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Stadio della Roma: Zingaretti incarta la Raggi

Si farà in una zona a rischio idrogeologico e con problemi di traffico

Di Giuseppe Vatinno
Stadio della Roma: Zingaretti incarta la Raggi
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La vicenda dello Stadio della Roma nel quadrante sud - ovest della Capitale, e cioè a Tor di Valle, ha avuto ieri un esito favorevole al Presidente della As Roma, Mr James Pallotta, americano di origini italiane, che sulla vicenda dello Stadio ha puntato molto, anzi moltissimo, visto che lui stesso ha minacciato di tornarsene negli States se non glielo facevano fare.

La Conferenza dei Servizi ha dato il via libera con “prescrizioni” allo Stadio, 34 ettari nel Parco Fluviale, che si porta dietro anche un grande contorno immobiliare, seppur limitato rispetto al progetto originario (ma sembra una strategia pianificata).

Infatti le cubature sono state dimezzate insieme però ai fondi privati per le necessarie infrastrutture.

Quella dello Stadio è una vicenda assai intricata che nasce nel 2012 con la giunta Marino in concomitanza, guarda caso, dell’arrivo a Roma del nuovo Presidente e vede impegnata la famiglia di costruttori Parnasi con la loro Eurnova in affari con Unicredit.

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_agosto_10/parsitalia-liquidazione-ora-parnasi-si-concentra-stadio-roma-c0a814ca-7df1-11e7-a0e8-43bfc81a3761.shtml

L’area scelta è quella di Tor di Valle, una delle peggiori scelte possibili visto il forte rischio idrogeologico attestato da enti pubblici come l’Autorità di Bacino del fiume Tevere; sarebbe stata meglio l’area di Tor Vergata, oltretutto di proprietà pubblica, ma non c’è stato nulla da fare.

Infatti nella zona scelta un affluente secondario del Tevere, il fosso di Vallerano, straripa spesso allagando la zona che, oltretutto, è soggetta al fenomeno geologico della subsidenza, per cui il terreno ha una spiccata tendenza ad affondare come dimostra la triste fine fatta dalla Nuova Fiera di Roma edificata nelle vicinanze nella stessa area idrogeologica.

Ma non è tutto. Il vero problema sono le infrastrutture.

La zona è nota per avere dei ponticelli e delle stradine strettissime in cui passa un’auto alla volta e con difficoltà e che alla prima pioggia si allagano bloccando l’intera circolazione di tutto l’Eur - Magliana.

In passato Marino aveva richiesto uno sdoppiamento della Linea B della metro o un potenziamento della Roma - Ostia, ma da tempo non se ne parla più.

Lo Stadio della Roma viene spesso presentato come una grande opportunità per la città e soprattutto per la squadra giallorossa, ma viene spesso sottaciuto che lo Stadio non sarà di proprietà della società, ma direttamente del Presidente Pallotta. Una differenza di non poco conto.

Questi fatti erano ben noti alla Sindaca Raggi e al Movimento Cinque Stelle che anzi ha fatto in passato una vera crociata contro lo Stadio, carpendo poi i voti degli ignari cittadini che l’hanno votata confidando in un programma ambientale.

Anzi, la Raggi insieme a Marcello De Vito e Enrico Stefano, ha addirittura presentato un esposto nel dicembre 2014 contro il progetto proprio a causa dei noti problemi idrogeologici e della viabilità fragilissima nella zona di cui si sono perse le tracce:

 http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_febbraio_17/stadio-roma-raggi-scelta-scellerata-5376adc8-f49c-11e6-9cca-0c3deaabbf55.shtml

Una volta ghermito lo scranno capitolino la Raggi ha fatto marcia indietro ed ha cominciato a mostrarsi disponibile al dialogo rimangiandosi quanto detto negli anni precedenti.

Il suo stesso assessore all’urbanistica, Paolo Berdini, si è dimesso perché contrario allo Stadio; invece una consigliera pentastellata che non era d’accordo, Cristina Grancio, è stata democraticamente sospesa.

Qui una critica motivata dello stesso Berdini: https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/13/nuovo-stadio-della-roma-perche-lo-pagheremo-anche-noi/1335580/

È poi nota la solita telenovela conclusasi con un “no” di Grillo allo Stadio che voleva dire naturalmente un “sì” nella grammatica pentastellata ed infatti il giorno dopo la Raggi ha dato il via libera, per quanto di competenza comunale. Il resto è stato un tira e molla sapientemente orchestrato dalle diverse forze in campo con lo scaltro Zingaretti che dapprima ha “rallentato” il progetto mostrandosi dubbioso per poi, in vista delle regionali, fiondarsi sulla sua conclusione per intestarsene i “meriti” politici (e i voti), giocando così l’ennesimo un brutto scherzo alla ingenua Raggi che ha solo perso consensi per la marcia indietro, lasciando la gloria dell’”impresa” al Presidente della Regione Lazio.

Naturalmente l’azione è andata a buon segno per l’apporto finale renziano del ministro dello Sport Luca Lotti e quello delle Infrastrutture Graziano Del Rio che hanno provveduto con fondi naturalmente pubblici per pagare il Ponte di Traiano, indispensabili per la mobilità e che Pallotta non voleva più fare dopo il taglio immobiliare.

Non solo. La scelta della Raggi ha anche fortemente scontentato i militanti Cinque Stelle che si sono visti traditi proprio sulle tematiche ambientali, una delle bandiere del Movimento.

Il tutto per la gioia, come detto, di Mr Pallotta che è venuto in Italia proprio per fare lo Stadio mentre ha venduto ogni anno i giocatori migliori alla concorrenza e ottenendo finora uno squallido “zero tituli”.

Le organizzazioni ambientaliste hanno criticato il progetto e il suo grande impatto sul territorio. Legambiente dice: “Soldi pubblici per un diluvio di cemento”.

Insomma una classica storia italiana che mostra come alla fine quello che conta sono solo i soldi e gli affari al di là dei tanti paroloni e delle solite promesse disattese.

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