Impraticabile. Irrealizzabile. Semplicemente impossibile.
Il sogno segreto e inconfessabile di Silvio Berlusconi e di non pochi maggiorenti del Popolo della Libertà - cavalcare il referendum elettorale, far vincere i sì e tornare subito a elezioni politiche per far fuori la Lega - si infrange contro la legge. Meglio, contro la Costituzione. In sostanza si tratta di un 'wishful thinking' e di un 'dream which does not come true'. Dunque, non sono soltanto i dubbi del Quirinale a sciogliere nuovamente il Parlamento o la volontà di non rompere con Bossi a frenare il premier.
Il fatto che nessuno ha ancora evidenziato - come sottolineano ad
Affaritaliani.it fonti parlamentari del Pdl - è che la Carta è chiarissima:
il Senato viene eletto su base regionale. Quindi, anche se passasse il quesito referendario, il premio di maggioranza andrebbe sì al primo partito e non più alla coalizione vincente, ma mentre sarebbe su base nazionale per la Camera dei Deputati, per Palazzo Madama resterebbe su base regionale. E, considerando gli ultimi sondaggi e la forza della Lega ancora maggiore quando si presenta da sola (nel 2006 raccolse più del 10%), il movimento di Bossi - stando alle stime degli esperti - potrebbe raccogliere tra i 25 e i 30 seggi al Senato.
Con la possibilità di conquistare il premio di maggioranza in Veneto, dove le ultime rilevazioni danno il Carroccio primo partito.
Con questi numeri il Senatùr sarebbe comunque determinante alla Camera Alta per la formazione di una maggioranza stabile.
Sono proprio questi calcoli che hanno stoppato il blitz del Pdl. Anche perché per modificare il premio a Palazzo Madama e trasformarlo da regionale a nazionale bisognerebbe cambiare la Costituzione, con il doppio passaggio nei due rami del Parlamento e l'eventualità del referendum confermativo. Impossibile quindi votare in autunno o anche nella primavera del 2010 per mettere la Lega nell'angolo. Lega che comunque fa le barricate perché ovviamente vuole garantirsi in futuro il ruolo di ago della bilancia e conservare il suo peso politico ed elettorale al Nord anche nei prossimi anni.
Ecco perché il Pdl e il presidente del Consiglio hanno optato per il 21 giugno, weekend di inizio estate nel quale si voterà per ballottaggi e referendum. Con scarsissime chance di raggiungere il quorum del 50 per cento.