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Pd, Renzi-Bersani separati in casa. Scissione, chi lascerà il premier

INSIGHT - E' fatta. Il dado è tratto. Le strade di Matteo Renzi e di Pierluigi Bersani sono destinate a dividersi. La convivenza della minoranza all'interno del Pd viene vissuta con sempre maggiore sofferenza sia dal presidente del Consiglio sia dall'ex segretario

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
bersani renzi ape


E' fatta. Il dado è tratto. Le strade di Matteo Renzi e di Pierluigi Bersani sono destinate a dividersi. La convivenza della minoranza all'interno del Pd viene vissuta con sempre maggiore sofferenza sia dal presidente del Consiglio sia dall'ex segretario. E - secondo risulta ad Affaritaliani.it - entro la fine dell'anno, subito dopo il referendum costituzionale, si consumerà la scissione all'interno del Partito Democratico. Per il momento la sinistra dem resta all'interno attaccando un giorno sì e l'altro pure il premier-segretario soprattutto per il suo abbraccio con Denis Verdini.

Si tratta di due visioni politiche diametralmente opposte. Le questioni non sono soltanto il Jobs Act, le riforme, la legge elettorale, le unioni civili e tutti i temi che hanno diviso il Pd in questi mesi. Il nodo chiave è proprio quello delle alleanze. Renzi punta a un super-centro con Alfano, Verdini e gli eredi di Scelta Civica, in modo da intercettare i voti moderati ex Pdl ed ex Forza Italia che non si sentono rappresentati da Salvini. Sul fronte opposto, Bersani & C. puntano a rinsaldare l'alleanza con SEL e con Sinistra Italiana, mollando il centro di Ala ed Area Popolare. Il referendum sul ddl Boschi, comunque vada, sarà lo spartiacque decisivo e definitivo. Anche perché è praticamente certo che nella primavera del 2017 (o addirittura a febbraio) saremo chiamate alle urne per le Politiche.

Se Renzi vince il referendum si presenterà con un'alleanza centrista (e probabilmente un nuovo simbolo), se invece perde spazio a Maria Elena Boschi ma sempre in coalizione con Alfano e Verdini. Con Bersani - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it - dovrebbero lasciare il Pd una trentina di deputati (massimo 35) e 15-20 senatori. Tra i nomi c'è quello dell'ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza, ma anche Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Davide Zoggia, Vannino Chiti, Miguel Gotor, Paolo Corsini, Maurizio Migliavacca. L'ala più soft della minoranza, quella dell'ex ministro Cesare Damiano, per il momento non sembra intenzionata a mollare Renzi e il Pd.


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