Salvini tsunami: 70 giorni di Matteo? Meno sbarchi e Lega boom nei sondaggi - Affaritaliani.it
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Politica
Salvini tsunami: 70 giorni di Matteo? Meno sbarchi e Lega boom nei sondaggi
Foto LaPresse

A chiusura estiva del parlamento è ora di bilanci - I primi 70 giorni di governo Conte hanno appurato una già prevedibile certezza. C’è un uomo che, più di ogni altro, ha dimostrato di “parlare” con i fatti, è il Ministro dell’Interno Matteo Salvini. E se, come è noto, i numeri in politica hanno un peso specifico ragguardevole Egli, fin’ora, si è guadagnato a furor di popolo la medaglia d’oro al “VALORE” per meriti sul campo. Meriti per le azioni compiute (senza se e senza ma), meriti nel saper gestire con fermezza un dicastero così importante e meriti per le promesse fatte ai suoi elettori (e non solo) poi tramutate, immancabilmente, in provvedimenti.    

Ci sono due tipi di successi da attribuire a “San” Matteo; il primo per la lotta agguerrita nei confronti dei clandestini (ovvero al crimine organizzato di stampo mafioso) e il secondo a discapito (ahiloro) dei propri alleati. 

I dati ufficiali parlano chiarissimo. Nel 2017 gli arrivi sono giunti a quota 96.831 mentre, nel 2018 (all’8 agosto), si attestano a soli 18.890, tenendo presente (cosa non da poco) anche i primi 5 mesi di Gentiloni e Minniti.

Guardando nel dettaglio i numeri relativi al breve periodo di Salvini, ci ritroviamo di fronte ad una realtà inoppugnabile:  

PERIODO           GOVERNO           SBARCHI

Giugno 2017   (Gentiloni/Minniti):   23.526

Giugno 2018   (Salvini):               3.147

Luglio 2017     (Gentiloni/Minniti):  11.461

Luglio 2018    (Salvini):               1.969

Agosto 2017    (Gentiloni/Minniti):     3.920

Agosto 2018  (fino all’8, Salvini)     344

 

Né più né meno di ciò che la gente voleva e né più né meno di ciò che la sua Patria (e non solo) sperava per la sicurezza delle città. E se il compito del Comandante in Capo del Viminale era quello, di certo, non poteva fare di meglio, pur con tutti gli attacchi a cui è stato esposto dalle instancabili ma sempre più risicate magliette rosse.

Il suo operato ha scosso l’Europa, ha smosso le nazioni confinanti e ha svegliato i “vecchiacci” squali dell’alta finanza che, dell’emigrazione africana verso il Bel paese, hanno puntato per decenni. La speranza di ridurre l’Italia ad una “fogna” a cielo aperto è svanita sotto gli occhi attoniti dei burocrati d’oltralpe. Eppure, neanche la collera dei “big” lo ha scalfito.

E con gli alleati? Con loro è una storia a parte. Dopo aver azzerato, unitamente ai 5 stelle, il vecchio Partito Democratico (tutto industriali e poco popolo) ha poi surclassato nettamente anche i suoi sodali. Facciamo due conti della serva e cerchiamo di capire cosa è successo all’interno del centrodestra italiano.  

Dal 17,6% del 4 marzo, in soli 70 giorni, è balzato ad oltre il 31. Si è già “mangiato” metà di Forza Italia, un quarto di “Fratelli”, quel poco che rimaneva dei moderati e, paradossalmente, anche una piccola fetta dei “sinistrorsi” amaramente delusi dai precedenti radical chic.

Se domani si andasse al voto, neanche un’assurda coalizione composta da PD, Berlusconi e Meloni riuscirebbe a raggiungere il partito di Salvini. 16,8% al PD, 8,5% ai forzisti e 3,7% ai “Fratelli”. Fate voi i conti e capite bene che una probabile cordata tra diavolo e acqua santa di matrice anti lega non riuscirebbe a trarre un benché minimo “profitto”. E, sappiamo bene che, Giorgia non si presterebbe mai un ad accozzaglia del genere.

Attualmente lo tsunami Salvini è alla guida del primo partito di maggioranza relativa, superando (anche se di poco) i colleghi di governo pentastellati. Con loro, in un eventuale nuovo esecutivo, raggiungerebbe oltre il 60%. Tuttavia, mentre il movimento di Di Maio e Grillo si è stabilizzato (se non ridotto) rispetto all’esito della scorsa tornata, per Matteo il consenso è quasi raddoppiato. Tenendo poi conto che, in questi casi, le intenzioni di voto o i sondaggi vanno sempre interpretati per difetto e mai per eccesso.    

E il “Re Mida” di tutto questo non è altro che lui. Si potrebbe chiamare anche partito delle “papere”, partito dei “bianchi”, partito delle “sirene”, partito del “tricolore”, ciò non conta. La chiave di questo ineguagliabile trionfo è la sostanza dell’uomo e non le linee programmatiche della Lega in quanto tali. Se consideriamo poi che è ormai stranota la teoria del “chi è al governo ha sempre più difficoltà ad aumentare popolarità”, lo straordinario risultato ha un sapore ben diverso. Ma la domanda sorge spontanea. Perché? 

Semplicemente perché sa comunicare, sa stare vicino ai concittadini, ha dimostrato che sa fare, ha dato risposte alle tante domande degli italiani e non gliene frega assolutamente nulla degli spauracchi di un’Europa despota e patriarcale. Il “sovranista” con ghiacciolo e panino in mano, il “bulletto” sempre sorridente che prende a simpatici sfottò i suoi detrattori e il cattivone “razzista” capace di convincere anche e soprattutto dopo il voto piace e piace tanto alla gente! Fatevene una benedetta ragione.

 

 

 

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