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Pd/ "Le primarie come conferma del voto degli iscritti"

Se il risultato delle primarie del 25 ottobre fosse di segno diverso da quello del voto dei Circoli, quali effetti vi sarebbero per il Pd? E non rappresenterebbe questa una nuova, pesante difficoltà lungo il suo già impervio cammino?

Mercoledí 30.09.2009 02:40


Di Antonio Duva

Pd/ "Chi vince tra gli iscritti perde le primarie. Il 25 ottobre una grande sorpresa" - Di Emanuele Fiano
Sulla base dell'andamento espresso dalle prime tornate di votazione nei Circoli del Pd, che indicano una netta affermazione della mozione Bersani e, in Lombardia, della candidatura di Maurizio Martina, trovo umanamente ben comprensibile la speranza che esprime l'amico Lele Fiano (vedi box a lato). Ma, politicamente, ritengo la sua aspettativa assolutamente non condivisibile.

Mi permetto di porre infatti a lui e a tutti una domanda: se il risultato delle primarie del 25 ottobre fosse di segno diverso da quello del voto dei Circoli, quali effetti vi sarebbero per il Pd? E non rappresenterebbe questa una nuova, pesante difficoltà lungo il suo già impervio cammino?
Premetto che, almeno per chi - come me - sostiene la mozione Bersani, il Segretario espresso il 25 ottobre sarà, in ogni caso, il Segretario di tutto il Partito, da sostenere con assoluta lealtà.

A me pare, tuttavia, che le primarie del 25 ottobre debbono essere vissute come una grande occasione di conferma e di rilancio popolare dell'orientamento che risulterà espresso in prevalenza dagli iscritti, da quelle cittadine e da quei cittadini, cioè, che, ogni giorno mettono a disposizione tempo, risorse ed energie per far vivere e crescere il Partito Democratico.

Se l'opinione fra loro prevalente fosse invece (ciò che davvero non mi auguro) contraddetta da quella di chi - partecipando alle primarie - esprime vicinanza per il Pd, bisognerebbe, senza dubbio, prendere democraticamente atto di quel verdetto, ma bisognerebbe anche fare una dura constatazione: l'esistenza di una divergenza profonda nell'orientamento di due organismi entrambi essenziali per il futuro del Pd: il corpo degli iscritti e la ben più ampia platea dei suoi sostenitori.

Questa ipotesi rappresenterebbe di certo una sorpresa, ma - aggiungo - una sorpresa assai amara per tutti.
Sfugge, forse, all'amico Fiano che oggi la lotta politica in Italia ha assunto il carattere di un'aspra contesa per il futuro della vita democratica del Paese, esposta a quotidiani tentativi di svuotamento e travisamento.

A questa lotta che il Pd potrà dare un contributo significativo solo se diventa, con il Congresso, più forte ed unito.
Se cioè potrà essere paragonato a un esercito che è generosamente sostenuto da un popolo (i suoi elettori) perché riesce a comprenderne e interpretarne le aspirazioni più vere e profonde.

Ora: se l'esercito si mostra poco in grado di capire il suo popolo, perde titolo a rappresentarlo; ma se il popolo rifiuta i capi che si è dato l'esercito usa, senza dubbio, un suo diritto ma al tempo stesso allontana - temo - le sue prospettive di vittoria.



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