Unità d'Italia, al via i festeggiamenti

Mercoledì, 8 settembre 2010 - 09:37:00

A Napoli potrebbe celebrarsi un nuovo incontro ideale tra il re Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi. Ad annunciarlo il sindaco del capoluogo partenopeo, Rosa Russo Iervolino, nel corso dell'incontro che apre le celebrazioni per i 150 anni dall'unita' d'Italia. "Abbiamo chiesto alla soprintendenza per i beni architettonici - dice il primo cittadino - di poter installare la statua del primo re d'Italia davanti alla fermata della nuova stazione della metropolitana, rivolta verso quella che raffigura l'Eroe dei due mondi". Con il dibattito di oggi, Napoli apre a livello nazionale il ciclo di eventi previsti. Il 7 settembre 1861, infatti, Garibaldi entro' vittorioso in citta'.

A distanza di un secolo e mezzo, Iervolino sottolinea come non si stia ricordando "una persona, ma un avvenimento storico, che ha comportato sacrifici duri, ma che ha cambiato la storia della nostra terra, restituendole dignita' e forza". Mentre il sindaco completa l'intervento, all'esterno del Maschio Angioino una delegazione del movimento neo-borbonico definisce Garibaldi "un brigante che, con l'aiuto della camorra, invase uno stato indipendente, violando i trattati internazionali".

Ai sostenitori della monarchia risponde indirettamente lo storico Giuseppe Galasso, che incentra la sua relazione sulla grandezza mondiale di Garibaldi, "un eroe osannato anche in America e in Inghilterra". Il docente di Storia medievale e moderna sottolinea come l'unificazione segno' l'inizio di una grande rinascita, "una fioritura che non si e' piu' ripetuta". Le minoranze leghiste e neo-borboniche che spingono verso la secessione, prosegue Galasso, dimenticano che "la nazione unita e' sopravvissuta a due guerre mondiali e a una serie di altri disastri, come un malato che appare in fase terminale, ma che sa sempre rialzarsi e andare avanti". Il processo di unificazione ha avuto anche ricadute economiche, come spiega il presidente dell'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno (Svimez), Adriano Giannola. "Nel 1860 - dice - non c'era alcun divario tra nord e sud in termini di reddito e prodotto procapite". Per il docente di Economia bancaria, le rivendicazioni del settentrione non sono fondate: "non c'e' alcun eccesso di trasferimenti verso il sud, che paga meno tasse perche' ha redditi inferiori a quelli del nord".
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