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Palazzi & potere
Migranti, Macron attacca Salvini ma respinge i migranti alla frontiera
Foto LaPresse

È difficile analizzare a ciglio asciutto il problema dell'immigrazione alluvionale che sta interessando, ormai da troppo tempo, l'Italia, scrive Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi. L'opinione pubblica infatti si comporta in modo calcistico, aggrappandosi a valori umanitari, che peraltro nei fatti pochi trascurano, e minimizzando la destabilizzazione della società, alla quale invece sono più sensibili le persone che vivono ai margini e che sono quelle che pagano più direttamente le conseguenze di questo fenomeno, in termini di sicurezza e di welfare.

Invece l'opinione pubblica (che è diversa da quella pubblicata) la sua voce l'ha fatta sentire con l'unico strumento che ha a disposizione e cioè con il voto, premiando massicciamente le forze politiche che ritengono che l'immigrazione, per come sta avvenendo e per come si prospetta avvenga, è «una emergenza democratica», per dirla con Marco Minniti (uno che, a questo proposito, ha fatto bene il suo dovere).

Berlusconi, Monti e Letta, evidentemente senza capire che cosa stavano firmando, hanno approvato nelle sue modificazioni il Trattato di Dublino che sta mettendo con le spalle al muro quasi solo l'Italia fra tutti i 27 paesi dell'Unione europea. E ciò è avvenuto anche se le autorità italiane avrebbero potuto opporvicisi facilmente, specialmente nella sua prima stesura, quando per approvare il Trattato ci voleva l'unanimità dei paesi contraenti. Questo trattato infattiprevede che il paese di sbarco degli immigrati sia obbligato a prendere immediatamente le loro impronte digitali.

Questi ultimi, continua Magnaschi, dopo essere stati identificati (e le loro impronte digitali sono immediatamente rese accessibili a tutti i paesi europei aderenti a Schengen) se successivamente pizzicati in qualunque paese europeo, vengono rinviati immediatamente all'Italia senza nemmeno ricorrere ad una mediazione, anche se simbolica, da parte della magistratura locale. L'Italia infatti ha la colpa, sempre in base al Trattato di Dublino, di non aver vigilato accuratamente sui suoi confini. Essa quindi è responsabile di chi, essendo entrato nello spazio Schengen, può andare, dopo essere entrato, dove ne ha voglia, dato che i paesi aderenti a questo Trattato di Schengen hanno abolito le frontiere interne, cioè i confini che un tempo c'erano fra di loro.

Tuttavia, gli stessi paesi europei che ci rimandano automaticamente e coattivamente gli immigrati perché non siamo stati sufficientemente vigilanti sui nostri confini (che purtroppo sono quasi tutti marittimi e quindi molto più difficilmente presidiabili di quelli terrestri) sono gli stessi che, quando l'Italia si oppone al loro sbarco, come in questi giorni con la nave Aquarius, criticano il nostro paese per non aver adottato il principio umanitario nei confronti degli sbarchi a go-go. Come avviene del resto anche in questi giorni da parte di rilevanti uomini politici europei che esibiscono, in queste loro sortite, una faccia di bronzo che è poco definire imbarazzante.

Basti ricordare che ha osato levare la voce contro la decisione di non far attraccare in un porto italiano la nave Aquarius persino il presidente delle Repubblica francese Emmanuel Macron che, per impedire l'accesso degli africani che dall'Italia vogliono entrare in Francia, li fa brutalmente fronteggiare e immediatamente respingere dalla stazione di Mentone verso Ventimiglia dai poliziotti della sua polizia nazionale (Crs) che sono la forza di polizia più violenta e aggressiva che opera in Francia. Per capirlo basta vedere come vestono e che strumenti di offesa esibiscono. È stata ad esempio lanciata letteralmente fuori dal treno a Mentone una donna di colore in stato di avanzata e visibile gravidanza, che poi è morta all'ospedale di Torino dove era stata ricoverata di urgenza per riuscire a fronteggiare la gravità del suo caso.

Le forme di contrasto, adottate dall'amministrazione Macron al confine con l'Italia, sono così brutali che persino Adeline Azan, responsabile del servizio pubblico francese che opera per il «controllo dei luoghi di privazione della libertà», dopo una lunga ispezione, ha redatto un rapporto, e lo ha reso pubblico una settimana fa, in cui designa come «indegno» il trattamento inflitto ai migranti da parte della polizia francese alla frontiera con l'Italia.

Basti inoltre pensare che due mesi fa, quando nevicava copiosamente sulle Alpi che separano Bardonecchia dalla Francia, la polizia francese ha inviato i suoi elicotteri sulla zona per, dicevano, cercare di soccorrere i migranti che, nonostante le condizioni climatiche proibitive, aveva cercato di penetrare in Francia. La verità è che gli elicotteri individuavano i migranti africani immersi nella neve e li bloccavano per rimandarli direttamente in Italia.

Macron quindi, scrive Magnaschi, ritiene che l'Italia debba rimanere un porta spalancata per chiunque voglia trasferirsi in Italia, mentre la Francia può sbarrare ermeticamente e brutalmente tutti i suoi ingressi. Un atteggiamento di questo genere declassa l'Italia, da paese comunitario, a semplice banchina di sbarco. E questo è avvenuto senza che il governo italiano, che di solito si presenta in Europa con il cappello in mano, invocando «il loro buon cuore», eccepisse alcunché. Ma con Salvini la musica è cambiata, rendendo evidente l'atteggiamento tartufesco del presidente Macron: indulgente con se stesso e feroce con gli altri, come del resto sono portati a fare tutti i moralisti.

Ciò è avvenuto inoltre senza tener conto che l'Italia, al contrario degli altri paesi europei che hanno facili confini terrestri da presidiare, deve controllare i suoi confini marittimi che, per poter diventare ermetici (o almeno difficili da superare) dovrebbe avvalersi di un blocco marittimo attuato da una forza militare non solo nazionale ma europea, anche per poter ripartire fra molti paesi le responsabilità politiche e tecniche di questa complessa e difficile operazione di contrasto. Sennonché, per responsabilità anche dell'ex ministro Angelino Alfano il dispositivo «Mare nostrum» che doveva iniziare a bloccare i gommoni dei mercanti di carne nel Mediterraneo meridionale si connotò invece subito come una sorta di Ong militare che ha finito per collaborare con i barconisti, rilevando da loro il carico umano e portandolo nei porti italiani anche se il diritto marittimo internazionale parla chiaro a questo proposito, visto che dice che i naufraghi soccorsi debbono essere depositati nel porto più vicino, non in quello più imbelle, come a lungo sono stati i porti italiani. Fino a che Salvini ha detto di no. Tutto qui.

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