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Palazzi & potere
Pd, per la segreteria è tutto già deciso. E Calenda medita l'addio

È tregua all'interno del Partito democratico. Tregua che verrà sancita ufficialmente questa mattina sotto il sole bollente della capitale, presso l'hotel Ergife per la precisione. A volere la tregua, raccontano dal Nazareno, è stato in queste ultime ore soprattutto Matteo Renzi, un Renzi sempre più distinto e distante dal suo partito tanto che non si è nemmeno presentato all'ultima riunione della sua corrente, dei suoi fedelissimi che si è tenuta nei giorni scorsi, scrive Italia Oggi. C'erano Graziano Del Rio, Andrea Marcucci, Lorenzo Guerini, Luca Lotti ma non il senatore di Rignano, proprio per marcare la distanza dalle vicende interne del partito. Per ora Matteo Renzi rimane defilato e lascia fare. Tanto sa che la vera partita si giocherà soltanto l'anno prossimo quando si deciderà la data del Congresso di partito: al momento le opzioni più probabili sono quelle di febbraio o di ottobre 2019.

Per ora dunque meglio aspettare e sancire la tregua interna con l'accordo di tutti su Maurizio Martina che sarà si il nuovo segretario del partito democratico a tutti gli effetti però solamente a tempo, perché ci sarà il patto tacito per il quale dovrà lasciare la poltrona quando gli verrà richiesto ma soprattutto non dovrà candidarsi al prossimo congresso. Quindi al momento meglio non alimentare divisioni nel partito. Tanto il segretario, quello vero, verrà scelto solamente tra un anno. Chi conta nel partito si sta già muovendo in questo senso, si guarda al 2019 non all'immediato.

Finora la candidatura più autorevole è quella di Nicola Zingaretti, governatore della Regione Lazio che piace a tutti da Andrea Orlando all'ex premier Paolo Gentiloni e non dispiace nemmeno a Dario Franceschini e alla sua corrente. Per l'ex premier Renzi invece la priorità è prendere tempo quanto più possibile. Più passano i mesi e più Matteo Renzi spera di togliersi di dosso l'immagine del perdente e di ritornare in auge. «Mai dire mai» spiegano i fedelissimi dell'ex premier «Matteo un domani potrebbe tornare al comando del Pd o a palazzo Chigi». Insomma, la speranza è l'ultima a morire. «Perché da un lato Matteo spera che dopo l'estate salti per aria il governo M5S-Lega e che quindi si possano aprire nuovi spazi politici e poi cercherà di capire come andranno le cose alle elezioni europee dove sta studiando iniziative comuni con il presidente francese Macron e gli spagnoli di Ciudadanos».

Chi manca all'appello in queste ore sembra essere l'ex ministro Carlo Calenda. Spinto dall'entusiasmo si era affannato a prendere la tessera del Partito Democratico subito dopo la sconfitta delle politiche. Ma ora, a quanto spiegano fonti del Nazareno, Calenda non sarebbe più entusiasta della scelta e starebbe addirittura meditando di ripensarci.

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