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Politica
Sbagliano i censori delle telefonate di nonno Berlusconi

Ha scritto  su Twitter il giornalista Fabrizio Rondolino, che fu portavoce, a Palazzo Chigi, dell'allora premier, Massimo D'Alema, e poi collaboratore di Daniela Santanchè, "pasionaria" forzista: "Le intercettazioni delle telefonate di Silvio Berlusconi umiliano e degradano soltanto chi le pubblica #vergogna".

Non concordo con Rondolino.
Qualcuno è arrivato ad accusare i pubblici ministeri, che hanno ordinato di registrare le conversazioni, di essere dei guardoni. Io ritengo, invece, che non abbiano sbagliato quei giornali e siti on line, che hanno stampato una parte delle valanghe di conversazioni, che l'uomo più potente d'Italia e Presidente del Consiglio scambiava non con uno statista, italiano o estero, bensì con l'oscuro faccendiere barese, Gianpi Tarantini. Gli elettori hanno il diritto di conoscere e di controllare gli atti, compiuti o progettati, da un politico del livello, all'epoca, di Berlusconi. Anche e soprattutto per capire se il premier "utilizzasse", pure, i favori, non gratuiti, di ragazze minorenni  : si tratterebbe di un reato, punito, severamente, dalle leggi, che tutti i cittadini, in primis i responsabili delle istituzioni, devono rispettare. Qualcuno, forse, ha dimenticato la vicenda di Bill Clinton, che rischiò di essere cacciato dalla Casa Bianca, a causa di quella, che lo stesso  Presidente Usa  ammise essere stata una "relazione sessuale impropria" con la stagista Monica Lewinsky.

I giornali americani non tacquero i particolari più scabrosi di quel caso, valutando che l'interesse pubblico, cioè l'esigenza degli americani di essere guidati da un Presidente corretto e non da un bugiardone, prevalesse sulla sfera privata del cittadino Bill Clinton e della sua famiglia. Analoga la linea dei media francesi sulla intensa vita sessuale di Dominque Strauss-Kahn, prosciolto dai giudici, ma con la carriera politica, definitivamente, stroncata e lasciato dalla moglie, una nota e stimata giornalista televisiva. E, invece, nel bel Paese, qualche bella giornalista, un filino disponibile, anche dopo l'orario di lavoro, Berlusconi era solito invitarla, in occasione dei suoi frequenti "Bunga-Bunga" o dei dopo-cenoni eleganti, come ebbe a definirli l'utilizzatore finale, di ghediniana memoria, spiegando a Tarantini : "Magari invitiamo anche Fabrizio del Noce, il direttore della Fiction Rai...così le ragazze capiscono che c'è qualcuno, che potrà farle lavorare...". Un affresco, squallido ma significativo, sulle scorciatoie, prese da alcune professioniste dei media :  buone letture scarse, ottimi e utili letti tanti...

Non dovrebbero ribellarsi le parlamentari e le ex ministre del partito dell'ex Cavaliere, che si attribuisce il merito di averle nominate delle sulla base del loro, avvenente, "aspetto fisico", "altro che la Bindi, che fa schifo"? Dalle conversazioni intercettate emerge un quadro, desolante, di un premier, che impiega il suo tempo non per onorare il famoso contrattone con gli italiani, firmato nello studio Tv di Bruno Vespa, ma per scambiare battutacce, che neppure fanno ridere, con Gianpi Tarantini sulla"abbronzatura" di Barack Obama. Insomma, queste telefonate dimostrano che aveva ragione donna Veronica Lario quando, dopo la prima, imbarazzante e scabrosa, vicenda Papi-Noemi Letizia, chiese agli amici più cari di quello che, all'epoca, era suo marito di aiutarlo per farlo guarire dall'ossessione di cercare sempre più numerose relazioni e "avventure" con giovani "bonazze".

La campana dell'ultimo giro del berlusconismo è suonata, in primis, per gli errori politici di Silvio e dei suoi collaboratori e per l'abilità, dimostrata dal giovane e ambizioso Matteo Renzi, nel riuscire ad approfittare di tali errori. Ma una spinta, poderosa, alla fine ingloriosa del ventennio berlusconiano l'ha data la inadeguatezza etica, per usare un eufemismo, del fondatore di Forza Italia, i cui valori non erano quelli del merito, della serietà, delle capacità politiche, sbandierati in pubblico, ma del servilismo e della disponibilità ad assecondare tutti i desideri del Sultano di Arcore.

Pietro Mancini

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