Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

La Normale di Pisa guarda al futuro. E al sud

Sulle sponde dell'Arno qualcosa si muove e la “Grande Normale” punta dritto a Napoli

La Normale di Pisa guarda al futuro. E al sud

Nessun abbandono della storica sede all'ombra della torre pendente, ma un progetto ambizioso e destinato a durare nel tempo, proprio come l'eccellenza pisana fondata 207 anni fa. Dietro l'idea dell'apertura di una "succursale" nel sud Italia, e più precisamente a Napoli, c'è il direttore della Normale stessa, Vincenzo Barone: "Sogno una Scuola Normale anche al Sud e ne ho già parlato col Presidente della Repubblica e con il Ministro dell'Istruzione. Entrambi hanno manifestato un sincero interesse, ma va da sé che questo progetto debba necessariamente interessare e coinvolgere tutti a livello politico. Serve l’impegno del governo e delle istituzioni locali, una sinergia difficile ma che può essere una bellissima sfida destinata a dare grandi soddisfazioni".

Il modello ipotizzato da Barone è quindi quello di realizzare una Normale anche a Napoli, una scuola che vedrebbe l'Università Federico II come partner in una sorta di "Grande Normale" che potrebbe competere, in termini di qualità, anche con realtà come Oxford e Cambridge, nomi fino ad ora inarrivabili per un ateneo italiano. La "Grande Normale" sarebbe una vera e propria federazione di eccellenze capace di attestarsi ai primi posti del ranking delle università.

Il progetto è allo studio e già da novembre 2018, all'Università Federico II, potrebbero iniziare i primi corsi con gli stessi criteri di selezione della Normale: mai fuori corso, minimo 27 di media, nessun voto al di sotto del 24 e due corsi addizionali ogni anno, il tutto unito agli alti standard per le lingue straniere.

Parallelamente all'idea della "Grande Normale" Barone, che ha celebrato pochi giorni fa l’avvio del nuovo anno accademico con una tavola rotonda dedicata al tema dell’inclusione e dell’apertura a tutte le diversità, ha anche altri progetti ambiziosi. “Sono due i punti su cui agire. Il primo va oltre lo sviluppo tecnologico: qui alla Normale vorrei formare persone con un pensiero ampio, veramente capaci di affrontare le sfide del futuro, persone competitive in tutti gli ambiti. Il secondo punto su cui lavorare è la valorizzazione della nostra regione. Vorrei che la Toscana valesse quanto Londra o Parigi. Qui abbiamo veramente tutte le potenzialità. Forse l'unica pecca sono i trasporti, ancora non ottimali, ma su questo si deve assolutamente lavorare".

Il vero scoglio da superare per realizzare il tutto, però, sono i finanziamenti. In ambito accademico infatti sussistono diverse perplessità sulla partecipazione attiva del Ministero dell'Istruzione e sulla possibilità di ricevere fondi dal livello nazionale. Comunque andrà, la Normale, che entro la fine dell’anno vedrà formalizzata la federazione con altri due atenei di eccellenza, la Scuola Sant’Anna di Pisa e lo Iuss di Pavia, si avvia a diventare un polo di formazione unico in Italia. E, probabilmente, nel mondo.

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