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Politica
Sergio Costa, ministro dell'Ambiente, ad Affari: "Tap? Ho chiesto verifiche"

Sergio Costa, laurea in scienze agrarie, è ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare. È stato comandante regionale dei carabinieri forestali della Campania raggiungendo il grado di Generale di Brigata. Costa è noto per avere scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi d’Europa, situata tra Caserta e Napoli, nella Terra dei Fuochi. Affaritaliani lo ha intervistato su diverse tematiche inerenti il suo mandato.

Ringrazio a tal proposito, la capo ufficio stampa e portavoce del Ministro, dott.ssa Stefania Divertito per la proficua collaborazione prestata.

 



D: Lei personalmente sente di poter fare di più da ministro o da generale che ha portato alla luce le discariche velenose della Terra dei Fuochi?

R: Nella mia “precedente vita”, come la definisco, ho potuto lavorare alla denuncia dei problemi, ora, da ministro, insieme con la mia squadra, siamo impegnati nella loro risoluzione: sono due aspetti complementari che attengono allo stesso impegno, quello per la tutela e la salvaguardia della mia terra e del resto del Paese. La Terra dei Fuochi è casa mia e lo sono tutte le Terre dei Fuochi, come ho definito quei siti orfani d'Italia che aspettano da anni di essere messi in sicurezza e bonificati. Il fatto che nel decreto di riordino dei ministeri la competenza sulla Terra dei Fuochi sia passata al ministero dell’Ambiente è un segnale forte che ha voluto dare il governo verso un territorio così martoriato. Il fatto, poi, che stiamo scrivendo il secondo passo, ovvero una legge che si occuperà delle Terre dei fuochi di tutta Italia, è un altro elemento significativo nell’azione di contrasto all’eco-illegalità e ai danni ambientali da essa causati nel nostro Paese. Con questo provvedimento stiamo costruendo una norma per affrontare il problema in termini di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica, incluso anche uno spazio repressivo. Stiamo lavorando senza sosta per mettere in campo tutte le forze a disposizione.



D: Il ritiro in autotutela del decreto di nomina dei membri della commissione Via segna finalmente un intervento esemplare rispetto alla precedente gestione del ministro Galletti. Data la delicatezza di detta commissione, quella vecchia, tuttora attiva anche se scaduta da anni e molto discussa (c’è stato anche un membro arrestato) sarà rinnovata a breve?

R: La Corte dei Conti aveva decretato che il profilo di legittimità amministrativo erariale delle nomine non era conforme alla legge, soprattutto per l’incompatibilità dei curricula. Ho ereditato questa situazione e, anche per quella che è la mia storia, se un magistrato mi allerta su un atto, io prima di tutto lo ritiro in autotutela: vuol dire che ho ritirato l’atto per provvedere poi con un avviso pubblico, secondo i principi della piena, trasparente e solare legalità, a ricostituirla, come stiamo facendo cominciando con lo scrivere le regole per la sua composizione. La commissione Via ha un peso significativo anche sulla vita quotidiana dei cittadini, visto che i suoi componenti si pronunciano sulla compatibilità ambientale di progetti che possono avere ripercussioni pure sulla salute. Proprio per questo motivo, va gestita nella massima trasparenza e nella linearità che è propria di questo ministero, della mia storia personale e di questo governo.



D: Come pensa di affrontare l’annoso problema del dissesto idrogeologico italiano?

R: In virtù dello spostamento delle competenze dalla Struttura di Missione al Ministero dell’Ambiente, ho dato il compito alla direzione competente di reperire innanzitutto tutte le risorse disponibili. Per il dissesto idrogeologico attualmente abbiamo a disposizione 6 miliardi: abbiamo efficientato il sistema di assegnazione delle risorse, ora più snello dopo aver eliminato uno step intermedio. I 6 miliardi sono disarticolati nel corso degli anni, con piani programmatici già scritti. Il contrasto al dissesto idrogeologico rientra tra le priorità del mio dicastero: non a caso abbiamo riportato in capo al ministero la diretta competenza sul tema, evitando gli ulteriori costi per la finanza pubblica richiesti dalle strutture create ad hoc dai precedenti governi presso la presidenza del Consiglio. Certo, altro e importante tema è capire la capacità di spesa che è in capo alle Regioni in quanto i Governatori sono e restano Commissari per il dissesto ma il nostro Ministero, con i tecnici e la direzione competente sono a disposizione per affiancarsi alle regioni e lavorare insieme.
E’ mia intenzione avviare una serie di interventi diffusi in chiave preventiva di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo, anche come volano di spesa virtuosa e di creazione di lavoro nelle aree a forte rischio, oltre che azioni per responsabilizzare il cittadino sui problemi connessi alla tutela del territorio.



D: Cosa farà l’Italia per il post Kyoto del Trattato di Parigi sui cambiamenti climatici?

R: La necessità di contrastare i cambiamenti climatici ha importanti implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche su cui è necessario sensibilizzare tutti i cittadini. Creare nuove opportunità, soprattutto per i giovani, di sviluppo all’insegna della sostenibilità significa accelerare la transizione verso industrie verdi e sostenibili, attraverso la leva di una crescita diversa basata sulla riduzione, fino all’eliminazione, dei fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità. Complementare a questo discorso c'è quello sulla sburocratizzazione e della semplificazione amministrativa per le imprese: necessario per dare impulso all'imprenditoria green La lotta ai cambiamenti climatici dovrà passare, dunque, dall’implementazione di politiche verdi per ‘defossilizzare’ sempre più l’economia, come ad esempio lo sviluppo dei lavori green, l’utilizzo di fondi rotativi per il supporto delle politiche pubbliche e degli investimenti – penso all’elettrico pubblico -, l’incentivazione dell’efficientamento energetico degli edifici. Sono punti esplicitati nel contratto di governo e sono il faro sia delle politiche contingenti sia della programmazione a lungo termine di questo governo. Siamo a Lussemburgo, in questi giorni, proprio per segnare un punto importante: come abbiamo già annunciato a giugno scorso, l’Italia è in Europa con obiettivi molto ambiziosi e speriamo davvero di chiudere l’accordo sulle emissioni car&van al rialzo. Abbiamo molte aspettative su Katowice, alla prossima Cop24, che segnerà un passaggio importante per spingere l’Europa verso una roadmap stringente con gli obiettivi fissati a Parigi.



D: Cosa ha in programma per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica?

R: L’Italia è in prima linea nella Strategia europea su energia e clima che punta, entro il 2030, a una riduzione di almeno il 40% delle emissioni rispetto al 1990, il raggiungimento di una quota di rinnovabili sui consumi complessivi pari al 32% e un aumento dell’efficienza energetica di almeno il 32,5%. Sono obiettivi ambiziosi per la cui realizzazione il governo italiano si sta impegnando fin da ora sia con la redazione del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima sia con la predisposizione dei provvedimenti per incentivare le energie rinnovabili, con un gruppo di studio ad hoc interministeriale. Gli immobili in grado di autoprodurre energia rappresentano la sfida del futuro. In questo senso deve essere orientata anche l’edilizia residenziale pubblica. Bisogna riqualificare gli edifici dal punto di vista energetico, rendere operativo il Fondo nazionale per l’efficienza energetica, così da ridurre i consumi di energia nei processi industriali, realizzare e ampliare le reti per il teleriscaldamento, efficientare le infrastrutture pubbliche, inclusa l’illuminazione. Il 28 ottobre poi illustreremo un grande progetto che ha già visto la sua realizzazione pilota a Porto Torres: il reddito energetico. Il Comune della città sarda ha acquistato impianti fotovoltaici ceduti a famiglie, in base a una graduatoria pubblica, grazie a un fondo rotativo alimentato dalla vendita dell’energia in eccesso. In questo modo le famiglie avranno un reddito energetico, di fatto quasi azzerando la bolletta e il Comune avrà efficientato edifici, e diffuso la sensibilità e la conoscenza verso le rinnovabili. Adesso stiamo studiando il modo di estendere il progetto pilota a livello nazionale.



D: Quale sarà l’atteggiamento del Ministero sulle Grandi Opere e su Tav e Tap?

R: Le decisioni complessive su Tav, Tap e Grandi Opere riguardano tutto il governo e, in particolar modo, i ministeri delle Infrastrutture e Mise. Io credo che, per una decisione complessiva del governo, occorra un’attenta valutazione di tutti i dossier, dei costi-benefici. Il ministero dell’Ambiente valuta solo l’aspetto della tutela ambientale. Per quanto riguarda il gasdotto Tap, limitatamente alla mia competenza, stiamo verificando fino in fondo se la valutazione di impatto ambientale è adatta a quel ramo di mare sul quale il Tap interviene: ho chiesto verifiche sulla posidonia e cymodocea che organi scientifici hanno rappresentato essere presente in quel braccio di mare. Se così fosse, secondo le direttive Ue quella parte dovrebbe essere protetta e occorrerebbe riaprire la procedura di Via. Posso annunciare, comunque, che prossimamente sarà online un portale del ministero dell’Ambiente sulle valutazioni ambientali mediante il quale i cittadini potranno seguire l’iter dei progetti passo passo.



D: Pensa di incrementare la ricerca sull’alta tecnologia, come le nanotecnologie per il fotovoltaico?

R: Pur non essendo di stretta competenza del mio ministero, ritengo che ci sia ancora un significativo margine di miglioramento della tecnologia degli impianti fotovoltaici e credo si debba guardare con favore all’implementazione di ricerche e studi in questo settore, soprattutto per migliorare l’efficienza degli impianti e la sostenibilità del ciclo di vita dei materiali.



D: Il 4 ottobre, festa di San Francesco, il ministero dell’Ambiente è diventato #plasticfree. Ha mantenuto la promessa che aveva fatto all’inizio del suo insediamento…

R: In quattro mesi ci siamo riusciti. Il 4 ottobre è iniziata una piccola, grande rivoluzione, in quella che per me è la casa di tutti: abbiamo creato delle dispense di acqua alla spina per tutti i dipendenti, a cui abbiamo dato una borraccia in alluminio riciclato, saranno disponibili nei distributori prodotti con imballaggi ecocompatibili. Una rivoluzione che non riguarda solo il ministero: da quando abbiamo lanciato la ‘sfida’ - era il 5 giugno, la giornata internazionale dell'ambiente -, ci sono arrivate centinaia di adesioni: Comuni, Regioni, università, Prefetture, associazioni, catene di supermercati, piccole isole. La riduzione dei rifiuti è importantissima per tutta la filiera di gestione. Proprio per questo stiamo lavorando a due grandi leggi per la riduzione della plastica monouso e degli imballaggi: l’una, che ci piacerebbe chiamare ‘SalvAmare’, sarà pronta entro un paio di settimane e di fatto anticiperà la direttiva europea contro la plastica monouso, l'altra prevede agevolazioni sia per gli imprenditori che scelgono di ridurre gli imballaggi sia per i consumatori che riempiranno il carrello con prodotti più sostenibili. Ognuno di noi deve dare il proprio contributo. A partire dai lettori di affaritaliani.it!

 

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