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Politica
"Tavolo principale con il Pd...". I 5 Stelle non chiudono alla Lega
Crisi, Orlando: Chiuso forno con Lega? Sia detto in modo chiaro al Colle - "Il M5S ha chiuso il forno con la Lega? Aspettiamo un passaggio formale, mi pare importante che questo sia detto in modo chiaro al capo dello Stato". Lo dice il vicesegretario dem, Andrea Orlando, uscendo dal Nazareno. "Abbiamo dato anche la disponibilità ad affrontare rapidamente il tema delle riforme istituzionali. Adesso attendiamo una risposta univoca sul fatto se si vuol fare sul serio oppure no, lavorare allo sviluppo di questo cantiere del quale continuiamo a non nasconderci le difficoltà, anche se abbiamo già detto che non sono insormontabili", aggiunge. " Quello che resta ancora da chiudere definitivamente è questo elemento di ambiguità che esiste rispetto alla decisione univoca di tenere una interlocuzione con il Pd", spiega. Orlando infine smentisce divisioni all'interno dei Dem. "Non c'è nessuno scontro, l'incontro lo abbiamo condotto insieme con i capigruppo che, come sapete, hanno un orientamento diverso dal mio. La valutazione che abbiamo dato è comune", conclude.

"Non abbiamo tavoli con altre forze politiche. Questo e' il tavolo principale, anche perche' anche guardando i rispettivi punti non mi sembra ci siano problemi di sorta". A dirlo è stato il capogruppo M5S alla Camera Francesco D'Uva dopo l'incontro con la delegazione del Pd. Le parole utilizzate sono chiarissime: "Questo è il tavolo principale" e successivamente lo stesso D'Uva afferma: "In questo momento stiamo dialogando con il Pd, vedete altri tavoli". Manca però la chiusura totale, definitiva e inequivocabile alla Lega, così come chiesto dalla delegazione del Pd.

D'Uva, da taglio parlamentari dipende dialogo con Pd - "Dal taglio dei parlamentari dipende tutto il dialogo sul resto, abbiamo chiesto garanzie in merito. Poi e' chiaro che ci sono altre cose di altro carattere che vanno rimandate ad altri tavoli, e ai rispettivi capi politici". Lo afferma il capogruppo M5S Francesco D'Uva al termine dell'incontro con la delegazione Pd.

Il Pd al M5S: chiudere con la Lega

Primo round tra 5 Stelle e Pd. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, emerge una certa cautela soprattutto tra i pentastellati mentre i dem sembrano leggermente più ottimisti. Ma la cautela resta tutta.

Si è concluso attorno alle l'incontro fra M5s e Pd. Si è registrato, si apprende da fonti M5s, un "clima costruttivo". Il M5s ha posto sul tavolo il taglio dei 345 parlamentari. Punto fondamentale e propedeutico per i pentastellati. "Servono garanzie su questo aspetto", sottolineano le stesse fonti. Al tavolo si sono seduti per M5s i deu capigruppo con i vice: D'Uva, Patuanelli, Silvestri e Perilli. Per il Pd Orlando, Marcucci e Delrio.

Crisi: Pd a M5s, sciogliere ogni forma di ambiguita' - Il Pd, nel primo incontro ufficiale tra delegazioni, ha esposto ai 5 stelle la necessita' di "sciogliere ogni forma di ambiguita' perche' si possa proseguire con l'interlocuzione". Lo riferisce al termine dell'incontro il vicesegretario Pd Andrea Orlando.

Crisi: Marcucci, clima costruttivo. No ostacoli insormontabili - "Il clima che c'e' stato nel corso della riunione e' stato costruttivo e che giudichiamo positivamente, non vediamo ostacoli insormontabili". Lo ha detto il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci, uscendo da Montecitorio dopo la riunione con la delegazione M5s.

Crisi: Delrio, convergenza su ambiente e sociale. Lavorare su l. Bilancio - "C'e' stata un'ampia convergenza sui punti dell'agenda ambientale e sociale. C'e' un lavoro molto serio da fare sulla legge di Bilancio, sulle priorita'". Lo afferma il capogruppo Pd alla Camera, Graziano Delrio, al termine dell'incontro con la delegazione M5s.

Crisi: M5s apre porta a Pd ma possibili contatti con Lega a breve

Il Movimento 5 stelle ha ufficialmente aperto la porta al dialogo con il Pd, con un mandato chiaro dell'assemblea degli eletti, partendo dal tema del taglio dei parlamentari. Ma la porta a Matteo Salvini, che ha rilanciato e fatto un'apertura a Luigi Di Maio, non sarebbe ermeticamente chiusa, anche se si tratta di una strada difficilmente praticabile. "Ora o la lega apre in maniera seria oppure noi iniziamo realmente a trattate con il Pd", spiega un 'pontiere' pentastellato. Al momento non vi sarebbero stati contatti tra Salvini e Luigi Di Maio. Ma - anche se non vi sono conferme ufficiali dai due partiti - non e' escluso che potrebbero esserci contatti nelle prossime ore.

Crisi: Pd va a vedere carte M5s, ma dubbi su doppio forno con Lega

Il Pd va a vedere le carte dei 5 stelle. "Dalle proposte e dai principi da noi illustrati al Capo dello Stato e dalle parole e dai punti programmatici esposti da Di Maio, emerge un quadro su cui si puo' sicuramente iniziare a lavorare", afferma infatti Nicola Zingaretti. Ne e' convinto anche il renziano Andrea Marcucci: "Credo che ci siano le condizioni per avviare un dialogo fattivo con il M5s. L'obiettivo di arrivare ad un programma rigoroso nei tempi celeri che vuole il Capo dello Stato, e' raggiungibile", sostiene il capogruppo al Senato. Domani dovrebbe gia' svolgersi il primo incontro tra le due delegazioni: al tavolo dovrebbero sedersi, viene spiegato, i due presidenti dei gruppi Delrio e Marcucci, e potrebbero far parte della delegazione anche i due vicesegretari, De Micheli e Orlando (ma nulla e' ancora deciso). Tra i dem c'e' cauto ottimismo su un buon esito del faccia a faccia, anche perche', viene osservato, la posizione espressa da Di Maio sul taglio dei parlamentari, prioritario si' ma l'arco temporale indicato e' la legislatura, e' compatibile con la linea Pd. Tuttavia, non sono sfuggiti in casa dem alcuni particolari che hanno innescato alcuni sospetti, come il fatto che Di Maio dopo le consultazioni non abbia mai nominato il Pd, e che non abbia chiuso totalmente e categoricamente alla Lega. Sospetti accresciuti da alcune indiscrezioni trapelate dalla riunione dei parlamentari M5s, in cui non si esclude un possibile nuovo contatto tra ex alleati. Sulla Lega, osservano fonti parlamentari dem sia di maggioranza che vicine all'ex premier, i 5 stelle non sono stati chiari, resta quindi qualche perplessita' e preoccupa il doppio forno che magari i pentastellati possono voler portare avanti da una parte con i dem e dall'altra con i leghisti. Altre fonti Pd, piu' categoriche, affermano senza mezzi termini: "non si possono fare giochetti, nelle prossime ore si definira' il percorso e non ci sono altre alternative. O un governo con noi o il voto". Altri esponenti dem, tuttavia, tendono a minimizzare l'atteggiamento ondivago dei 5 stelle, derubricandolo a "tattica per alzare la posta". Insomma, un riavvio del dialogo con la Lega "non crediamo sia una vera ipotesi sul campo". E poi, si osserva ancora, i 5 stelle devono capire che le strade sono due: o accordo con Pd o voto, e sanno che ai dem la seconda opzione non dispiacerebbe. Se invece vogliono, viene ancora osservato, tornare con Salvini, prego si accomodino, ma la Lega ti vota il taglio dei parlamentari e cosi' si torna a elezioni l'anno prossimo.

Nella giornata di giovedì era salita la temperatura in casa dem, con sospetti e fibrillazioni reciproche tra le diverse 'anime'. La scintilla e' stata un'indiscrezione secondo cui Zingaretti alle consultazioni al Colle avrebbe illustrato tre paletti "non negoziabili". Ipotesi che ha fatto insorgere i renziani: "Siamo stupiti", la reazione a caldo. "Se si voleva far fallire la trattativa lo si sarebbe dovuto dire subito". Insomma, non era questa l'intesa raggiunta all'unanimita' dal partito, viene ricordato. Ma come, si ragiona ancora, "incassi l'unanimita' della direzione e poi vai alle consultazioni e detti altre condizioni? Onestamente non ne sapevamo nulla, vedremo...". Dal Pd si affrettano a spiegare che non vi e' stato alcun cambio di passo, i tre punti rappresentano la sintesi dei 5 punti votati dalla direzione. La strada per un accordo con M5s per il Pd "e' come ieri", afferma il vicesegretario Andrea Orlando. "Non abbiamo alzato il tiro - osserva - ma sono le condizioni per un confronto". "Abbiamo detto esplicitamente che siamo disponibili ad un governo di svolta che affronti i problemi veri del paese", dichiara Graziano Delrio, presidente dei deputati del Partito Democratico, oggi nella delegazione salita al Colle, e che garantisce: "Nessun tentativo di far fallire quindi, ma piuttosto di fondare su solide basi un governo all'altezza della crisi". 

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