Vaticano-lefevriani, a un passo dall'accordo. A Benedetto XVI spetta la decisione

Venerdì, 20 aprile 2012 - 13:01:00

 

Di Antonino D'Anna
 

papa sombrero

La Santa Sede, salvo eventuali colpi di scena dell'ultimo momento, è molto vicina alla chiusura della vicenda che dal 1988 (e, prim'ancora, dagli anni '70), divide la Fraternità San Pio X fondata da monsignor Marcel Lefebvre da Roma. Motivo del contendere, com'è noto, l'accettazione del Concilio Vaticano II e della riforma liturgica che da sempre vengono contestati dalla Fraternità. Fino allo strappo del 1988, quando l'ordinazione di quattro vescovi contro il volere di Roma da parte di Lefebvre portò alla scomunica di Lefebvre, dei quattro vescovi consacrati (validamente ma illecitamente, e tra essi vi è stato l'attuale superiore della Fraternità, mons. Bernard Fellay).

STRAPPI E CUCITURE- Da allora la Santa Sede, attraverso la Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", ha cercato di ricucire lo strappo ed un gesto molto importante è stato compiuto da Benedetto XVI nel gennaio 2009, quando il Papa ha rimesso la scomunica ai vescovi (Lefebvre è morto nel 1991). Un gesto di pacificazione che però ha immediatamente causato la reazione degli Ebrei, a causa delle dichiarazioni negazioniste di uno dei vescovi incorsi nella scomunica, monsignor Richard Williamson, in seguito scusatosi con il Papa (ma non direttamente con gli Ebrei). La marcia verso il riconoscimento della Fraternità e la ricomposizione dello strappo Lefebvre - a quanto risulta ad Affaritaliani - procede per volontà di Joseph Ratzinger attraverso un intermediario d'eccezione, che da tempo tiene i contatti riservati con Fellay: il segretario particolare del Papa Georg Gaenswein.

IL PREAMBOLO- Il 14 settembre scorso, al termine di un incontro tra Fellay e il cardinale Williamson Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Levada ha consegnato al capo dei lefevriani un documento, il "Preambolo dottrinale" contenente una serie di richieste che la Fraternità dovrà accettare per la piena comunione con Roma e, a quanto da tempo viene prospettato, l'eventuale erezione della Fraternità in Prelatura Personale (una sorta di diocesi senza territorio), sulla falsariga della soluzione canonica adottata per l'Opus Dei. Si è molto discusso sul contenuto del Preambolo, ma da segnali e dichiarazioni rilasciate da parte lefevriana nei mesi scorsi, il documento dovrebbe prevedere una serie di punti inerenti la dottrina conciliare che la Fraternità deve accettare.

FELLAY HA DETTO SI'? Il 16 marzo scorso si è tenuto un nuovo incontro - a seguito di un'accettazione parziale e insoddisfacente per il Vaticano del Preambolo - tra le parti presso la CDF, alla fine della quale, non senza qualche "vivacità" come è stato osservato in CDF, al termine del quale Levada ha invitato Fellay a chiarire la posizione della Fraternità con la Santa Sede (ossia accettare il Preambolo, sia pure con qualche modifica proposta dai lefevriani come sottolineato da Padre Federico Lombardi, il portavoce Vaticano, durante una conversazione con i giornalisti). La risposta, giunta il 17 aprile dopo un "ultimatum" di 30 giorni posto dalla CDF, ha permesso a Lombardi di parlare di un "passo avanti" e definire il messaggio di Fellay come sensibilmente diverso rispetto alla prima, parziale accettazione del Preambolo dei mesi scorsi.

IL PAPA DECIDE A MAGGIO- Adesso, malgrado i lefevriani stiano comunque procedendo a passi molto cauti e parlino del messaggio del loro superiore come di "una tappa" nel dialogo con Roma, si aspetta una decisione del Papa su questa risposta che potrebbe essere presa verso la metà di maggio, dopo saranno possibili altri incontri con la Fraternità. A condizione che i lefevriani non facciano un passo indietro, dal momento che alcune dichiarazioni rese nel febbraio scorso da padre Franz Schmidberger, primo successore di Lefebvre, al giornale Die Welt, in cui aveva bocciato la prima versione del Preambolo, criticato l'ecumenismo e lo spirito di incontri internazionali come quello di Assisi, annunciando come impossibile l'accettazione integrale del Concilio da parte loro. Davvero la monolitica struttura della Fraternità accetterà in toto le richieste vaticane?
Antonino D'Anna
 



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