Pd/ Via al progetto per l'Italia. Bersani riunisce big

Mercoledì, 28 aprile 2010 - 08:47:00


Il Pd apre il cantiere con cui nel giro di un anno definirà il proprio profilo e il progetto da proporre al Paese, ma nel frattempo parte il pressing dei big sul segretario Pier Luigi Bersani, affinchè assuma subito una iniziativa politica che metta in grado il Pd di affrontare da una posizione solida i prossimi passaggi politici, compreso quello di una crisi del governo Berlusconi. Di questo, infatti si è parlato in una riunione mattutina del cosiddetto "caminetto" riunitosi per la prima volta dopo le regionali.

Bersani e il suo vice, Enrico Letta, hanno riunito i membri della segreteria, i responsabili dei Forum e i capigruppo delle commissioni parlamentari. È stato lanciato il cosiddetto "Progetto Italia 2011": il Pd lavorerà per un anno per definire dieci "parole chiave" che identifichino il proprio profilo politico, uscendo "dall'attuale indistinto", come ha detto Letta. A ciascuna parola chiave corrisponderà una "proposta forte e comprensibile". Per esempio sull'Università si proporrà di abbassare l'età pensionabile dei professori dai 75 a 65 anni, per far spazio ai giovani ricercatori. Verranno chiariti altri punti a partire dal tema del lavoro, dove ci sono posizioni assai diverse, come quelle di Pietro Ichino, Cesare Damiano, Paolo Nerozzi e Tiziano Treu.

Quello che hanno detto sia Letta che Bersani è che le dieci proposte dovranno dare al Pd il profilo di un partito che vuole i cambiamenti. Nel respingere le proposte del governo, ha spiegato Bersani, il Pd "non deve farsi schiacciare nella difesa della conservazione o delle posizioni coorporative", per esempio nei campi dell'Università e della giustizia. "Noi vogliamo i cambiamenti - ha sintetizzato Letta - i conservatori sono quelli della maggioranza".

Prima della riunione, alle 8,30, Bersani aveva incontrato i big del partito a cominciare dai contendenti alle primarie, Dario Franceschini e Ignazio Marino, fino a Massimo D'Alema, Franco Marini, Beppe Fioroni e Piero Fassino. E qui sono stati sollevati dubbi sulle due recenti interviste di Bersani, sabato e lunedì: nella prima il segretrio evocava un'alleanza Repubblicana che potesse confrontarsi anche con Fini, mentre nella seconda aveva dichiarato la "profonda sfiducia" nella volontà e capacità della maggioranza di fare le riforme. Bersani ha spiegato che non sono posizioni contraddittorie tra loro. Sulle riforme l'uscita di Fini ha mostrato le spaccature "insanabili" della maggioranza, che diverranno ingestibili sulle riforme istituzionali e nei decreti attuativi del federalismo fiscale, quando la Lega passerà all'incasso.

Parole riaffermate anche ai giornalisti: "Fini ha sollevato dei problemi veri, e l'impasse del centrodestra è dovuta a questo. Per me le riforme non le vogliono fare". Comunque D'Alema e Marini hanno invitato alla cautela a proposito della chiusura sulle riforme. In ogni caso, visto che una crisi di governo è uno scenario possibile, i big hanno chiesto a Bersani di non aspettare il 2011 per far fare al partito proposte forti nel campo delle riforme istituzionali ed economiche, che diano una identità al partito. Che una crisi di governo rientri negli orizzonti possibili del Pd lo dimostrano le affermazioni di Enrico Letta: "Non abbiamo paura di elezioni anticipate, anche domattina. Prima casca il governo, meglio è". Il che non significa che in caso di crisi le urne siano la prima opzione del Pd, che, proprio grazie ad due-tre proposte di riforme istituzionali condivise da tutti (es.Senato federale) potrebbe aprire la strada a soluzioni alternative. Suggerimento caldeggiato da D'Alema e Marini.

RUTELLIANI IN SUBBUGLIO

Nel Pd tornano in campo i 'coraggiosi', nonostante la fuga di Francesco Rutelli: ieri sera, infatti, si sono visti alcuni esponenti del Pd prima vicini all'ex leader della Margherita. Nella riunione, convocata da Paolo Gentiloni, è emersa una forte preoccupazione che il 'progetto del Partito democratico' così come era stato lanciato all'inizio, possa essere abbandonato in favore di una riedizione aggiornata dei Ds. E c'è anche chi ha evocato scenari di scissione. I 'coraggiosi' si sono visti nella sede di una Associazione, nel quartiere Prati di Roma, dove si sono presentati, oltre a Gentiloni, molti parlamentari come Roberto Giachetti, Ermete Realacci, Luigi Bobba, Andrea Sarubbi, Maria Paola Merloni, i senatori Luigi Zanda, Luigi Lusi, Maurizio Fistarol, Maura Leddi, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Mauro Marino, nonchè diversi consiglieri regionali, come i laziali Mario Di Carlo e Bruno Astorre, e altri, comperesi alcuni che alle primarie hanno appoggiato Bersani in Calabria e in Lombardia. All'incontro si è constatato che Rutelli ha portato con sè non molti 'coraggiosi' (Gianni Vernetti, Linda Lanzillotta, Donato Mosella) anche se altri sono andati nell'Udc autonomamente (Renzo Lusetti e Paola Binetti).

Insomma la proposta politica dei 'coraggiosi', anche numericamente, non è indebolita nel Pd. Ma il problema è proprio il progressivo allontanamento del Pd di Bersani dal progetto originario del partito, che era un progetto di cambiamento per il Paese, oltre che delle formule politiche. Il più critico è stato Maurizio Fistarol, che ha invitato tutti a prepararsi ad uno scenario di un 'fallimento' del progetto, con una 'separazione consensuale' tra la sinistra conservatrice e i riformisti. Legata a questa è anche la critica mossa da Realacci, e condivisa da tutti, alla politica delle alleanze: se il Pd rinuncia a rappresentare tutte le culture e si riduce ad essere un grosso partito di sinistra che fa poi alleanze con dieci partitini, allora conviene fare un proprio partitino per poter far pesare la propria cultura, anche se non si vuole mettere in discussione il bipolarismo, come invece ha fatto Rutelli. Critiche anche ad Area Democratica, cioè la componente di minoranza del Pd formatasi alle primarie in appoggio alla candidatura di Dario Franceschini. Anche lì si è esaurita la spinta innovatrice, e ha detto Gentiloni, si sta trasformando in un 'sindacato degli ex popolari'. Le conclusioni hanno riguardato sia il Pd che Area Democratica. I 'coraggiosi' parteciperanno al seminario della componente che si terrà a Cortona dal 7 al 9 maggio, cercando però di incalzarla. E altrettanto si farà nei riguardi del partito, con Gentiloni a cui è stato affidato il compito di redigere un documento di quattro-cinque punti su cui il Pd dovrà prendere posizione.

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