di Gianluigi Nuzzi (tratto da Panorama)
Istantanea dì fine giugno 2007: crisi di governo, il Partito democratico in embrione, Romano Prodi contestato in ogni piazza denuncia "un'arìa irrespirabile" nel Paese. Ma l'allora presidente dei Consiglio a Palazzo Chigi ha comunque un gran daffare. Non tanto per i grattacapi dalla sinistra radicale e per la riforma delle pensioni, quanto, verrebbe da dire, perché tiene famiglia. Il Professore cerca di soddisfare i desiderata di parenti ed ex inquisiti del pool di Mani pulite, coinvolgendo, tramite il suo staff, ministri e sottosegretari, come Livia Turco alla Sanità e Fabio Mussi all'Università.
Spinte, favori, pressioni: sono decine le intercettazioni che oggi raccontano quelle lumghe settimane di crepuscolo politico. Conversazioni che la procura di Roma, con il procuratore capo Giovanni Vecchione e l'aggiunto Maraa Cordova, vicario di turno, hanno ricevuto per valutarne la rilevanza penale, visto che, è bene sottolinearlo, nessuno risulterebbe iscritto nel registro degli indagati. Intercettazioni che sono destinate comunque a sollevare nuove polemiche: da una parte sugli antichi vezzi della casta, a iniziare da quelli finora sconosciuti di Prodi, dall'altra su uno strumento investigativo che ormai entra nel quotidiano di chiunque.
Ma torniamo a Prodi. Gli affari dell'amato nipote Luca, gli aiuti pubblici invocati dal consuocero Pier Maria, i finanziamenti sollecitati al fidato industriale farmaceutico, gìà arrestato più volte durante Mani pulite, che a sua volta attende agevolazioni fiscali: le linee di Palazzo Chigi erano roventi senza che nessuno sospettasse che gli investigatori ascoltavano ogni parola. Ma per comprendere il perché di tanto interesse serve una premessa.
Nell'estate scorsa i magistrati di Bolzano sono a una svolta nell'inchiesta per corruzione e riciclaggio sulla vendita dell'Italtel dell'Iri alla Siemens, avvenuta negli annì 90 con Prodi alla presidenza del colosso di Stato. E, tra i fondi neri del gruppo tedesco, hanno rintracciato un insolito bonifico da 5 milioni di euro a favore della Goldman Sachs, advisor nell'operazione e società dove hanno lavorato, oltre al Professore, molti Prodi boys come l'ex sottosegrerio all'Economia Massimo Tononi che spunterà più avanti in questa storia. All'epoca braccio destro del Professore e suo vice all'Iri era Alessandro Ovi, consigliere dì fiducia che porterà poi in Commissione europea e in Italia anche come candidato dell'Ulivo al cda della Rai. Così gli altoatesini decidono di mettere sotto controllo i telefoni di Ovi. Chissà che la coppia, devono essersi detti, non si lasci andare a qualche valutazione su quella compravendita in cui ebbe un ruolo decisivo.
I risultati non sono ancora noti perché l'ìnchiesta a Bolzano è in corso. Ma sono al vaglio centinaia di telefonate, a iniziare da quelle tra Ovi, l'allora presidente del Consiglìo e altri politici.
La decisione, poi, di mandare un troncone d'inchiesta a Roma, con alcune di queste intercettazionì, significa che le conversazioni selezionate riguardano proprio gli affari di oggi di Ovi nella capitale come ombra del Professore, suo "writer" personale, consulente negli affari di famiglia che in quest'inchiesta si confondono con le quotidiane attività di Palazzo Chigi, visto che figure di governo sono chiamate a risolvere grane di famiglia.
Ci vorrà comunque tempo. Il fascicolo, protetto in un armadio blindato, è ovviamente coperto dal massimo riserbo. E' la prima volta che vengono intercettate le parole di Prodi e dei suo staff quando erano a Palazzo Chigi.
(segue...)