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Palazzi & potere
Migranti: crescita record della popolazione africana. Sarà una bomba sociale

Gli italiani (soprattutto quelli di sinistra) sono sempre disponibili, nei dibattiti, a bloccare la discussione, neutralizzando i loro contraddittori con il bavaglio delle parole che, di fatto, impediscono, preventivamente, di sviluppare un ragionamento. Fino a poco tempo fa, scrive Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi, la parola (opportuna o no che fosse, non importa) era: fascista. Adesso un'altra parola altrettanto efficacemente interdittiva è: razzista. Non importa, anche in questo caso, che l'accusa sia vera o no. L'importante è che sia pronunciata da una parte e subìta dall'altra.

Se si riesce (e l'operazione è molto facile) a tacciare di razzismo anche chi razzista non lo è assolutamente, ma vuole solo ragionare sul fenomeno dell'immigrazione alluvionale e incontrollata e sulle sue conseguenze, il dibattito è finito prima di iniziare, con le conseguenze drammatiche che adesso, ma purtroppo in ritardo, sono sotto gli occhi di tutti: per non aver voluto analizzare a suo tempo i fatti nelle loro vere dimensioni e caratteristiche, e per non aver voluto fare delle previsioni sulle loro conseguenze (o anche per avere impedito, di fatto, che altri potessero farle) si è arrivati a mettere in forse la stabilità democratica dei vari paesi e si è riusciti a far vacillare una costruzione politico-istituzionale come l'Unione europea che, al di là delle sue croniche debolezze, sembrava indistruttibile.

Se si vogliono capire i fatti, bisogna, non dico sapere, ma almeno volerli analizzare. E trattandosi di migrazioni, il fattore più importante da prendere in considerazione è la demografia del continente africano. Pochi sanno, ad esempio, che l'Africa è stata, a lungo e cronicamente, un continente sottopopolato, devastato nella sua popolazione infantile, decimato dalle carestie, annientato della continue guerre tribali. Pur essendo 50 volte più vasto dell'Italia, il continente africano contava solo 150 milioni di abitanti nel 1930. Da quegli anni in poi, però, grazie alla graduale adozione dei progressi della medicina, alla diffusione di uno stato di igiene sempre più moderno, al persistente non controllo della nascite e al modesto ma esistente sviluppo economico, la popolazione africana è uscito dal suo lungo letargo ed in pochi anni, essa è passata da 150 milioni di abitanti nel 1930 all'attuale popolazione di 1,3 miliardi di persone.

In quasi 90 anni quindi la popolazione africana è cresciuta quasi nove volte tanto. Le previsioni sono ancora più preoccupanti. Nel 2050 infatti la popolazione africana, rebus sic stantibus, a parità quindi delle condizioni fino ad ora agenti (quindi, ad esempio, se anche in futuro non si attuerà il controllo delle nascite), si prevede arriverà a 2 miliardi e mezzo di abitanti. Per dare ancora più efficacemente l'idea del parossistico trend demografico in atto, se l'Italia seguisse la stessa curva di crescita prevista per l'Africa, essa raggiungerebbe, nel 2050, una popolazione di circa 600 milioni di abitanti, quasi la metà cioè dell'attuale popolazione della Cina. Una follia.

Ma questi dati demografici complessivi, per quanto terrificanti perché si sono sinora dimostrati incontrollabili nelle loro attuali dimensioni, diventano ancora più terrificanti se questa popolazione viene analizzata non in totale per fasce di età. Oggi, infatti, nelle aree africane al di sotto del Sahara, il 40-50% della popolazione ha meno di 15 anni. Rispetto al resto della popolazione mondiale, che si è sostanzialmente stabilizzata, quella dell'Africa sta subendo un processo violentemente metastasico. Basti pensare che, ogni 15 anni, la metà della popolazione sub sahariana si ricambia.

L'Africa ancestrale, quindi, con i suoi valori millenari, e sino a poco tempo fa rimasta isolata dal resto del mondo, è invece percorsa, oggi e per la prima volta nella sua storia, da un rinnovamento forsennato, attizzato dalle ininterrotte iniezioni di parossistica modernità che è irrorata senza sosta, e senza alcun controllo o contrappeso, dai mezzi digitali globali, su una popolazione che, oltretutto, non dispone nemmeno dei preziosi frangiflutti di un'adeguata difesa culturale preesistente.

Per dare un'idea della bomba sociale che, incontrollata dalle corrotte leadership locali e dagli interessi solo economici e politici del resto del mondo, è sufficiente ricordare che nel 1960, un po' più della metà della popolazione africana viveva sotto la soglia della povertà mentre oggi vive in questa fascia un po' più della metà degli africani. Se ci si affida solo a questo dato percentuale, per quanto ancora molto preoccupante, sembra che la situazione economica per l'africano medio stia migliorando. Questa valutazione invece non tiene conto che, nel frattempo, la popolazione africana è più che raddoppiata e quindi la situazione economica dei singoli cittadini africani è ancora peggiorata.

Senza tener conto che, in questi ultimi decenni, masse enormi di africani si sono spostate (prima ancora di tentare l'analoga avventura verso l'Europa che attualmente abbiamo sotto gli occhi tutti) masse enorme di africani sono uscite, dicevo, dai villaggi sperduti nelle savane e nelle foreste, per approdare nelle megalopoli che sono cresciute a dismisura, oltre che disordinatamente come, ad esempio, Lagos, in Nigeria, che ha più di 20 milioni di abitanti (pari quindi a un terzo dell'intera popolazione italiana) e che, per due terzi, dispone di abitazioni che sono rappresentate da bidonville.

Di fronte all'immensità di questi problemi (primo fra tutti il controllo demografico: Bonino, tu che eri una specialista di questi problemi, non hai proprio niente da proporre?) il dibattito politico in atto in Italia e in Europa alla ricerca di una soluzione è miserrimo, deprimente, folcloristico e consiste quasi solo nelle sguaiate invettive di tipo calcistico fra le opposte tifoserie che, se non si danno una mossa, saranno portate via brutalmente, assieme alla loro assoluta inconsistenza. Come, in parte, purtroppo, sta già avvenendo.

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