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Politica
Salvini ha ancora un'arma

Di Gianni Pardo

Non sono un esperto della storia dell’automobile, ma ricordo benissimo che per molto tempo si è avuto il problema di dove mettere il motore e dove effettuare la trazione. Con motore e trazione dietro, non c’era più un vero bagagliaio e c’erano problemi di raffreddamento. Col motore avanti e la trazione dietro, che a lungo sembrò la soluzione migliore, c’era il problema della trasmissione, della coppia conica e della perdita di potenza. Col motore avanti e la trazione avanti si eliminava la trasmissione alle ruote posteriori, ma c’erano problemi con le ruote sterzanti. Tanto che l’unica automobile di grande produzione che adottò questa soluzione fu l’innovativa “Citroȅn “Traction Avant”. Ma rimase un caso isolato. Con le macchine sportive si arrivò anche al motore al centro. Poco ci mancò che non si ipotizzasse il motore avanti e le ruote sterzanti dietro. Tutto finché – credo con la Mini Minor di Issigonis - non venne adottato il doppio giunto cardanico per le ruote anteriori (risolvendo i problemi di sterzata) e si generalizzò la soluzione attuale: tutto avanti. Con la tecnologia di oggi, è sicuramente la soluzione migliore.

A questa vicenda si pensa osservando la situazione politica italiana. Se in essa ci fossero regole reputate incontestabilmente da seguire, come nel caso delle automobili attuali, in sede di formazione dei governi si potrebbero cercare le soluzioni migliori all’interno di quel quadro generale. Invece oggi manca proprio questo quadro generale. I deputati non si sentono obbligati nei confronti dei loro elettori e dei loro stessi partiti. I partiti non si sentono obbligati né nei confronti dei loro elettori, né nei confronti della loro ideologia, e non importa quante volte essi l’abbiano dichiarata intoccabile. Per non dire che non gli importa nulla della più elementare coerenza e della parola data. Come si vede, non si fa neanche cenno all’interesse della nazione, che a quanto pare non interessa a nessuno. E allora siamo al punto che stiamo ipotizzando di mettere il motore sul tetto, a sbalzo dietro le ruote posteriori o sotto il pavimento. Già, questa soluzione fu anche applicata, si chiamava “motore a sogliola”. 

In Italia il Pd ha detto peste e corna del M5s, per anni. Il M5s, per anni, ha detto peste e corna di tutti. Si vota, e pur di fare un governo (e non perdere il seggio) i pentastellati si alleano con la Lega. Ma non dura, e Matteo Salvini invoca le elezioni anticipate, contando su questi principi: “Il Movimento non può allearsi con Berlusconi o i Fratelli d’Italia, il Partito Democratico è da sempre una porta chiusa, soprattutto perché l’ha chiusa Renzi (ricordate i pop corn?), se tolgo la fiducia io al Movimento, si va a nuove elezioni”. Ma non aveva fatto i conti con tutte le possibilità. In politica, come per l’automobile, non c’è ipotesi, per quanto assurda, che non venga attentamente studiata. Non tenendo conto di nessuna regola di nessun genere, vanno prese in considerazione tutte le ipotesi fisicamente possibili. 

Renzi ha fatto di tutto per impedire un’alleanza Pd-M5s, ma al dunque, nel momento in cui si è parlato di andare a nuove elezioni, ha fatto questo semplice ragionamento: “A suo tempo, quando ero segretario io, ho compilato le liste in modo che in Parlamento fossero eletti soltanto amici miei. Se ora si andasse a nuove elezioni, Zingaretti farebbe altrettanto, ed io e tutti i miei amici saremmo cancellati dall’albo. Se invece ci alleiamo col Movimento – quali che siano i suoi programmi, anche rovinosi, checché abbiamo detto in passato contro di loro, quale che sia la figura che ci facciamo e quali che siano gli interessi del Paese – rimaniamo in sella fino al 2023. E allora vai col voltafaccia”.

Il risultato è che tutti parlano di un Matteo Salvini scornato, pentito e sconfitto. Giustissimo. Infatti in Senato si è creata una maggioranza persino visiva di pentastellati e “democratici”, quando si è trattato divolere il voto sulla fiducia non il 14, come chiedeva Salvini, ma il 20, per avere il tempo di mettersi d’accordo.

Ma la mancanza di regole, di lealtà, di fedeltà alla parola data e via dicendo è un’arma a doppio taglio. Se tu non hai scrupoli nei confronti del tuo avversario, perché il tuo avversario dovrebbe averne nei tuoi confronti? Se nel pugilato tu scalci, scalcerò anch’io, come nella boxe thailandese. Così Matteo Salvini forse ha rinunciato all’idea di costringere il governo a cadere, ritirando i suoi ministri, e – a mio parere – sta facendo un’ipotesi diversa: “Se tutto è possibile, allora è anche possibile che la Lega voti contro la propria mozione di sfiducia a Giuseppe Conte. Il governo non cade e poi vediamo”. È un assurdo, è contraddittorio, è sleale, ma forse che è logico, coerente e leale il comportamento di Renzi? Il regolamento delle Camere non obbliga a votare a favore della propria mozione. Né – almeno fino ad ora – è concepibile che voti contro Conte il M5s, e a suo favore la Lega. In queste condizioni si rimetterebbe l’orologio all’inizio di agosto e si ripartirebbe per un altro giro.

Che Paese, il nostro. Forse nessuno ha abbastanza fantasia per sapere quale nuova scorrettezza ci si può inventare in una rissa di piazza.

 

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