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Politica


IL MEZZOGIORNO NON E' SOLO QUESTIONE DI SOLDI

Di Armando Siri, responsabile economico di NoiConSalvini


Nonostante i recenti proclami del Presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla crescita economica dell'Italia, nel 2014 il Pil del Mezzogiorno segna ancora valore negativo (-1,3%) e il divario del Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud Italia si è ulteriormente accentuato nello scorso anno, toccando il punto più basso degli ultimi 15 anni. Il Pil nel 2014 si attesta a -1,7% in Abruzzo e +0,8% nel Friuli Venezia Giulia e quasi il 62% dei meridionali ha guadagnato meno di 12mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord. Negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell’industria in senso stretto addirittura del 59%.

E' questa la fotografia che emerge dalle anticipazioni del Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2015.

Tutti i dati economici segnalano l'incapacità di questo Governo di creare riforme che soddisfino l'interesse dell'intero Paese, il cui Mezzogiorno - in particolare - necessita di urgenti interventi soprattutto infrastrutturali, degni di un Paese civile. Non è pensabile ad esempio che nel 2015 la linea ferroviaria ad alta velocità si interrompa a Napoli, o che il ponte sullo stretto di Messina sia un progetto rimasto da decenni solo sulla carta, o che in una delle più importanti regioni d'Italia come la Sicilia non ci sia un'autostrada che colleghi le sue principali città come Catania e Palermo. Per non parlare dell'eterna promessa di avere un collegamento dignitoso tra il resto dell'Italia e la Calabria. La Salerno Reggio Calabria, eterna incompleta, è il peggiore simbolo dell'inadeguatezza dello Stato e della sua resa a logiche estranee e lontane dagli standard di legalità e civiltà a cui dovremmo ambire senza compromessi.

Il generale stato di inadeguatezza delle infrastrutture nel mezzogiorno, sopratutto nel settore delle comunicazioni, dalle strade alle ferrovie, penalizza questa area del nostro Paese che potrebbe al contrario rappresentare un collegamento strategico tra l'Europa e i paesi emergenti del Mediterraneo e del medio oriente.

Il mezzogiorno d'Italia non ha bisogno di assistenzialismo ma di un serio piano di rilancio economico capace di sfruttare le potenzialità che derivano dalla propria collocazione geografica unica in Europa. Basta aiuti a pioggia che servono solo ad alimentare clientelismo e umiliano i milioni di cittadini italiani che in quelle regioni si aspettano di poter veder realizzata una piena integrazione con gli standard del nord Italia per poter così essere davvero competitivi grazie al loro lavoro  e non sentirsi sempre e solo al traino.

Sempre nel Rapporto SVIMEZ si legge che negli ultimi anni della crisi 2008-2014  i servizi al Sud sono scesi del -6,6%, l'agricoltura perde addirittura il -6,2% e peggio di tutti è il dato relativo all'industria: qui il valore è sceso cumulativamente del -35%, a fronte del -17,2% nel resto del Paese. Inoltre, il saccheggio operato tramite le privatizzazioni delle principali industrie di Stato attuate sopratutto dal Governo Monti e proseguito con Letta e Renzi, hanno portato alla delocalizzazione all'estero delle sedi con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro, un aumento enorme della disoccupazione, un deciso calo dei consumi e l'abbandono delle aree meridionali da parte di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie.

Il fallimento  del Jobs Act al Sud è la dimostrazione che questo provvedimento ha agevolato solo pochi grandi gruppi industriali, molti stranieri, e ben poco il tessuto della piccola media impresa, sopratutto agricola e manifatturiera.

Il numero degli  occupati nel 2014 è sceso nel Mezzogiorno a quello del 1977 e tra il 2008 ed il 2014 registra una caduta dell’occupazione del 9%, a fronte del -1,4% del Centro-Nord, oltre sei volte in più. Delle 811mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro nel periodo in questione, ben 576mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 70% delle perdite determinate dalla crisi.

La somma di questi dati testimonia l'inefficacia delle politiche attuate a favore del Mezzogiorno, area che più di tutte ha accusato negli ultimi anni le conseguenze della crisi economica, e che spesso si sono ridotte a meri finanziamenti a pioggia destinati ad essere filtrati dalle maglie degli apparati della PA, senza reali investimenti infrastrutturali e occupazionali. Una corretta politica di sviluppo economico e industriale non è solo una questione di soldi, ma deve rappresentare una più ampia guida che agevoli uno sviluppo lungimirante di un territorio con un potenziale enorme, che il Governo, ad oggi, è stato in grado di valorizzare.

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