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Palazzi & potere
Roma tra sicurezza e movida. Lo studio della Link Campus University

Sono stati presentati oggi a Roma i risultati della ricerca “#moVita. La percezione della sicurezza nella Movida romana”, promossa dalla Questura di Roma e realizzata dall’Università Link Campus University con il supporto del Commissariato Esposizione del IX Municipio di Roma Capitale. I lavori sono stati aperti dal Questore della Provincia di Roma dopo i saluti iniziali del Signor Prefetto. A presentare la ricerca il prof. Nicola Ferrigni, docente della Link Campus University e direttore scientifico della ricerca, mentre le conclusioni sono state affidate al dott. Roberto Massucci, direttore Didattica della Scuola Superiore della Polizia di Stato e già Capo di Gabinetto della Questura di Roma.

La ricerca è stata realizzata intervistando i frequentatori di 8 locali della movida del IX Municipio di Roma: Room 26, San Salvador, Exè, Spazio Novecento, Fiesta, Bibliotechina, Le Terrazze e Love Park. Complessivamente, sono state 1.166 le interviste realizzate, equamente divise tra le due fasi della ricerca, ciascuna delle quali preceduta dalla firma di un protocollo di intesa tra la Questura di Roma, la Link Campus University e gli esercenti dei locali.

«La tragica morte di Desirée Mariottini – dichiara il prof. Nicola Ferrigni, docente di Sociologia generale e politica alla Link Campus University e direttore scientifico della ricerca – ha riportato al centro del dibattito pubblico l’allarme sociale a taluni comportamenti devianti quali il consumo di alcol e droghe che, soprattutto tra i giovani, tendono a diffondersi a mo’ di “mode” e da cui non sono esclusi contesti come quello della Movida romana. Una vera e propria deriva per arginare la quale è necessario un processo di responsabilizzazione condivisa di tutti gli attori coinvolti nel circuito del divertimento. Di qui dunque un plauso alla Questura di Roma, che ha saputo intercettare questa emergenza e il cui Capo di Gabinetto di allora, il dott. Roberto Massucci, già nell’autunno scorso aveva promosso un protocollo d’intesa sulla Movida romana con i gestori dei principali locali dell’Eur».

La ricerca restituisce una serie di dati interessanti sulla diffusione di alcuni comportamenti devianti all’interno dei locali: ben il 40% dei frequentatori dichiara di recarsi nei locali avendo già consumato alcol (nello specifico, il 26,7% vino e birra, il 13,3% superalcolici), mentre il complessivo e preoccupante 13,8% afferma di aver assunto sostanze stupefacenti prima di andare in discoteca (nel dettaglio, il 9,6% droghe leggere e il 4,2% droghe pesanti). Ma il dato più allarmante riguarda soprattutto quel 29,2% circa di intervistati che afferma di essersi messo alla guida dopo aver consumato alcol o assunto droghe.

Ancora, è significativa la percentuale di alcune condotte che si muovono lungo la linea di confine tra il pericoloso e l’illecito e di cui i frequentatori sono stati testimoni almeno una volta: il 32,3% ha assistito a risse o altri episodi di violenza, il 22,8% all’utilizzo di droghe, il 15,4% a episodi di vandalismo, degrado e sporcizia, il 14,7% a furti e rapine, e ben il 12,8% a spaccio di droga.

«Individuare misure finalizzate a garantire che il divertimento possa avvenire in condizioni di piena sicurezza – continua il prof. Ferrigninon può tuttavia prescindere da una preventiva conoscenza e comprensione scientifica dei fenomeni, ed è su questo aspetto che la ricerca sulla Movida ha visto rinnovarsi la sinergia tra Polizia di Stato e Università già proficuamente sperimentata in occasione della ricerca sulle Barriere all’Olimpico. Un vero e proprio “modello” funzionale alla costruzione di una piena e reale cultura della sicurezza nel nostro Paese».

Ma qual è dunque il grado di sicurezza percepita nei locali della Movida? Complessivamente l’83,6% degli intervistati dichiara di sentirsi sicuro nei locali analizzati; a motivare tale positiva percezione di sicurezza, per il 42,8% circa degli intervistati è il lavoro degli addetti alla sicurezza del locale, mentre per il 16,3% è la presenza rassicurante delle Forze di Polizia in zona e per il 13,4% i controlli all’ingresso sufficientemente accurati.

Per quanto concerne la gestione della sicurezza dei locali, circa 7 intervistati su 10 (70,8%) ritengono che ad occuparsene debbano essere gli addetti alla sicurezza del locale, e questo principalmente perché ci si fida del loro “sapersi muovere” all’interno dei locali (36%), e del loro essere meno invadenti rispetto alle Forze dell’Ordine (14,9%). Per contro, il 27,3% degli intervistati ritiene invece che la gestione della sicurezza dovrebbe essere appannaggio delle Forze dell’Ordine, e questo perché esse tutelano la sicurezza del cittadino (41,8%), o perché hanno l’autorità giuridica per intervenire (20,5%) o, ancora, perché fanno l’interesse del cittadino e non del locale (19,7%).

A conferma della centralità che gli intervistati riconoscono agli addetti alla sicurezza dei locali, è proprio a questi ultimi che i frequentatori si rivolgono in una potenziale situazione di pericolo: il 46,6% degli intervistati dichiara infatti di rivolgersi proprio agli addetti alla sicurezza del locale, mentre è pari al 18,2% la percentuale di coloro i quali chiamano le Forze dell’Ordine. Ciononostante, non vi è una totale chiusura nei confronti di queste ultime: dinanzi alla possibilità di una intensificazione dei controlli da parte delle Forze dell’Ordine, gli intervistati tendono infatti a dividersi tra contrari (il complessivo 42%) e favorevoli (il complessivo 58%, di cui il 33,7% si dichiara “abbastanza” e il 24,3% “molto” favorevole).

«Si tratta – conclude il prof. Nicola Ferrignidi un elemento importante su cui la nostra ricerca fa luce e che impone una riflessione sul ruolo della sicurezza privata dei locali e sull’esigenza di una responsabilizzazione dei suoi addetti cosicché quella “competenza” che viene loro riconosciuta dal quel 40% circa dei frequentatori, ovvero il “sapersi muovere” e il conoscere le regole del gioco, non rischi di trasformarsi in “connivenza”. La centralità del ruolo degli addetti alla sicurezza privata dei locali, d’altra parte, non ridimensiona il delicato compito delle Forze dell’Ordine ma rafforza invece l’idea della sicurezza come esito di una cultura condivisa da parte di tutti gli attori impegnati nel presidiarla e tutelarla».

 

 

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