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La Piazza
Antonio Misiani a La Piazza: il Pd deve cambiare gruppo dirigente

 

“Dobbiamo finirla di mettere la polvere sotto al tappeto. Il 4 marzo abbiamo subito una sconfitta storica. Ora si cambi linea e si cambi anche il gruppo dirigente. Non dovrà essere un semplice congresso”. Con queste parole il senatore Antonio Misiani, ex responsabile amministrativo del Pd e custode del forziere democratico, oggi capogruppo Pd in Commissione Bilancio al Senato, intervenuto a 'La Piazza' – la tre giorni di dibattiti organizzata dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino a Ceglie Messapica – sottolinea i passi che il Pd dovrà compiere nel prossimo congresso, se vorrà riconquistare i consensi perduti.

Che succede nel Partito Democratico? "Succede che siamo passati da 11 milioni a 6 milioni di voti. Parliamo di una rivoluzione e il minimo sindacale che possiamo fare è rimetterci in discussione profondamente e radicalmente. Quando un partito perde così cambia linea e cambia gruppo dirigente. Deve succedere. Lo vogliamo chiamare congresso? Ok. Ma non deve esaurirsi tutto in una domenica ai gazebo. Non basta scegliere il leader. Bisogna aprire una discussione con tutti e non solo con i nostri militanti. Bisogna fare un lavoro anche aspro sui contenuti, ma senza gare di bellezza".

La candidatura di Zingaretti? "Zingaretti è una risorsa importante. E' uno che ha vinto le elezioni nello stesso giorno in cui il Pd le perdeva. Però dobbiamo, ripeto, partire dai contenuti e non dalle persone. Sarà questo che mobiliterà gli italiani preoccupati dalla piega che stanno prendendo gli eventi con queste forzature, gli strappi di Salvini e Di Maio". 

Come giudichi l'azione di Martina? "Sta facendo uno sforzo molto generoso nel momento più difficile della storia del PD. E lo sta facendo con umiltà, consapevole di non avere il carisma di Renzi, perfino prendendosi i fischi come accaduto a Genova".

Sei stato a lungo Tesoriere del partito. Cosa ne pensi di ciò che sta accadendo alle casse del partito della Lega, i 49 milioni, i sequestri e il rischio di dissoluzione del partito? “La Lega, e questo è accertato, ha in maniera indebita intascato 49 milioni e li ha spesi. La magistratura ha stabilito che la Lega deve restituire ai contribuenti quei soldi che ha preso illecitamente e speso. Si chiama rispetto delle regole. Ed altrettanto grave, in questa vicenda, è il silenzio del Movimento 5 Stelle. E' un atteggiamento perfino peggiore di quello di Salvini. Il solito sistema dei due pesi e delle due misure. E' successo con l'indagine su Salvini e sta succedendo sui 49 milioni. Questi sono forcaioli con gli altri e garantisti con se stessi e i loro amici”. 

Cosa mi dici di questa tendenza dei parlamentari singoli a farsi le fondazioni da sé, con ricerche di fondi autonoma dai partiti? "Allora, la creazione di fondazioni è garantita dalla Costituzione. Il punto è un altro, e cioè che molti di questi parlamentari fanno queste raccolte fondi con queste fondazioni senza rispettare le stesse regole di trasparenza che devono rispettare i partiti. I cittadini devono sapere chi ti finanzia. Io sono legittimato a prendere soldi da una certa azienda. Ma i miei elettori devono saperlo, perché devono sapere se io sto favorendo chi mi ha finanziato. Esattamente come succede in America. In Italia lo si sa per i partiti e non lo si sa per le fondazioni. Così come è tempo di regolarizzare le lobbies che altrove esistono e sono regolamentate. Ci stiamo provando da anni, ma senza esito. Ora bisogna passare dalle parole ai fatti”.

Su questo mi trovi pienamente d’accordo. Io ho davvero sofferto quando ho visto che l’Ilva dei Riva finanziava tutto l’arco costituzionale: “Per questo dico che bisogna sapere per poi giudicare. E per questo ritengo che sia preferibile che la maggior fonte di finanziamento della politica sua pubblica. Perché una politica interamente affidata ai privati è una politica che rischia di non essere libera e indipendente”.

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