Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Ma il centrodestra come pensa di recuperare gli astenuti? Ah saperlo...

Ma il centrodestra come pensa di recuperare gli astenuti? Ah saperlo...

Quando c’è un argomento che nessuno ha il coraggio di affrontare e che incombe su una discussione nell’imbarazzo generale, gli americani dicono che “c’è un elefante nella stanza”.

Ecco, per il centrodestra italiano l’elefante nella stanza sono gli 8-9 milioni di elettori che mancano all’appello dal 2008. Sono la parte migliore del paese, per tanti versi: artigiani, commercianti, partite Iva, professionisti, lavoratori del privato, autonomi, outsider, gente che rischia in proprio, e che da anni è delusa rispetto alla promessa mancata di una rivoluzione liberale.

Da molto tempo non vanno più a votare. Molti di loro (pur senza votarlo) avevano sperato che Renzi potesse combinare qualcosa, e lo hanno considerato con simpatia nei primissimi mesi della sua stagione di governo, ma poi hanno rapidamente compreso che non potevano fidarsi. E anzi, l’unica volta in cui sono tornati a votare in massa è stato proprio il 4 dicembre scorso, al referendum, per votare No contro di lui. Ma, a parte quel voto istituzionale, per ora, secondo tutte le analisi, quegli elettori continuano a rifiutare le offerte politiche esistenti.

Allora, l’ossessione positiva degli esponenti ragionevoli del centrodestra - ovunque collocati - dovrebbe essere quella di mettere in campo un progetto che parli esattamente a quei cittadini.

Servono due-tre elementi imprescindibili. Il primo è un sistema elettorale aggregante, che induca il centrodestra a fare una proposta di governo credibile: se invece prevale la logica proporzionalista, è evidente il retropensiero (di alcuni) di prepararsi a nuovi Nazareni e (di altri) di volere solo un’opposizione urlata e marginale. Il secondo è un programma credibile, specie in economia: se invece continuiamo a leggere (con rispetto parlando) solo di cani e dentiere, di pensioni alle mamme e di aumenti indiscriminati di spesa, dubito si possa andare lontano. Il terzo è ciò che il centrodestra si nega da anni: un vero dibattito anche culturale, una competizione di idee, un confronto tra visioni di società. Le battute, i comunicati stampa, le comparsate in tv, il “presentismo”, non bastano più.

Ma il tempo è poco. Queste cose non si fanno la settimana prima delle elezioni…


Daniele Capezzone
Deputato Direzione Italia
d.capezzone@gmail.com
@capezzone

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