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Politica
Toti per neutralizzare Giorgia Meloni. L'accordo tra Berlusconi e Salvini

di Vincenzo Caccioppoli

 

E' ormai chiaro che all'interno della coalizione di governo solo due persone stanno facendo i salti mortali per non andare alla rottura, che ogni giorno sembra essere sempre più vicina. E questi sono i due azionisti di maggioranza, i vicepremier, Salvini e Di Maio. Le ragioni per i due sono differenti, ma il fine è sicuramente chiaro e definito. Ma mentre è piuttosto comprensibile lo sforzo di Di Maio, che si sta giocando con questo governo la credibilità  e il ruolo di leadership all'interno di un movimento sempre piu critico e  recalcitrante verso di lui, sopratutto dopo il ritorno del Che Guevara in salsa romana, Di Battista. Meno è chiara, in apparenza può sembrare la tenacia di Salvini nel voler difendere la tenuta della maggioranza. Sicuramente da un lato ci sono preoccupazioni di tipo elettorale. E' evidente che una crisi di governo porterebbe il paese ancora più in balia dei mercati finanziari e non farebbe che creare ancora più scompiglio in un paese già alle prese con nuovi spiragli di recessione alle porte. E' altresi chiaro che una situazione del genere non potrebbe che avere risvolti negativi per chi del governo ne era parte, dal punto di vista dei consensi.

Ma forse Salvini rimane saldamente ancorato al suo posto, di azionista di maggioranza del governo, anche e sopratutto perchè non vede alternative valide all'orizzonte. La sensazione che si ha, e che viene confermata da esponenti di spicco della Lega riuniti in un noto locale della capitale qualche sera fa, è che Salvini, dopo aver bocciato da mesi la eventualità di un alleanza con Berlusconi e Forza Italia, cominci a vedere con un certo fastidio anche l'ascesa della ragazza della Garbatella, quella Giorgia Meloni, che con la sua piccola formazione politica, si sta avvicinando ormai al 7% dei consensi. Se si pensa a quello che fu in grado di realizzare Alfano con un bacino di voti intorno al 4,5% durante i governi di sinistra, si capisce bene come il potere della Meloni possa diventare sempre più determinante all'interno della coalizione di centrodestra. Tutti i leader politici, si sa, e Salvini non fa eccezione, sono contraddistinti da quel pizzico  di narcisismo e di protagonismo, che a volte li porta ( vedasi Renzi su tutti) a sentirsi superuomini e a commettere azioni che poi si rivelano autolesioniste. Il leader della Lega si trova in una situazione assai simile a quella in cui era Renzi dopo le Europee del 2014. Certo i personaggi sono assai differenti, il periodo storico è cambiato, le condizioni anche sono piuttosto differenti, ma sicuramente in cuor suo Salvini sta sentendo che la Meloni potrebbe essere per lui più un ostacolo verso la sua sempre più salda  leadership del centrodestra, che un alleato di un ipotetico nuovo governo.

Dietro alla nomina di Toti a leader di Forza Italia, secondo sempre alcune fonti di spicco, all'interno di Forza Italia e Lega, ci sarebbe un patto stretto in gran segreto proprio fra Salvini e Berlusconi ( in una cena ad Arcore mai smentita dalle parti) per cercare di neutralizzare l'evidente tentativo della Meloni di lanciare un definitiva “Opa” ostile sui resti di Forza Italia. La fine prematura del partito forzista, infatti, evidentemente non conviene nemmeno al fortissimo leader leghista. Molto meglio una lenta agonia che accresca invece la forza della Lega. Prova ne è che malgrado tutti prevedessero da tempo uno spostamento in massa di forzisti verso la Lega, questo non sia fino ad ora avvenuto, proprio per volontà dello stesso leader della Lega. Per adesso quello che conta per Salvini è mantenere in vita Forza Italia, per poter avere un debole contraltare nella sua stessa coalizione, che non possa nuocere troppo alla sua leadership. Cosa che invece l'iperattivismo della Meloni sta mettendo in discussione.

I recenti attacchi di Fdi al governo, con critiche nemmeno troppo velate anche ad alcune decisioni di Salvini stesso, rappresentano evidentemente un cambio radicale del mood fra i due esponenti del centrodestra. La Meloni si sta presentando come la vera opposizione al governo gialloverde, ben più efficace di quella di un pd, sempre più in balia dei propri contasti interni e alle prese con una leadership troppo debole come quella di Zingaretti, che appare sempre più ostaggio di un Renzi ancora molto forte all'interno del partito. Toti, che molti davano ormai ad un passo da Fdi, ritorna all'ovile per celebrare probabilmente il definitivo funerale di Forza Italia, più che per fare il miracolo di riportarlo agli antichi fasti, pronto ad andare all'incasso, una volta che i tempi saranno maturi per un nuovo governo a forte trazione leghista. Certo è che senza Fdi qualsiasi governo diventerebbe impossibile, ecco allora che il ruolo di un possibile mediatore come Toti potrebbe essere fondamentale. Ma i tempi non sono ancora maturi, ecco allora perchè Salvini rimane cosi ancorato al governo gialloverde, malgrado tutto e tutti.

vcaccioppoli@gmail.com

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