Usa/ Obama non raggiunge la super-maggioranza al Senato

Giovedì, 4 dicembre 2008 - 11:30:00

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ha ufficializzato la designazione di Bill Richardson segretario al Commercio. Lo ha annunciato in una conferenza stampa. Richardson, 61 anni, di origini ispaniche, è attualmente il governatore del New Mexico ed è stato segretario all'Energia poi ambasciatore all'Onu all'epoca del presidente Clinton.

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Il repubblicano Saxby Chambliss ha vinto il ballottaggio svoltosi martedì in Georgia per l'assegnazione di un seggio vacante al Senato federale americano: con il 99 per cento delle schede scrutinate, Chambliss ha infatti totalizzato circa il 57 per cento dei suffragi contro il 43 per cento raccolto dal suo rivale, il democratico Jim Martin, che non ha esitato ad ammettere la sconfitta quando lo spoglio era ancora in pieno corso.

Troppo netta l'affermazione dell'avversario, un veterano presente alla camera alta di Washington dal 2002, e che era rappresentante uscente dello Stato Usa. Per i democratici l'esito della consultazione assume un sapore amaro che va ben al di là della circostanza specifica: hanno infatti perso allo stesso tempo anche la possibilità di assicurarsi in Senato la 'super-maggioranza' di sessanta seggi su cento che avrebbe permesso loro di legiferare virtualmente indisturbati, vanificando sul nascere qualsiasi tattica ostruzionistica o ricorso ai cavilli regolamentari da parte dei repubblicani.

Al momento il partito del presidente eletto Barack Obama vanta alla camera alta 56 seggi, potendo inoltre contare su altri due andati a candidati indipendenti, che si sono schierati dalla sua parte; l'opposizione conservatrice ne controlla invece 41. Da assegnare rimane ormai soltanto un seggio nel Minnesota, dove è in corso un nuovo conteggio delle schede giacché l'esito del 4 novembre era stato troppo risicato: su 2,9 milioni di voti validamente espressi, il repubblicano Norm Coleman risultava in vantaggio di poche centinaia. Comunque finisca nel Minnesota, a questo punto è ininfluente. Il risultato in Georgia non ridimensiona certo il trionfo di Obama e del Partito Democratico nel recente 'Election Day', ma rappresenta un indizio delle difficoltà che essi dovranno affrontare, anche e prima di tutto in Congresso, con i repubblicani in grado di bloccarne le iniziative su tutti i temi-chiave, dall'economia alle campagne militari all'estero.

Chambliss, 65 anni, in realtà si era imposto nel suo collegio già un mese fa, ma senza raggiungere la soglia dei 50 per cento dei voti più uno, prescritta dalla legge elettorale della Georgia. Al 63enne Martin aveva nuociuto anche la concorrenza di un candidato del minuscolo Partito Libertario, ma poteva comunque nutrire poche speranze, il sud degli Stati Uniti rimanendo nonostante tutto una roccaforte repubblicana. Un campanello di allarme dal ballottaggio è venuto piuttosto dalla partecipazione popolare decisamente scarsa, quasi la metaà di votanti in meno rispetto al primo turno: appena due milioni contro i precedenti 3,7.

Inoltre, se il 4 novembre l'elettorato nero si era recato in massa alle urne, questa volta le ha largamente disertate; allora risultò pari al 35 per cento del totale, adesso non è andato oltre il 22 per cento. A parere degli analisti, una volta garantito l'avvento alla Casa Bianca di un afro-americano per la prima volta nella storia Usa, tra i sostenitori democratici è prevalso un sostanziale disinteresse. "Tutti gli occhi erano puntati sulla Georgia, e noi ora abbiamo inviato al mondo un messaggio forte: i nostri valori conservatori contano, e a Washington è necessario un bilanciamento rispetto al governo. Non si tratta soltanto di quello che vuole il popolo della Georgia, è ciò che vuole lo stesso popolo americano", ha esultato il neo-rieletto davanti a una folla di simpatizzanti radunatisi ad Atlanta per festeggiarlo. "Quando il presidente Obama sarà nel giusto, e proporrà iniziative positive per la Georgia, sarò ansioso di collaborare con lui. Altrimenti no", ha ammonito.


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"E' un momento triste", è stato l'unico commento dello sconfitto: per lui in campagna elettorale Obama non si era mosso, ma l'ex presidente Bill Clinton sì, e così pure colui che ne fu il vice, Al Gore. Il candidato battuto alle presidenziali, John McCain, aveva invece riversato il proprio appoggio a Chambliss direttamente sul campo, e così aveva fatto la sua candidata vice, Sarah Palin, che aveva saputo richiamare folle enormi; per di più, volontari repubblicani si erano precipitati a lavorare per Chambliss in Georgia da altri 43 Stati della Federazione. "Abbiamo dimostrato di sapere ancora come vincere un'elezione", ha rivendicato Mike Duncan, presidente del Comitato Nazionale del 'Grand Old Party'.


La star delle elezioni Usa? Macchè Obama, è Tina Fey. L'attrice che ha spopolato nelle tv di tutto il mondo con la sua imitazione di Sarah Palin. Ora Vanity Fair Usa gli dedica la copertina.

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