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Politica
Pubblica foto con Salvini. Sui social: "Datevi fuoco"
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Pubblica foto con Salvini: "Datevi fuoco". Scoppia il caso sui Social

"Pubblica una foto con Salvini e scatta la violenza social: “Datevi fuoco”. Il commento choc ha la benedizione di esponenti politici locali del M5S e della sinistra che approvano con il classico like. Siamo a Sciacca, ed è lo stesso Sean Gulino, combattivo direttore della testata giornalistica“Fatti&Avvenimenti.it”, a raccontarlo sul proprio giornale “un commento in particolare mi ha colpito: Datevi fuoco. Il motivo? Sono reo di aver pubblicato una foto con Matteo Salvini. E per questo dovrei darmi fuoco. Sia chiaro”, continua Gulino “io non do credito alle parole del primo odiatore che commenta su Facebook, però quando una frase come questa riceve il like di evidente approvazione da parte di due rappresentanti politici, di cui uno consigliere comunale e capogruppo in carica al consiglio comunale di Sciacca per il M5S, allora si è passato il limite”.

Pubblica foto con Salvini: "Datevi fuoco". Like sul post di M5S e sinistra

I due politici sotto accusa sono Alessandro Curreri, capogruppo M5S, e Silvia Miraglia, già candidata alle scorse amministrative per una lista di sinistra e nipote di Accursio Miraglia, figura storica del sindacalismo italiano, che nel 47' venne ucciso dalla mafia davanti la porta di casa. “Chissà se il nonno”, si chiede Gulino “sarebbe contento del comportamento della nipotina”.

"Datevi fuoco". Scoppia il caso sui Social

La vicenda ha provocato la reazione immediata di Giuseppe Cimminisi, Coordinatore Nazionale dei Familiari delle Vittime Innocenti di mafia, che nell'esprimere solidarietà al giornalista per l'intimidazione subita ha stigmatizzato duramente il comportamento compiacente dei due politici locali: “Gulino, spesso autore di articoli di sostegno alla nostra lotta antimafia ha sempre svolto il suo lavoro con capacità ed onestà intellettuale. I familiari delle vittime di mafia non possono tollerare intimidazione di stampo politico, ancor peggio, se a sostenerle sono esponenti riconosciuti di politica e non solo”, scrive Cimminisi e continua con evidente riferimento alla Miraglia: “chi fa politica e si batte contro le mafie, specialmente se ha un ruolo o una storia importante, non può avallare in alcun modo comportamenti che ledano la libertà di stampa, né si possono avallare parole d’odio verso le Istituzioni della Repubblica”.

Secondo Cimminisi “il consigliere di Sciacca del M5S Alessandro Curreri deve chiedere pubblicamente scusa per quanto ha avallato e deve dimettersi dal suo ruolo istituzionale. Un referente istituzionale non deve permettersi di insultare o avallare insulti a nessuno, specialmente ad un giornalista, specialmente per motivi politici”.

Per questo motivo Giuseppe Ciminnisi, nella qualità di Coordinatore Nazionale dei Familiari delle Vittime Innocenti di mafia dell’Associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”, chiederà un incontro al sindaco di Sciacca Francesca Valenti, così da discutere e condannare pubblicamente l’atto del consigliere comunale.

Solidarietà, vicinanza ed affetto sono stati espressi da Claudio Rizzo, presidende del Circolo della Lega di Ribera, da Massimiliano Rosselli, Commissario della Lega per la provincia di Agrigento, d a Annalisa Tardino, candidata alle elezioni europee per la Lega nella circoscrizione Isole, daCalogero Bono e Carmela Santangelo, consiglieri comunali saccensi di centro destra.

Il Senatore Rino Marinello (M5S), il deputato regionale Matteo Mangiacavallo (M5S) e il consigliere comunale di Sciacca Teresa Bilello (M5S) hanno preso platealmente le distanze dal consigliere Curreri che “ha agito esclusivamente a titolo personale e non certo a nome del M5S di Sciacca né tantomeno nell’esercizio delle funzioni di capogruppo”.

In serata Nino Vitale, esponente storico del M5S di Sciacca, torna alla carica ed in alcuni commenti sui social tenta di minimizzare l'episodio sostendo che non si tratterebbe di una intimidazione ma di un semplice invito a darsi fuoco (incredibile) e scrive che “a Salvini e non a Sean, consiglierei vivamente anch'io di darsi fuoco”.

Intimidazione o istigazione al suicidio, poco cambia. Rimane l'odio e la violenza becera che dovrebbero rimanere fuori dalla politica e dalla società civile e che invece giornalmente si infiltrano in partiti e movimenti costituiti, per larga parte, da persone pacifiche e per bene. Compito, non più rinviabile però, dei vertici delle organizzazioni politiche è quello di individuare i violenti e di cacciarli dai movimenti politici".

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