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Politica
Pronta la fiducia sul dl sicurezza. Ma è tensione tra la Lega e il M5S

Nuova tensione sul decreto sicurezza, nel primo giorno di esame in aula del Senato. Mentre tutti si aspettavano che il governo ponesse la questione della fiducia, come fatto trapelare da fonti governative di Lega e M5s in mattinata, al termine della discussione generale, il relatore di maggioranza, il leghista, Stefano Borghesi, ha chiesto a sorpresa di "posticipare a domani le repliche" per un "ulteriore approfondimento, alla luce anche di tutti gli interventi". La proposta, che ha scatenato la protesta delle opposizioni - Pd, Leu e Forza Italia -, e' stata votata e approvata e i lavori riprenderanno domani mattina alle 9:30. Il governo, che sarebbe comunque orientato a porre la fiducia sul provvedimento per superare lo scoglio della contrarieta' di almeno quattro 'dissidenti' 5 stelle, vuole prendersi ancora tempo. La necessita', ha spiegato 'in chiaro' il capo politico dei pentastellati, Luigi Di Maio, e' quella di fare una "ricognizione della fiducia". Fonti della maggioranza spiegano che e' stato decisa una 'frenata' per dare un segnale di ammorbidimento ai 'dissidenti' nella speranza che qualcuno di loro possa cambiare idea e non esca dall'aula durante il voto di fiducia, come sembra intenzionato a fare il gruppetto dei 'ribelli'. O comunque non irritare altri 'malpancisti' che potrebbero seguirli, infastiditi dalla prova di forza della fiducia. Le opposizioni hanno protestato veementemente contro la richiesta di rinvio dei lavori. "Quello che sta succedendo in aula e' gravissimo. Questa maggioranza con le proprie incertezze e con il proprio mercato delle vacche ha dovuto sospendere i lavori dell'aula perche' non ha ancora deciso cosa mettere dentro questo provvedimento. Lega e M5s stanno mettendo a rischio la democrazia parlamentare", ha detto il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, parlando in conferenza stampa a Palazzo Madama dopo la sospensione della seduta sul dl sicurezza.

Se il governo, domani ponesse la questione della fiducia, sarebbe la prima volta, dopo il voto del 6 giugno giugno, al Senato: allora, al suo insediamento, votarono a favore del governo Conte 171 senatori, la maggioranza M5s-Lega, ovvero 167, piu' due eletti all'estero e due ex pentastellati. La maggioranza al Senato e' di 161, e anche se i quattro dissidenti domani non partecipassero al voto, non vi sono sarebbero rischi seri. Ma comunque si tratta di numeri risicati. Intanto, il governo sarebbe al lavoro su un maxi-emendamento al disegno di legge di conversione del decreto, su cui porre la fiducia, e che, a parte piccole limature, dovrebbe ricalcare sostanzialmente il testo uscito dalle commissioni. Nel Movimento 5 stelle si stanno valutando le conseguenze di un'eventuale non partecipazione al voto dei quattro senatori 'ribelli', ovvero Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Matteo Mantero e Elena fattori. "Questa ovviamente e' una valutazione che dovranno fare i probiviri del Movimento. Quello che dico e' che se si arriva alla fiducia e' perche' una serie di dichiarazioni di questi giorni ha fatto intendere che parlamentari della maggioranza, pochissimi, erano pronti a votare emendamenti dell'opposizione a voto segreto", ha risposto Di Maio a una domanda sul tema. "Il consiglio dei ministri ha votato quel decreto, il Parlamento lo ha modificato il Senato in commissione, Adesso, se ci sono opinioni contrastanti nella maggioranza, e' giusto che il governo faccia una ricognizione della fiducia", ha aggiunto. Il tema della contrarieta' dei 5 stelle al dl targato Matteo Salvini corre in parallelo con l'opposizione leghista alla proposta di riforma della prescrizione contenuta nel ddl anticorruzione, all'esame delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali alla Camera. Oggi i lavori nelle commissioni hanno registrato un stallo: da parte del partito di via Bellerio non vi sarebbe alcuna intenzione di 'aprire' alla proposta del ministro pentastellato Alfonso Bonafede e permarrebbe la richiesta di procedere allo 'scorporo' della misura in un ddl ad hoc.

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