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Politica
"Profughi dalla Libia? Porti chiusi". E ai 5 Stelle: "A decidere è Salvini"
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"In Italia senza permesso e con i barconi - che vuol dire alimentare il business di scafisti e di criminali del mare - non si entra, punto". Parole nette e chiare quelle pronunciate dal sottosegretario al ministero dell'Interno Nicola Molteni (Lega), intervistato da Affaritaliani.it sugli sviluppi della crisi libica e sulla possibilità che in Italia arrivino profughi che scappano dalla guerra. "La sfida è che i centri di identificazione (e infatti il governo italiano ha più volte avanzato questa domanda) devono essere fatti nei Paesi di partenza. Da lì si seleziona chi scappa dalla guerra e chi no", spiega il vice di Matteo Salvini. "In Italia si arriva con il permesso e non con il barcone. Eventualmente si arriva con i canali umanitari, ovvero con gli aerei. Si arriva in Italia in legalità e in sicurezza, punto. I porti italiani chiusi erano e i porti italiani chiusi rimangono. E da qui non si torna indietro, come ha detto oggi Salvini".

L'esponente della Lega sottolinea: "Abbiamo azzerato gli sbarchi con la politica del rigore, con la politica del contrasto agli scafisti e ai venditori di morte. Ogni euro che si dà a uno scafista è un euro che quello scafista utilizza nella commercializzazione di armi e di droga. Con il barcone e senza permesso in Italia non si entra. La politica di Salvini è chiara, rigorosa, basata sul principio di legalità, di difesa di confini, di porti e delle frontiere nazionali. E la chiusura, non solo dei porti ma anche delle acque territoriali, la fa il ministro dell'Interno. Politica adottata fino ad oggi e politica che continuerà ad essere adottata. Una politica che ha portato ad azzerare gli sbarchi".

Ma i ministri M5S Di Maio e Trenta hanno utilizzato parole molto diverse... "Il ministro dell'Interno è Matteo Salvini. Accettiamo consigli e suggerimenti da tutti, ma le decisioni in materia di contrasto all'immigrazione clandestina e di difesa di frontiere e confini la fa il ministro dell'Interno. Mi sembra che in questi dieci mesi il ministro Salvini abbia fatto discretamente bene - e lo dico ovviamente in maniera ironica perché ha fatto molto bene -. Ha azzerato sostanzialmente gli sbarchi, ha difeso le frontiere e i confini italiani. Da qui non si torna indietro. Punto", ribadisce Molteni.

Però ora in Libia ci sono le bombe, la guerra, la situazione è cambiata con l'avanzata del generale Haftar... "L'attività della Guardia Costiera libica continua ad essere eccellente perché in questi mesi, forse qualcuno non se ne è accorto, l'Italia ma anche le istituzioni europee hanno investito nella Guardia Costiera libica. Abbiamo messo a disposizione motovedette, abbiamo fatto formazione e addestramento e sono state date risorse. Quindi il lavoro della Guardia Costiera libica è stato eccellente e oggi continua ad essere un lavoro importantissimo. La responsabilità di tutti è quella di lavorare per una stabilizzazione e una pacificazione in Libia. La situazione libica deve essere risolta attraverso la diplomazia e attraverso la politica e non con la guerra".

Ela posizione ambigua della Francia? "Mi auguro che ci sia la responsabilità da parte di tutti. Che ci sia una visione unitaria di intenti da parte di tutte le nazioni europee nella direzione di una stabilizzazione", afferma il sottosegretario al ministero dell'Interno. "Primo per motivi di natura economica, secondo, motivo principale, perché un'eventuale destabilizzazione della Libia può portare a un problema legato all'immigrazione e, connesso a questo, c'è anche il tema del terrorismo. Detto questo, ribadisco, i porti italiani rimangono chiusi e le acque italiane rimangono invalicabili. Salvini l'altro ieri ha emanato un'ennesima direttiva proprio per riaffermare che nelle acque territoriali italiane si entra solo ed esclusivamente autorizzati. Questa politica ha prodotto risultati eccellenti sul fronte della difesa dei confini, della difesa delle frontiere, del contrasto all'immigrazione clandestina. Si sono ridotte le morti nel Mediterraneo e questa politica che ha prodotto risultati continuerà. Ognuno faccia bene quello di cui è competente", conclude Molteni.

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