Terremoto Regionali nella maggioranza

Lunedì, 1 marzo 2010 - 22:20:00


"La preoccupazione di una piena rappresentanza - nella competizione elettorale regionale in Lazio come dovunque - delle forze politiche che intendono
concorrervi, non puo' che essere compresa e condivisa dal Presidente della Repubblica. Ma spetta solo alle competenti sedi giudiziarie la verifica del rispetto delle condizioni e procedure previste dalla legge".E' quanto ha dichiarato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

I giornali lo descrivono particolarmente sorpreso, per così dire, dalla vicenda delle liste Pdl per le Regionali nel Lazio e del listino Formigoni in Lombardia. Silvio Berlusconi, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, avrebbe condensato il suo punto di vista sul caso che sta agitando il Centrodestra con un sintetico quanto pressante invito rivolto agli esponenti locali e nazionali che seguono la questione: "Risolvete il problema", sarebbe la pressante richiesta avanzata dal leader del Popolo della Libertà. Chi ha parlato con il presidente del Consiglio lo descrive furioso e pronto a qualsiasi cosa. C'è chi addirittura parla di una manovra interna per far perdere al Cavaliere le Regionali, in modo da indebolire l'esecutivo. Un resa dei conti all'interno di Alleanza Nazionale? L'ennesimo capitolo dello scontro con Forza Italia? Fatto sta che il premier sarebbe pronto ad azzerare i vertici del partito, in particolare quelli nazionali.

Via i tre coordinatori - Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi - modifica della statuto e il ministro Claudio Scajola segretario unico. Si teme la reazione di Gianfranco Fini, vedi il pranzo con Beppe Pisanu e Pierferdinando Casini, ma questa volta anche della Lega. Il Carroccio non può permettersi di lasciare la principale regione della "Padania", la Lombardia, in mano alla sinistra. Un terremoto, insomma, che potrebbe travolgere il Pdl, l'alleanza che sostiene la maggioranza e lo stesso governo. Orami sembra un tutti contro tutti. Fini attacca la Lega sul federalismo fiscale e si schiera con Tremonti. Il Carroccio replica pepato al presidente della Camera e si allontana così dal numero uno del ministero dell'Economia. Berlusconi cerca di tenere le redini del Pdl ma forse, come già aveva minacciato qualche mese fa, dopo il 28-29 marzo tutto non sarà più come prima. Che la deadline sia stata anticipata dagli ultimi eventi choc? Fibrillazione e sconcerto alle stelle a Palazzo Chigi e nel Centrodestra.

IL CASO LAZIO: TRA DENUNCE E QUERELE...

Oltre al ricorso, contro l'esclusione dalle liste elettorali a Roma e provincia, anche una denuncia-querela. E' quanto è stato presentato dal Pdl Lazio presso l'ufficio centrale regionale della Corte d'appello di Roma, che dovrebbe decidere entro le prossime 48 ore se accogliere o meno l'istanza. Si tratta di una denuncia per "violenza privata" nei confronti dei militanti radicali e per "abuso d'ufficio" nei confronti dei componenti dell'ufficio centrale circoscrizionale che avrebbero di fatto impedito "di esercitare il diritto politico di voto.

"Mi auguro che prevalga il buon senso e che oltre un milione di cittadini romani possano esercitare un diritto che la Costituzione riconosce loro", sottolinea Ignazio Abrignani, responsabile elettorale Pdl. Se l'ufficio centrale regionale della Corte d'Appello accogliera' l'istanza del Pdl Lazio, non sara' necessario presentare istanza davanti al tribunale amministrativo regionale. Nel ricorso si sottolinea che tutta la documentazione relativa ai candidati di lista era gia' stata presentata alle 11.30 presso gli uffici preposti e si mette l'accento sul fatto che questa documentazione e' sempre rimasta a disposizione dei suddetti uffici.

Le tappe successive, in caso di eventuali ulteriori no, sarebbero il Tar e il Consiglio di Stato. E si parla anche una di manifestazione in piazza che il Pdl ha convocato per il 4 marzo.

''Non riesco a vedere cosa possa fare il Presidente della Repubblica - commenta Umberto Bossi - se interviene rischia di sconfinare su competenze altrui. 'E' la destra che ha sbagliato, se avesse presentato una lista la Lega avrebbe preso un sacco di voti''. ''Sorpreso'' si dice inoltre il leader della Lega anche per l'esclusione della lista legata a Formigoni: ''Come si fa a sbagliare nella presentare le liste elettorali?''.

BONINO: DENUNCIAMO PDL PER CALUNNIA CONTRO RADICALI - "La nostra caratterizzazione non violenta e' una cosa che non voglio vedere sporcata o messa in dubbio. Da qui la decisione di reagire con una denuncia per calunnia. Non ho, e non abbiamo molti patrimoni, se non la nostra credibilita' e non consentiro' che venga messa in discussione". Cosi' la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, durante la conferenza stampa di presentazione dei candidati nel listino del presidente, annuncia la decisione di "reagire con una denuncia per calunnia" nei confronti degli esponenti del Pdl che, a loro volta, hanno querelato per violenza privata i rappresentanti dei Radicali presenti sabato mattina, al momento della mancata presentazione della lista del centrodestra. Bonino ribadisce di "respingere con tutte le mie forze l'accusa di violenza fisica addebitata ai radicali: non è vero, ci sono prove fotografiche e testimonianze".

BONINO: VIOLENZE DA NOI? ACCUSE DESOLANTI E RISIBILI. "Penso che la magistratura debba decidere nel rispetto della legge, ma respingo con grandissima fermezza qualunque accusa nei confronti dei Radicali di violenza squadrista il che, francamente, mi sembra desolante oltre che risibile". Così la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, a margine della conferenza stampa per illustrare il listino, commenta le accuse rivolte dagli esponenti del Pdl ai Radicali, sulla mancata presentazione delle liste del Centrodestra. "Però - aggiunge Bonino - l'accusa è anche umiliante perché noi abbiamo fatto della non violenza una pratica ed una identità del nostro modo di fare politica. Non solo escludo, ma ci sono anche le testimonianze chiarissime, che non c'è stata nessuna violenza da parte radicale né dagli altri rappresentanti".

LA POLVERINI: ATTO DI VIOLENZA CONTRO LA LISTA DEL PDL. E' stato "un atto di violenza il non aver consentito al partito piu' forte di Roma di presentare la propria lista alle regionali". Lo ha detto la candidata del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, partecipando alla presentazione della lista civica che porta il suo nome. "Io non dubito che la lista sarà riammessa - ha aggiunto - e noi non ci dobbiamo fermare perchè andremo comunque alla guida della Regione". "Ringrazio formalmente il presidente della Repubblica per l'attenzione che ha voluto dedicare al nostro appello".

LA LISTA DEL PDL E' FUORI. LA CRONACA. Uno tsunami rischi di abbattersi sul partito. L'errore o la disattenzione mette in seria discussione la tenuta del Pdl romano. Il principale partito della coalizione che ha voluto e sostiene Renata Polverini, infatti, non avrà una sua lista e non potrà vedere i suoi candidati di peso nella Regione Lazio. Il premier Silvio Berlusconi, al telefono con Renata Polverini, si è detto "sconcertato per quanto accaduto". La candidata che, secondo indiscrezioni, sarebbe rimasta molto meravigliata per l'episodio, è però battagliera e si dice convinta di vincere lo stesso anche perchè "c'è sempre la lista civica". E tuona: "I Radicali ci hanno impedito con la violenza di consegnare le liste. Questo è un attacco a tutta la coalizione e alla democrazia".

BAGARRE IN TRIBUNALE. IL VIDEO 



Si muove anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno che ha inviato una lettera al presidente della Repubblica per chiedere "che si riconosca a tutti i cittadini di Roma il diritto di voto". L' "inciampo" del maggior partito della coalizione infatti, avrebbe come primo effetto, in caso di vittoria della Polverini, una possibile maggioranza senza i candidati più autorevoli del Pdl. L'effetto del cartellino rosso ai danni del Pdl produrrebbe una maggiore convergenza dei voti sulle liste degli altri partiti, in particolare Udc e La Destra. E si profilerebbe anche un exploit della la 'Lista civica per Polverini Presidente.

ECCO CHI SI FREGA LE MANI. Tra le ipotesi, anche se molto remota, una possibile vittoria della Polverini ma con una maggioranza di centrosinistra: molti elettori del Pdl, infatti, potrebbero votare il candidato presidente, ma non dare preferenza a nessuna lista. Il segretario de La Destra Francesco Storace parla "di un colpo di Stato". Per il segretario regionale dell'Udc "è chiaro che sarebbero elezioni falsate: mancherebbe un diritto per i cittadini". Ad essere fuori dei giochi sarebbero 41 nomi di candidati presenti nella lista. Tra questi tutti i consiglieri regionali uscenti come Luigi Celori, Francesco Lollobrigida e Bruno Prestagiovanni, Donato Robilotta, e tra le new entry Luca Malcotti; il sindaco di Marino Adriano Palozzi, il marito dell'assessore capitolino Laura Marsilio, Pier Paolo Terranova, Pino Cangemi del Cda dell'Ama. Tutti esponenti importanti del Pdl locale. Si tratta di un costo molto alto da pagare dato che la circoscrizione Lazio 1 riguarda i due terzi degli elettori aventi diritto.

Il rischio è che salti l'iscrizione del Pdl almeno nei 121 comuni della provincia, in un collegio, uno dei più importanti d'Italia, che ha una densità superiore ai 4 milioni di abitanti, con 1.135 sezioni elettorali. Il Pdl non ha digerito questa esclusione e annuncia battaglia e una mobilitazione per il 4 marzo prossimo "contro chi vuole escludere il nostro partito dalle elezioni regionali". Il ritardo della presentazione della lista, secondo indiscrezioni, sarebbe stato causato da alcuni dissapori sulla composizione della lista. Dissapori che adesso, dopo l'esclusione, rischiano di deflagrare in una vera e propria lotta intestina.

VENDETTE E SCREZI. Alfredo Milioni, cinquantenne presidente del XIX municipio di Roma, è il delegato che sabato mattina ha ritardato la consegna della lista, provocandone l'esclusione. Non è la prima volta che Milioni - ormai soprannominato "il recidivo" - finisce al centro di un giallo legato alla sparizione di documentazione elettorale. Già nel 2006, alla vigilia del deposito delle firme per le comunali, Milioni sparì per una notte intera con tutto il faldone relativo. Una ritorsione: lui voleva essere candidato alla presidenza del suo municipio, ma l'allora Forza Italia gli preferì Ettore Rubino, un ex democristiano legato al senatore Cesare Cursi. Staccò il telefono di casa e il cellulare, nessuno sapeva che fine avesse fatto. I militanti azzurri furono costretti a restare in giro fino all'alba per raccogliere nuove firme. Poi, non si sa bene se per un sussulto di coscienza, il mattino dopo ricomparve e tutto tornò a posto. Come non è accaduto l'altro ieri. Quando - si sussurra nei corridoi del Pdl - lui si era allontanato dall'ufficio elettorale non già "per mangiare qualcosa" portando via con sé l'accettazione delle candidature "per non farmela frega'", bensì perché voleva cancellare in extremis uno dei candidati, Samuele Piccolo, per inserire un nome più gradito.

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