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Palazzi & potere
Renzi: al via l'operazione '25 luglio'

Il Gattopardo di Friedman servì all'America per incoronarlo, il libro di De Bortoli servirà all'Europa per detronizzarlo ed aprire la strada a Mario Draghi. Il toscano considerato non più 'affidabile' dai poteri forti

 

A Roma si  respira un'aria d'incertezza. I palazzi del potere reagiscono con nervosismo a questa ricerca affannosa sulle previsioni a breve o medio termine. In realtà i più ritengono che i tempi non possano essere molto lunghi. O Renzi cambia atteggiamento, dimostrando che l'evocazione dell'umiltà nella notte vittoriosa delle primarie s'incarna nella sua effettiva condotta politica, o altri decideranno, in un modo o nell'altro, di porre freno (o fine?) alla sua avventura sulla grande scena pubblica del Paese.

Non si può, infatti, assumere la difesa della Boschi con toni tanto spavaldi e minacciosi, fino ad adombrare il ricorso alla logica della rappresaglia con l'innesco della bomba rappresentata dalla commissione d'inchiesta sulle banche. Ora, come si sa, i banchieri sono perlopiù garbati, poco inclini a reazioni plateali, ma non per questo distratti o accomodanti. Urtare la sensibilità degli "gnomi" non è affare da poco, si rischia solitamente di sbattere il naso contro qualcosa d'imprevedibile. Non a caso girano voci sulla "chiamate alle armi" del banchiere dei banchieri europei, il nostro "mister euro" Mario Draghi.

Intanto, ogni giorno, rivelazioni presunte o vere mettono le ali ai cospiratori della Repubblica. Il clima ricorda la notte del Gran Consiglio, conclusa alle tre del mattino del 25 luglio 1943 con la sconfitta di Mussolini. Accadde, nel corso della giornata, che il Duce riducesse a formula protocollare la visita, prevista come ogni settimana, al Quirinale. Secondo il capo del regime non era successo nulla, ovvero nulla di significativo e concreto. Il piccolo dettaglio sta nel fatto che il Re, Vittorio Emanuele III, fosse di tutt'altro avviso. Stranamente a Villa Savoia, residenza del capo del governo, si presentarono in serata 50 carabinieri che invitarono l'illustre (ex) inquilino di Villa Savoia a salire su un'autoambulanza per...motivi di sicurezza personale. Mussolini era fatto prigioniero.

Ecco, in democrazia questi mezzi non sono ammessi. Eppure Renzi rischia di dover fare i conti con i poteri che mal sopportano l'ondivaga e pretenziosa operatività del segretario totipotente.

Per questo gli interrogativi e le ansie del mondo politico fanno corona alla "metafora dell'ambulanza", vale a dire a un processo di condizionamento (o rimozione?) dell'instabile e poco rassicurante padrone del Pd.

L'Italia è ferma, come asserisce l'ultima nota dell'Istat, mentre il Parlamento boccheggia in attesa del colpo d'ala (o di mano) sulla possibile legge elettorale. Non si può andare avanti così, perché il Paese va incontro a un disastro annunciato. Anche prima delle elezioni.

 

DjK
*È uno dei principali analisti e consulenti italiani. Attento a tutto ciò che accade nel mondo. Esperto di fatti politici ed economici

Tags:
renzimussolini25 lugliomario draghieuropaamericaquirinalegoverno

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