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Politica
Romano Prodi: d'accordo sulla via della Seta
SCHIAFFO 4 - Romano Prodi, ex primo ministro. Ospite a Milano di un convegno dal titolo “l'Italia che verrà”, primo di quattro incontri sulle prospettive del Paese. Oddio, ma non aveva già dato?

Romano Prodi ha sempre avuto, da politico ed economista, un grande interesse verso la Cina.

Già negli anni del suo governo individuava nel Celeste Impero lo sbocco naturale della forza produttiva dell’Occidente e cioè il suo “mercato naturale”.

E questo per varie ragioni, a cominciare dal fatto che il particolare sistema cinese del “comunismo di mercato” apriva enormi possibilità all’export con una platea di miliardi di persone, affamate di beni occidentali.

Poi le cose non sono andate proprio in questo modo, nel senso che i cinesi hanno esportato a basso costo più che importato, ma i mercati e le possibilità di sviluppo ci sono ancora, soprattutto se si possono negoziare le condizioni di produzione in termini di rispetto dell’ambiente e salario minimo degli operai cinesi.

È per questo che Prodi è d’accordo sul progetto della “Via della Seta” ed in particolare sul rafforzamento dei nostri porti strategici come Genova e Trieste.

Come ha fatto notare ieri Luigi Di Maio non è che stiamo svendendo l’Italia alla Cina, ma anzi dobbiamo cercare di riequilibrare i flussi commerciali aumentando l’export in uscita verso Pechino.

Oltretutto, questo permette all’Italia di giocare su più tavoli commerciali contemporaneamente.

Gli Usa hanno reagito male al possibile accordo italiano perché vedono diminuire la loro influenza ed anche le relazioni commerciali con la Russia subiranno rallentamenti ma, ripetiamo, questo è un bene per l’Italia.

Il fatto che il fondatore dell’Ulivo sia schierato in questa direzione dimostra come la sinistra sia ancora ferma a ripicche infantili di tipo automatico e cioè tenti solo ed unicamente di ficcare un dito nell’occhio del governo, così tanto per fare operazione di disturbo.

La “via cinese” rappresenta un’occasione prestigiosa per l’Italia sia sul piano tattico che quello strategico.

Nicola Zingaretti, nuovo segretario del Pd, non trova invece di meglio che ritrovarsi come alleato Donald Trump. Ironia della politica.

Ma proprio questa alleanza innaturale dimostra come la reazione della sinistra sia solo superficiale e stizzita e che non contenga alcuna analisi profonda ma sia animata unicamente dal solito rancore che non fa certo il bene dell’Italia.

 

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    romano prodivia della setaluigi di maiocina
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