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Palazzi & potere

Con tutto il suo portato di complessità e di contraddizioni, la storia è tornata. Tutto è in metamorfosi e gli effetti li vediamo ogni giorno nelle nostre vite; soffriamo, con grande evidenza, il vuoto lasciato da un pensiero politico fermo al ‘900.

Molti si erano illusi, complice la fine del totalitarismo sovietico, che con gli anni ’90 del secolo scorso avremmo avuto uno sviluppo illimitato e la “potenza” delle democrazie liberali a “inondare” il mondo di giustizia, di benessere, di pace. Potremmo dire … benvenuti nella realtà !

Oggi ci troviamo nella condizione di dover guardare al mondo in maniera critica. Torna la necessità della cooperazione, dopo decenni nei quali ci siamo illusi che bastasse la competizione a fare del mondo un posto migliore. Con realismo, possiamo dire di esserci sbagliati circa trent’anni or sono e di non aver maturato, nel frattempo, visioni adeguate a comprendere, e a cercare di governare, un mondo in metamorfosi.

Crisi de-generativa della democrazia rappresentativa e dello Stato nazionale, grandi civiltà che s’impongono sul palcoscenico della storia, sogni imperiali che ritornano, identità che si rafforzano, nuove tecnologie che impattano in maniera radicale sulle nostre certezze consolidate, un pianeta che evidenzia la grave crisi della sostenibilità: tutto questo accade insieme, in un unicum non separabile.

Nel ritorno della storia, la linearità del pensiero deve lasciare il passo alla complessità. Perché, prima di poter maturare visioni politiche, dobbiamo essere in grado di comprendere per com-prendere. Viviamo pressoché un distacco dalla realtà, ancora convinti che possiamo guardarla dall’alto e non, invece, che dobbiamo ri-fletterci in essa.

Nel ritorno della storia, la condizione umana ci chiama a nuove sintesi. Perché, se il mondo è in metamorfosi, è perché noi lo siamo. Il ri-fletterci nella realtà, l’unico modo per riflettere in chiave complessa, ci mostra che noi siamo le contraddizioni che viviamo, che nulla di ciò che accade ci è estraneo e che la nostra responsabilità nella storia va ripensata come ri-appropriazione in noi del vivente globale.

Nel ritorno della storia, il nostro vero smarrimento è nel pensare che le dinamiche di realtà, fattesi globali, appartengano a “mondi altri” e che noi camminiamo, lavoriamo, viviamo lungo strade ancora “nostre”. Colmare il vuoto di un pensiero politico fermo al ‘900 significa renderci consapevoli che l’ “oltre” non è tale ma che è parte del nostro “presente storico” e cooperativo; politicamente parlando, dobbiamo lasciarci alle spalle la “non cultura”, oggi dominante, di un “presente imminente” e solo competitivo.

La riflessione continua …

*Studi internazionali

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