma Daverio sa, pertinentemente, che questa Unione europea dei poteri forti in mano per di più a poche persone può sopravvivere agli abusi del passato (che ci sono stati perché sono stati sopportati da chi doveva reagire, pretendendo da Germania e Francia gli spazi che gli competevano). La Ue può sopravvivere alle tensioni che la stanno dilaniando solo se saprà riformarsi, diventando più democratica e quindi più espressiva degli interessi variegati dei molti paesi che la costituiscono.

E per iniziare a riformare l'Europa bisogna cominciare col rompere l'asse tedesco-francese egemone, che, esistendo, costituisce la palese negazione dello lettera e dello spirito dell'Unione europea. Sembra infatti impossibile che sinora sia stato tollerato dagli altri 26 paesi del Vecchio continente il fatto, ad esempio, che una settimana prima della riunione del Consiglio europeo che, riunendo i capi di stato e di governo di tutti i paesi della Ue è il massimo organo politico della Ue stessa, si riuniscano pubblicamente e ufficialmente il premier tedesco e il presidente della Francia per decidere il comportamento che dovranno tenere gli altri 26 paesi, nella riunione plenaria successiva. Francia e Germania si sentono così impuniti che non organizzano nemmeno il loro incontro in separata sede, dietro le quinte ovattate della diplomazia e lontano dagli occhi dei media. No, lo fanno in modo pubblico e ufficiale, certi (perché è stato sempre cosi e non c'è mai stata alcuna reazione), certi, dicevo, che gli altri paesi, per rendere efficacemente l'idea, amano essere cornuti e mazziati. Questa circostanza non è più tollerabile e chi vi si oppone, in questo caso Daverio, non è uno scapestrato sovranista ma un democratico che propone riforme per impedire il crac di un organismo istituzionale necessario, prezioso, indispensabile, ma che si è indebolito nei suoi pilastri portanti.

Per avere un altro esempio tangibile dall'inaccettabilità di questo tipo elitario e fazioso di gestione dell'Unione europea basterà ricordare la vicenda dell'ultima visita del premier cinese Xi Jinping in Europa nelle sue due tappe in Italia e in Francia. Agli occhi di Parigi (non degli altri paesi europei) l'Italia ha avuto il torto di ospitare per prima il leader cinese, accogliendolo anche (per merito di Mattarella, bisogna riconoscerlo) con degli onori che da tempo non si tributavano a nessuno leader straniero e schierando addirittura l'emozionante squadrone dei corrazzieri a cavallo, in una piazza mozzafiato come quella del Quirinale e in una sede difficilmente eguagliabile al mondo dato che, non a caso, era stata la residenza papale negli anni inimitabili del Rinascimento.

Quelle immagini sontuose e affettuose, diffuse in tutto il mondo e, in particolare, da tutti i mezzi di comunicazione cinesi, hanno fatto scattare l'invidia da parte di Macron che ha subito sollevato il problema che, sulla Via della Seta (Belt and road), l'Italia aveva trattato bilateralmente i suoi interessi cioè senza passare per l'Unione europea. E, per far vedere che non diceva parole al vento, Macron, nel successivo incontro di Xi Jinping a Parigi, ha precipitosamente convocato (cosa non prevista dal protocollo della visita) nella capitale francese la premier tedesca Angela Merkel e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker che gli hanno retto la coda.

Quell'incontro è stato presentato dall'Eliseo come la dimostrazione che l'Europa (non la sola Francia e, più sommessamente, la Germania) erano contro le libertà (peraltro politicamente legittime) che si era presa l'Italia. Ciò vuol dire che la Francia e la Germania non sono, nella visione di Macron, due paesi dell'Unione europea ma sono puramente e semplicemente l'Europa. Cosa che nessun media italiano, in quei giorni, ha pubblicamente contestato. Un paese che si comporta da zerbino viene usato per pulirsi i piedi. La colpa però non è di chi ci si pulisce le scarpe ma di chi glielo lascia fare, ritenendolo inevitabile e, se fa male ai partiti avversari, anche augurabile.

Se si vanno a vedere le immagini di quell'incontro a Parigi si vedrà facilmente che la Merkel (che alla decenza, quanto meno, tiene) aveva la faccia afflitta e contrita di una che è costretta dalle circostanze a fare ciò che non condivide. Juncker invece, da maggiordomo qual è, aveva la stessa faccia di sempre.

C'è solo da augurarsi, per il bene dell'Europa e degli europei, che i Daverio crescano nel futuro Parlamento di Strasburgo, in difesa di un'Europa pluralista, democratica, prospera e dignitosa: Purtroppo di questi temi nessun partito parla: preferiscono truccarsi da sovranisti e comunistaristi, così, all'ingrosso, senza dire perché e per che cosa. L'importante, per loro, non è risolvere i problemi ma creare tifoserie per ottenere dei seggi senza faticare. È più facile e meno faticoso. Il motto «Divide et impera», dividi e conquista non è stato inventato da Orbàn ma da Filippo il Macedone (360-336 avanti Cristo) e poi utilizzato da tutti coloro che vogliono assicurarsi il potere.

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