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Palazzi & potere
Viminale-Anci: il primo incontro è un fallimento

Al di là di ciò che si dice alla fine di ogni incontro istituzionale, quello che si è tenuto ieri tra il ministro Marco Minniti e i vertici dell'Anci non ha avuto risultati significativi. Organizzato dopo lo sgombero di via Curtatone 3 (nei pressi di piazza Indipendenza, a Roma) e durato circa un' ora, è stato subito rinviato alla settimana prossima. Il Viminale e l' Associazione dei Comuni finora non sembrano andare nella stessa direzione, scrive il Fatto.
L'Anci infatti non vede di buon occhio l' idea di attribuire proprio ai sindaci maggiori responsabilità nella gestione degli sgomberi di edifici occupati e nell' individuazione dei luoghi in cui sistemare chi ha diritto.

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L'abusivismo scuote l'Italia, perché vedere il territorio infragilito per le tante irregolarità né bloccate, né punite, spesso con larghe connivenze di chi dovrebbe esercitare i poteri di controllo, mette tristezza e genera fastidio. L'Italia non merita questo. Ma non appena cala il sipario sull'abusivismo dei nostri concittadini, un misto di stupore e di fastidio avvolge con maggiore virulenza la storia dello sgombero di un immobile in pieno centro, a Roma, non distanza da Stazione Termini. Gli occupanti, tutti stranieri, a prescindere dallo status di rifugiati o non, sono diventati abusivi all'ennesima potenza, tanto da far dimenticare per un attimo le nostre colpe domestiche. Adesso, sull'onda dello sdegno, si cerca di individuare soluzioni adeguate perché, straniero o italiano, la casa non ce l'ha. Bisogna stabilire le priorità, perché la pubblica opinione non accetta che un eritreo venga prima di un italiano, né che si preferisca mettere l'accento sulla emergenza dei profughi migranti. Tuttavia, superata la reazione che la propaganda xenofoba rinfocola alla grande, si tratta di verificare quali siano gli strumenti per aggredire il fenomeno della carenza di abitazioni a destinazione sociale. Il recupero dei beni della mafia era già stato proposto nel recente passato. Perché, da quel momento, non si è fatto nessun passo aventi? È indubbio che una parte di responsabilità ricada sui comuni. Certo, mancano le risorse, ma quando mai non sono mancate? Eppure, anche nei passaggi più complicati, dai sindaci è venuto un sussulto di responsabilità: il piagnisteo ha fatto posto allo spirito di concretezza. Invece oggi i consigli comunali sono impegnati a votare, possibilmente all'unanimità, delibere di interdizione agli stranieri. I nostri piccoli comuni stanno morendo, molte abitazioni sono abbandonate, preda dell'incuria dei proprietari e della indifferenza dei poteri locali. Non si capisce quale sia la minaccia agli equilibri sociali di un centro a rischio di spopolamento - e migliaia di piccoli centri sono in queste condizioni - se la Prefettura assegna ad esso 40 emigranti, raddoppiando la quota precedente già attribuita. È evidente che siamo di fronte a un rifiuto che suona come un inno alla pigrizia e alla meschineria. Purtroppo, in questa cornice poco entusiasmante, l'Anci fa scena muta. Il suo presidente, sindaco di Bari, prende la parola per battere cassa: l'unica preoccupazione di Decaro si concentra su una richiesta di più soldi. Passano i giorni e le settimane, ma il leader dei sindaci italiani non cambia registro. Non una parola, ad esempio, su una strategia di rilancio della politica abitativa, che vada gli enti locali in prima fila nel definire piani e strumenti operativi. Decaro consegna la categoria - quella dei sindaci che tanto hanno rappresentato nella storia degli ultimi anni - alla incommendevole tiritera delle lagne. Indubbiamente lo fa con piglio, perché anche lui, agli occhi di Renzi che lo ha voluto al vertice dell'Associazione dei Comuni, deve saper atteggiarsi come il leader dem. Ma non è questo che il Paese si attende dai primi cittadini, viste le difficoltà e le complicazioni della politica italiana. Decaro, invece di offrire qualche risposta, si accontenta di unire la sua voce al coro dei professionisti della lamentazione.

 

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