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Sicurezza/ Maroni ad Affaritaliani.it: "Con Bossi non c'è nessun problema di nessun tipo"

Marciare divisi per colpire uniti. La classica strategia dello "stop and go". Fonti ai massimi livelli del Carroccio rivelano ad Affaritaliani.it che lo scontro sulla sicurezza tra il Senatùr e Maroni era stato pianificato a tavolino. Il messaggio è passato. Destinatario Giulio Tremonti, ovvero l'uomo che tiene i cordoni della borsa

Venerdí 06.11.2009 09:30

Bossi
Umberto Bossi

"Non c'è nessun problema di nessun tipo". Lo afferma ad Affaritaliani.it il ministro dell'Interno Roberto Maroni, rispondendo alla domanda sui rapporti con il leader della Lega Nord Umberto Bossi all'indomani del botta e risposta sui fondi per la sicurezza tra i due massimi esponenti del Carroccio.

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IL RETROSCENA - Marciare divisi per colpire uniti. O meglio, la classica strategia dello "stop and go". Fonti ai massimi livelli della Lega Nord, vicinissime a Umberto Bossi, rivelano ad Affaritaliani.it che lo scontro sulla sicurezza tra il Senatùr e Roberto Maroni era stato pianificato a tavolino. Uno schema classico del Carroccio. Il ministro dell'Interno afferma di essere pronto a votare con l'opposizione per aumentare i fondi alle forze dell'ordine. Poi il capo lo richiama dicendo che il responsabile del Viminale farà quello che dice la Lega.

Intanto il messaggio è passato. Destinatario Giulio Tremonti, ovvero l'uomo che tiene i cordoni della borsa. L'obiettivo di Bossi è proprio quello di far capire al numero uno di Via XX Settembre che la Lega, dopo averlo difeso a spada tratta contro Fini e gli altri ministri del Pdl, ora passa all'incasso. Insieme al federalismo fiscale, la sicurezza è l'altro tema chiave dei padani. E dal territorio il malessere degli amministratori leghisti cresce: mancano i soldi, non ci sono risorse. "Siamo alla canna del gas", spiega un sindaco-deputato del Carroccio.

E così è scattata la mossa per fare pressing su Tremonti. Amico sì della Lega - soprattutto di Calderoli, con il quale ha un ottimo legame personale, un'amicizia che spiega le divergenze ormai storiche tra il ministro della Semplificazione e il suo collega di partito, il numero uno del Viminale - ma finora troppo intransigente nei confronti delle richieste soprattutto di Maroni. Il quale, con i sindacati di polizia sul piede di guerra, gli ha addirittura inviato una lettera formale il 22 settembre (destinatario anche il presidente del Consiglio) rimasta senza risposta. Nella missiva si legge: "Desidero sottoporre alla tua attenzione alcune delle principali richieste relative alle missioni istituzionali di questo ministero, che auspico possano trovare accoglimento nella predisposizione Finanziaria per l'anno 2010". Traduzione: servono altri fondi per il dicastero dell'Interno.

Da qui è partito l'uno-due con il Senatùr: il go di Maroni e lo stop del capo. Bossi ha dovuto richiamare all'ordine il suo uomo - l'avrebbe fatto con qualsiasi ministro o sottosegretario del Carroccio - anche per far capire all'esterno che nel Carroccio comanda ancora lui. Ma il vero target era ed è Tremonti. Va bene tenere sotto controllo i conti pubblici, ma i soldi per la sicurezza vanno trovati. Punto. Su questo Bossi e Maroni sono in perfetta sintonia...



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