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Palazzi & potere
"Sono un cane sciolto, i politici pensano solo ai privilegi": firmato Pirozzi
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Una diplomazia che non ti aspetti da un uomo che non ha certo studiato le buone maniere dalla compianta Donna Letizia, ma che è sempre stato sul territorio, come dice lui, il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi. Equilibrato nella scelta ponderata delle risposte, sembra quasi professi una politica della mediazione. Così si presenta alle elezioni regionali del 2018, Pirozzi, candidato presidente con una lista civica, perché: ‘’Sarò sempre un uomo di destra, ma voglio aggregare non dividere’’, commenta ad Affaritaliani.

 

Come mai ha deciso di candidarsi alla presidenza della Regione Lazio, non le bastava fare il sindaco di una città, Amatrice, distrutta dal sisma?

Perché sono un matto. Non ho niente da perdere, io ho il mio lavoro da amministratore pubblico assieme a una squadra di persone sempre impegnate nella cosa pubblica, abbiamo una passione sociale comune. Desideriamo dare il nostro contributo, perché siamo sul campo e conosciamo la politica.

 

‘’Matto’’,  perché si rende conto che l’impresa è arrischiata?

Matto nel significato di Erasmo da Rotterdam dell’ Elogio della Follia. Significa che  devi essere folle per poter fare delle imprese. Un po’ di follia ti aiuta a guardare avanti.

 

Per quale motivo si candida con una lista civica e non con Fratelli d’Italia?

Sono sempre stato un cane sciolto. Ho fatto la guerra e ho combattuto la Polverini quando voleva chiudere l’ospedale e non ho guardato di che partito fosse. Io vengo dal mondo della destra, certo, ma oggi i partiti si sono arroccati  un po’ troppo e si sono messi a vivere su posizioni di rendita. Quando sono diventato sindaco ci siamo presentati sempre con una lista civica per aiutare tutti, abbiamo preso voti anche dell’elettorato del centrosinistra. Invece di parlare di partiti, dovremmo parlare di credibilità delle persone e di chi si è sporcato le scarpe.

 

A proposito di scarpe. Uno scarpone come simbolo della sua lista civica, è una provocazione? Un calcio all’attuale classe dirigente politica?

No, gli unici calci li ho dati a un pallone. Lo scarpone rappresenta la terra e simboleggia l’impronta che vogliamo lasciare. C’è gente che veniva dal giornalismo e adesso ha ruoli centrali nel Governo e non sa cosa siano un bilancio di previsione, un accordo di programma, sono politici improvvisati. Solo se conosci il territorio, la burocrazia e la politica puoi trovare delle soluzioni.

 

Quindi la sua esperienza da sindaco le sarà d’aiuto?

Sì, certo. Le faccio un esempio. Il collega sindaco di Parma, Pizzarotti, era partito con  certe idee poi si è scontrato con la realtà, perché non aveva un’ esperienza pregressa. Non basta la parola onestà, deve essere accompagnata dalla parola capacità. Sono ventidue anni che faccio l’amministratore pubblico sacrificando anche parte della mia professione di allenatore di calcio di squadre professioniste, infatti dal 2009 sono con soddisfazione allenatore dei dilettanti, ritenevo giusto dare di più di me alla comunità e ho scelto.

 

Lei si è sempre definito un uomo di destra. Cosa vuol dire oggi essere di destra?

Stare accanto alla gente, risolvere i problemi delle persone. Oggi molti politici lavorano per il mantenimento delle proprie posizioni di privilegio e se ne dimenticano. Io sono di destra, non rinnego la mia storia come hanno fatto tanti, ma sono per l’aggregazione e non per la divisione e rappresento le istanze dei territori.

 

L’attuale Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha dichiarato:’’ Amatrice non sarà mai terreno di campagna elettorale’’.

Perfetto, mi fa piacere che l’abbia ribadito. Non l’ho mai fatto. Io devo trovare le soluzioni, avrei potuto fare tante manifestazioni, contestazioni, arrabbiarmi, invece ci siamo rimboccati le maniche.

 

C’è qualcosa che il presidente Zingaretti ha sbagliato nei confronti di Amatrice?

Io da presidente della regione non avrei mai sancito che Amatrice non fosse un presidio ospedaliero di area particolarmente disagiata. La prima volta che ho attaccato la Regione è stato per la gestione delle macerie. L’assessore ai rifiuti l’ha fatta grossa e ha perso tempo. Però non bisogna demonizzare l’altro, non si va avanti con l’odio altrimenti il nostro Paese non si risolleverà mai. Sono molto fiero di come abbiamo gestito l’emergenza sisma: 40 aree, 60 frazioni, dove posso a casa mia comando io. Sono stato sempre sul pezzo: 15 mesi su 15.

 

La leadership del centrodestra a chi spetta secondo lei: Berlusconi, Salvini o Meloni?

Sergio Pirozzi tutta la vita! Sto scherzando, non lo scriva eh! Non devono litigare tra di loro, questo è un mondo che non sopporta più le divisioni. Sono sempre stato al di fuori dei diverbi politici e come non li capisco io, anche la gente comune non li capisce. Farei un bel mix di tutti e tre. Di Berlusconi prenderei il suo modo di essere imprenditore; di Salvini la capacità di stare in mezzo alle persone e di indicare una via; della Meloni la dolcezza e la sensibilità di essere donna.

 

La riforma del titolo V della Costituzione e l’autonomia delle regioni hanno aiutato le regioni oppure le hanno rese più deboli?

C’è mai stata l’autonomia delle regioni? Io sono per il federalismo differenziato e solidale. Sono per l’articolo 116 della Costituzione, gli enti di prossimità. Bisogna dare voce ai territori, legiferare e mettere di fronte alle responsabilità. Il Lazio è la seconda regione per Pil, ma oggi conta poco. Contano regioni come il Veneto, la Lombardia, l’Emilia. Tuttavia, il Lazio ha una storia straordinaria, popoli che hanno fatto la Storia della nostra nazione. Come sindaco di Amatrice, dopo il sisma, mi sono nutrito della solidarietà degli italiani. Perciò non sono per il federalismo in cui ogni regione pensa solo a se stessa. Credo che il vero federalismo sia quello di lasciare alle regioni la libertà di legiferare, perché conoscono il proprio territorio, ma anche di lasciare una quota con cui se quella regione è più ricca delle altre, dà una parte a quella regione che sta più indietro. Questo me l’ha insegnato il terremoto. Federalismo non  significa mettere in discussione l’unità della nazione. La differenziazione ha creato la ricchezza della nostra storia. Di federalismo non ne parla solo il nord Italia, ma anche la Puglia.

Del suo privato si sa poco o nulla.

A chi interessa? Ho sempre lasciato fuori la mia famiglia. Sono sposato, ho due figli: una bimba di nove anni e un maschio di quindici che studia agraria ad Ascoli. Ci siamo fatti tutti il mazzo. Ho trasmesso alla mia famiglia i valori della terra. Mia moglie ha una sua attività, aveva un negozio che è stato distrutto dal sisma, ma non ci siamo mai lamentati. Ha mai sentito o letto sui giornali che parlavo del negozio di mia moglie distrutto dal terremoto?

 

 

 

 

 

Tags:
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