Siria, la paralisi del multipolarismo. Gli Stati Uniti nella morsa Russo-cinese

Lunedì, 13 febbraio 2012 - 08:40:00

Di Massimiliano Santalucia

siria 2

A nove anni dalla guerra in Iraq  e dall'invasione americana, George Bush Jr e i neo-con della sua amministrazione forse stanno pregustando una rivincita postuma. Nel 2003 l'amministrazione americana fu accusata di aver lanciato un attacco a un paese sovrano in contrasto con il diritto internazionale e senza aver ottenuto alcun mandato dalle Nazioni Unite. Il gesto fu qualificato come un atto di aggressione unilaterale con grave danno per l'immagine degli USA  nel mondo e per il soft-power statunitense.
Tale evento però non rappresentò solo una divergenza d' interessi su questioni di politica estera; esso fu l'occasione per il confronto fra due diverse visioni strategiche e sul modo attraverso cui affrontare le grandi questioni geopolitiche. Da un lato vi era la linea americana di matrice unilateralista secondo la quale, per risolvere i problemi del mondo, era necessario adottare un approccio unilaterale che consentisse agli USA una maggiore rapidità di azione e decisione senza passare attraverso lunghi iter diplomatici. Un simile approccio si giustificava anche con la necessità di "esportare" la democrazia e abbattere le dittature. A questa corrente di pensiero fu contrapposta l'idea di una politica mondiale basata sul multipolarismo e in cui fosse l'ONU a farsi carico di dirimere ogni controversia. Principali promotori di tale visione erano russi e cinesi, già infastiditi dall'intervento unilaterale della NATO in Kosovo quattro anni prima e timorosi che la visione americana potesse azzerare il concetto di sovranità nazionale in modo arbitrario.

Le decine di miglia di morti dovuti all'invasione dell'Iraq e alla guerra civile che ne è seguita   sembravano rappresentare una conferma della maggior affidabilità dell'approccio multipolare rispetto all' unilateralismo. Tuttavia oggi oggi le certezze di allora sembrano essere state rimesse in discussione. Il massacro in Siriaì con i suoi 6000 morti e  il contemporaneo stupro della città di Homs dimostrano che il multipolarismo non garantisce migliori soluzioni ai problemi mondiali né tantomeno più rapide transizioni verso la democrazia. Al contrario esso può perfino portare alla paralisi dell'azione diplomatica nei casi in cui le divergenze fra i vari paesi impediscano un accordo e un'azione comune. Questo è esattamente ciò che sta succedendo in Siria dove la comunità internazionale è resa impotente dal veto di Russia e Cina alle Nazioni Unite immediatamente accorse in difesa di un regime loro alleato. Tale scenario "d'inazione internazionale" coincide perfettamente con quello prefigurato a suo tempo dalla presidenza americana di Bush Jr e potrebbe dare ragione alla visione espressa a suo tempo dai collaboratori dell'ex-presidente. Oltre a riproporre l'interrogativo se sia più giusto adottare un approccio multipolare piuttosto che unilaterale, la posizione russo-cinese potrebbe suscitare perplessità su quale sia il reale contributo di due pesi massimi come Mosca e Pechino a una maggiore stabilizzazione internazionale. Russia e Cina hanno spesso criticato la politica della Casa Bianca, a prescindere da chi ne fosse l'inquilino, bollandola come pericolosa per la stabilità globale. Tuttavia la coppia russo-cinese non è mai stata in grado di costituire una reale alternativa agli americani come punto di riferimento della politica mondiale e finora le sue iniziative hanno avuto come solo fine il boicottaggio di qualunque operazione statunitense, anche a costo di diventare complici di regimi brutali come quello di Assad o di favorire genocidi come quelli perpetrati in Bosnia e in Darfur.

Malgrado ciò tali posizioni non sono destinate ad essere modificate a breve, anche perché Mosca e Pechino non sembrano rischiare ripercussioni sul piano dell'immagine internazionale  a differenza di ciò che capitò agli Usa in Iraq. "Non credo che in un'ottica di soft-power l'uso del veto in sede ONU e il mancato appoggio alle sanzioni contro Assad possano danneggiare troppo Russia e Cina". spiega ad Affaritaliani.it il professor Basil Germond, docente di studi diplomatici presso la Lancaster University. "A differenza dell'Occidente, il soft-power di russi e cinesi non è legato alla diffusione di valori democratici. Inoltre l'opposizione di Mosca e Pechino agli interventi cosiddetti umanitari è nota da almeno due decadi." Tuttavia i limiti che l'approccio multipolare sta mostrando sulla scena siriana probabilmente non  porteranno a una rivalutazione totale dell'unilateralismo.

Anche se giustificati con propositi "umanitari" gli interventi unilaterali possono sempre sfociare in scenari imprevedibili senza garantire maggiore stabilità, esattamente come capitato in Iraq o in Kosovo. "Sicuramente in un mondo multipolare con un numero maggiore di attori sulla scena aumentano le difficoltà di trovare un compromesso" aggiunge ancora il professor Germond. "Però ciò non comporta necessariamente una crescita dell'instabilità nel mondo, anzi. Un approccio multipolare potrebbe offrire maggiori garanzie di stabilità a livello di sistema mentre gli interventi esterni potrebbero causare anche ulteriori danni rispetto ai problemi che volevano risolvere. Certo, per coloro che sostengono l'interventismo umanitario e la diffusione dei diritti umani un simile scenario rappresenta un problema." La disputa fra queste due scuole di pensiero continua e oggi sembra rappresentare la maggiore differenza ideologica fra l'Occidente da un lato e la coppia Mosca-Pechino dall'altra. Entrambe  si fanno forza di principi giuridici o morali apparentemente comprensibili ma finora nessuno è riuscita realmente a dimostrare al mondo la propria maggiore validità. Ad eccezione forse di un paese: la Siria. Quello forse è l'unico posto dove in questo momento l'opinione pubblica non avrebbe dubbi su quale delle due scuole di pensiero prediligere.

La disputa fra queste due scuole di pensiero continua e oggi sembra rappresentare la maggiore differenza ideologica fra l'Occidente da un lato e la coppia Mosca-Pechino dall'altra. Entrambe si fanno forza di principi giuridici o morali apparentemente comprensibili ma finora nessuno è riuscita realmente a dimostrare al mondo la propria maggiore validità. Ad eccezione forse di un paese: la Siria. Quello forse è l'unico posto dove in questo momento l'opinione pubblica non avrebbe dubbi su quale delle due scuole di pensiero prediligere.


 



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