Papa: meglio cercare Dio che il posto fisso

Venerdì, 3 settembre 2010 - 13:14:00

papa
Papa Benedetto XVI
"Durante la dittatura nazionalsocialista e nella guerra noi siamo stati, per cosi' dire, 'rinchiusi' dal potere dominante". Papa Ratzinger parla in questi termini della propria giovinezza nel messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventu' che si terra' a Madrid nell'agosto dell'anno prossimo. "Volevamo uscire all'aperto - confida - per entrare nell'ampiezza delle possibilita' dell'essere uomo". Poi allarga il discorso al presente: "credo - rileva - che, in un certo senso, questo impulso di andare oltre all'abituale ci sia in ogni generazione. E' parte dell'essere giovane desiderare qualcosa di piu' della quotidianita' regolare di un impiego sicuro e sentire l'anelito per cio' che e' realmente grande". Questa ricerca, si chiede il Papa tedesco, "e' solo un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No - risponde - l'uomo e' veramente creato per cio' che e' grande, per l'infinito. Qualsiasi altra cosa e' insufficiente".

Per questo "e' un controsenso pretendere di eliminare Dio per far vivere l'uomo". Ed oggi che il nazismo non comanda piu' in Germania e nel mondo, tuttavia, "la cultura attuale, in alcune aree del mondo, soprattutto in Occidente, tende ad escludere Dio, o a considerare la fede come un fatto privato, senza alcuna rilevanza nella vita sociale". Mentre" l'insieme dei valori che sono alla base della societa' proviene dal Vangelo, come il senso della dignita' della persona, della solidarieta', del lavoro e della famiglia, si constata una sorta di 'eclissi di Dio', una certa amnesia, se non un vero rifiuto del Cristianesimo e una negazione del tesoro della fede ricevuta, col rischio di perdere la propria identita' profonda".

"In ogni epoca, anche ai nostri giorni, numerosi giovani - ragiona Benedetto XVI - sentono il profondo desiderio che le relazioni tra le persone siano vissute nella verita' e nella solidarieta'. Molti manifestano l'aspirazione a costruire rapporti autentici di amicizia, a conoscere il vero amore, a fondare una famiglia unita, a raggiungere una stabilita' personale e una reale sicurezza, che possano garantire un futuro sereno e felice". E, ammette, "ricordando la mia giovinezza, so che stabilita' e sicurezza non sono le questioni che occupano di piu' la mente dei giovani".

Per il Pontefice, che non entra assolutamente nel dibattito se la felssibilita' sia un valore, "la domanda del posto di lavoro e con cio' quella di avere un terreno sicuro sotto i piedi e' - dunque - un problema grande e pressante, ma allo stesso tempo la gioventu' rimane comunque l'eta' in cui si e' alla ricerca della vita piu' grande". "Pensando ai miei anni di allora - continua sempre rivolto ai giovani di tutto il mondo - ricordo che semplicemente non volevamo perderci nella normalita' della vita borghese. Volevamo cio' che e' grande, nuovo. Volevamo trovare la vita stessa nella sua vastita' e bellezza".

Ai giovani di oggi, sottolinea il Papa, "vengono presentate continuamente proposte piu' facili, ma - osserva rivolto ai ragazzi - voi stessi vi accorgete che si rivelano ingannevoli, non vi danno serenita' e gioia. Solo la Parola di Dio ci indica la via autentica, solo la fede che ci e' stata trasmessa e' la luce che illumina il cammino". "Cari amici - li esorta - costruite la vostra casa sulla roccia, come l'uomo che 'ha scavato molto profondo'". Ed ai giovani indica "quali sono le nostre radici: naturalmente - elenca Benedetto XVI - i genitori, la famiglia e la cultura del nostro Paese, che sono una componente molto importante della nostra identita'". Ma, come insegna la Bibbia, "stendere le radici, significa riporre la propria fiducia in Dio: da Lui attingiamo la nostra vita; senza di Lui non potremmo vivere veramente".

Dunque, raccomanda il Pontefice, "accogliete con gratitudine questo dono spirituale che avete ricevuto dalle vostre famiglie e impegnatevi a rispondere con responsabilita' alla chiamata di Dio, diventando adulti nella fede. Non credete a coloro che vi dicono che non avete bisogno degli altri per costruire la vostra vita. Appoggiatevi, invece, alla fede dei vostri cari, alla fede della Chiesa, e ringraziate il Signore di averla ricevuta e di averla fatta vostra". E in proposito l'anziano Papa teologo si rifa' ancora alla propria difficile giovinezza: "in qualche modo - ricorda - ho avuto ben presto la consapevolezza che il Signore mi voleva sacerdote. Ma poi, dopo la Guerra, quando in seminario e all'universita' ero in cammino verso questa meta, ho dovuto riconquistare questa certezza. Ho dovuto chiedermi: e' questa veramente la mia strada? E' veramente questa la volonta' del Signore per me? Saro' capace di rimanere fedele a Lui e di essere totalmente disponibile per Lui, al Suo servizio? Una tale decisione deve anche essere sofferta. Non puo' essere diversamente. Ma poi - conclude - e' sorta la certezza: e' bene cosi'! Si', il Signore mi vuole, pertanto mi dara' anche la forza. Nell'ascoltarlo, nell'andare insieme con Lui divento veramente me stesso. Non conta la realizzazione dei miei propri desideri, ma la Sua volonta'".
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