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Politica
Salvini e il centrodestra, quale svolta dopo Piazza San Giovanni?

La forte protesta di Piazza San Giovanni è un fatto politicamente rilevante che non può essere sottovalutato dal governo e dai partiti che lo sostengono perché i 100 mila convenuti nella capitale sono l’iceberg di uno scontento e di una opposizione ben più profonde e vaste presenti nel Paese, oltre i confini del centrodestra. Fatta la manifestazione e superata non senza sbavature la parata-show dei tre leader sul palco, per il centrodestra e soprattutto per Salvini, viene la parte più difficile: fare politica. Un partito che i sondaggi stimano oltre il 30% dei voti e un centrodestra forte nel Paese di una “maggioranza silenziosa” ben oltre quella più risicata delle urne, non possono limitarsi alla protesta e alla propaganda, a voler ribaltare il Conte bis e la sua maggioranza giallorossa. La Lega e il centrodestra sono tenuti insieme col cerotto, per lo più per questioni di potere e non solo in periferia.

E’ l’ora di un riposizionamento strategico, con una nuova identità culturale e politica, formulando un nuovo progetto di Italia futura in quale Europa, tessendo una vasta rete di alleanze politiche e sociali a livello nazionale e internazionale. Riproporre gli slogan anticomunisti di Berlusconi facendo il controcanto a quelli di Pd e sinistra su Salvini “fascista” e “razzista” o quelli sui 5Stelle “traditori” può galvanizzare i fan ma non recupera la perduta credibilità, tanto meno i voti perduti o riporta alle urne sui propri simboli l’area decisiva degli astensionisti. Salvini non può pascersi di illusioni, confidando che Piazza San Giovanni rilanci d’acchito il proprio ruolo e la propria azione, che le beghe fra M5S e Pd conducano a breve alla crisi di governo, che il via libera di Berlusconi al capo del Carroccio come leader del centrodestra significhi un valore aggiunto e non una zavorra. Il notevole consenso che i sondaggi garantiscono ancora alle Lega e al suo leader uscito massacrato dalla crisi di agosto da lui stesso innescata e gestita autolesionisticamente derivano soprattutto dalla sfiducia degli elettori verso la nuova alleanza M5S e Pd e dai nodi gravi non sciolti che angustiano gli italiani. Dire e fare l’opposto dell’esecutivo e dei partiti che lo sostengono non è per la Lega e il centrodestra garanzia di successo.

Non basta avere ragione perché le cose cambino. E non basta il collante del potere per governare insieme ad altri. Non solo in Italia ma anche in Europa si è operato per il successo di una alleanza purchessia in grado di arginare e fare saltare Salvini e il salvinismo. Una lezione forse non ancora del tutto compresa dallo stesso “capitano”. Il rais di Arcore non tende mai la mano per salvare l’altro. Berlusconi sa che le spoglie di Forza Italia saranno divise fra il Matteo del Carroccio e il Matteo della Leopolda. Non potendo riproporre il Patto del Nazareno con l’ex Rottamatore, adesso “incorona” Salvini quanto meno cercando di guadagnare tempo e di restare comunque a galla nel timore del redde rationem dei “rossi” al potere. Per Salvini, Berlusconi è politicamente una zavorra così come diventa perdente accreditarsi come l’anti Renzi perché è una battaglia persa per conquistare la medaglia di latta.

La crisi d’estate non è superata tout court con la prova di Piazza San Giovanni. Salvini ha bisogno di tirare il fiato, tre forti respiri prima di rilanciare i suoi nuovi tre squilli di tromba. Il Conte bis non cade oggi spinto nel baratro dalla protesta di piazza del centrodestra o dal minacciato Viet-Nam leghista nel ginepraio dell’iter parlamentare. I muscoli, Salvini li ha già messi in mostra, finendo ko. Adesso serve altro. Una non impossibile sconfitta del Pd e del M5S nelle elezioni di domenica 27 ottobre in Umbria e poi in Emilia Romagna ecc. non deve far pensare a Salvini che né lui, né la Lega e né il centrodestra devono tirare diritto, senza bisogno di svolte. Così come, all’opposto, fare karakiri di fronte a un insuccesso delle liste leghiste e di centrodestra. La strada è lunga e polverosa. Serve la lungimiranza e il passo di un De Gasperi e di un Aldo Moro, l’ombra lunga della saggezza millenaria della Chiesa. Insomma, non basta più salire sull’onda dei problemi, magari strumentalizzandoli. Servono soluzioni, seppur limitate e graduali. Senza politica le soluzioni non sono possibili. O Salvini torna nella realtà, anche quella melmosa del palazzo, tessendo con pazienza e umiltà la tela, o anche piazza San Giovanni diventa un’occasione persa. L’ennesima.

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