Così vogliono fermare Wikileaks. Accusa di spionaggio e metodi da Kgb

E’ una partita a scacchi quella tra l’hacker-programmatore e l’amministrazione statunitense. Una partita a scacchi che vede Assange giocare con tutte regine e gli Usa con soli pedoni: un disastro annunciato. Che fa Hillary Clinton? Sta cercando il modo, con l’aiuto di parecchi senatori, di accusare Assange di spionaggio. Un sussurro e Bank of America finisce in mille pezzi... R.P., uno degli hacker più famosi del mondo, spiega dettagliatamente ad Affaritaliani.it tutti i retroscena dello scandalo che sta facendo tremare il mondo

Mercoledì, 1 dicembre 2010 - 18:20:00

assange wanted

Tremiliardicinquecentoundicimilionseicentosettantaquattromila. E’ una parola che non sfigura nemmeno di fronte alla supercazzola di Tognazzi. Ma è anche la traslitterazione dei calcoli che ho fatto stamattina per sapere quanto è costato a Bank of America un semplice sussurro di Julian Assange: 3,511,674,000 dollari perlappunto che rappresentano il 3,18% dell’intera capitalizzazione della banca che nella seduta di Wall Street di ieri (martedì 30 novembre) ha perso quei quattrini, solo perchè Assange ha detto in una intervista a Forbes (http://blogs.forbes.com/andygreenberg/2010/11/29/an-interview-with-wikileaks-julian-assange/) che nei suoi piani c’era di rilasciare, a partire dal 2011 una serie di files comprovanti le pratiche poco etiche di una delle maggiori banche americane. Files che provenivano direttamente dall’hard disk di un funzionario di livello di tale banca.

Siccome la rete ha memoria e non perdona, subito qualcuno si è ricordato che in una intervista precedente lo stesso Assange aveva dichiarato di essere in possesso di ben 5 gigabyte di file riguardanti Bank of America. Da qui la corsa ieri degli operatori finanziari a vendere il titolo. E questa è la dimostrazione, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno del potere che ha raggiunto Wikileaks, il sito web che spiffera i segreti più inconfessabili e che da qualche mese a questa parte sta mettendo sotto pressione l’amministrazione Obama come mai prima era successo.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sul fatto che Assange avesse davvero in mano del materiale così compromettente da mettere a rischio lo stato più potente della terra, ebbene ora quel dubbio se lo può togliere. Abbiamo già sotto gli occhi la caporetto diplomatica globale che si sta delineando in questi giorni, cioè da quando Wikileaks ha cominciato a pubblicare i primi (di tanti non ancora pubblicati) dei cablogrammi diplomatici ottenuti chissà come dalla rete segreta SIPRNET in uso ai dipartimenti miltari e di stato americani. E’ bastata la pubblicazione di pochi di essi per scatenare un putiferio mondiale e per creare serissime difficoltà alla già arrancante amministrazione Obama. Chissà cosa succederà quando nei giorni a venire  verranno pubblicati, sempre a tranches, il resto dei cablogrammi.

E’ una partita a scacchi quella tra Julian Assange, l’hacker/programmatore/giornalista nonché fondatore del sito Wikileaks e l’amministrazione statunitense. Una partita a scacchi che a mio parere vede Assange giocare con tutte regine e gli USA con soli pedoni: un disastro annunciato. Perché Assange non è uno sprovveduto, ha pianificato con cura tutte le sue mosse e lo ha fatto annunciandolo pubblicamente nei mesi scorsi e cominciando ad attaccare gli USA dapprima con la pubblicazione dei documenti relativi alla guerra in Afghanistan, mettendo in serio imbarazzo gli USA che si sono trovati a dover avere a che fare con lo sbugiardamento pubblico dei dati sino ad allora da loro comunicati sui risultati dell’offensiva contro i Talebani. Per poi proseguire con la pubblicazione di un video relativo all’uccisione accidentale di giornalisti in Iraq da parte di un elicottero Apache.

Gli Stati Uniti, come solo loro sanno fare, hanno sottovalutato Assange e non ne hanno compreso la strategia, forse pensando che non avesse davvero in mano quello che dichiarava di avere. E così oggi lo stato più potente del mondo si trova a dover rispondere con delle contromosse che chiamare tattiche sarebbe una esagerazione. La realtà è che brancolano nel buio e non sanno che pesci prendere.

La stampa americana si è già spaccata in due. C’è chi vuole eleggere Assange come l’uomo dell’anno e c’è chi contemporaneamente scrive editoriali su giornali chiedendosi il perchè il governo USA non ne abbia ancora ordinato l’esecuzione extra-giudiziale. Da brivido.

C’è Hillary Clinton che da un lato come mostrato dai documenti pubblicati da Assange, ha ordinato ai suoi diplomatici di trasformarsi in emissari del KGB dei tempi peggiori spiando i rappresentanti dell’ONU con una serie di azioni anch’esse da brivido, mentre dall’altro oggi sta cercando il modo, con l’aiuto di parecchi senatori, di trovare il modo di accusare Assange di spionaggio. Che facciatosta la signora Clinton. Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di ammettere che, indipendentemente dal nostro schieramento politico, siamo oramai così abituati a una certa tracotanza statunitense e al disrispetto delle regole che non ci facciamo nemmeno più caso.

Voglio farvi fare un esercizio mentale: ipotizziamo che i file rilasciati da Wikileaks contenessero i cablogrammi mandati dai diplomatici italiani alla Farnesina e che quindi al posto di Obama e la Clinton ci fossero Berlusconi e Frattini. Immaginatevi Berlusconi che all’inizio del suo mandato prende sottobraccio Frattini e gli dice: “Uè Franchino, perchè non ordini a tutti i nostri diplomatici e ai nostri servizi una bella operazione di spionaggio nei confronti di tutti i vertici dell’ONU? Vorrei tanto avere tutti i loro dati personali, le loro carte di credito, i codici delle loro carte frequent flyer, i dati PNR per risalire a tutti i voli che hanno fatto nonchè tutti i loro dati biometrici...”.

I dati biometrici!

Se possedete un minimo di decenza intellettuale non potrete non ammettere che, divenuta pubblica questa ipotetica richiesta di Berlusconi a Frattini tutto il paese sarebbe già in marcia verso Roma per linciarli. Trasversalmente, dalla destra alla sinistra. Ammettetelo, dai.

Invece visto che non stiamo parlando di Berlusconi e Frattini ma di Obama e la Clinton, gli statunitensi cosa fanno? La risposta me la hanno data ieri sera due personaggi che avevo a casa a cena: D.C., un avvocato milanese di livello che ha il pregio di essere un visionario di Internet e F.M.D.A. un ex-manager di Google che di Internet conosce tutto e tutti. I due personaggi tra le tante considerazioni che hanno fatto, hanno osservato che gli americani si sono dimostrati più scandalizzati dal comportamento di Bill Clinton nelle sue sedute di relax con la Lewinsky che non nel comportamento imperdonabile dei loro vertici che risulta dal contenuto dei documenti pubblicati da Wikileaks. E così per molti l’intera faccenda Wikileaks serve innanzitutto per soddisfare i propri pruriti voyeuristici, una sorta di rivalsa verso i potenti prima ancora che l’attenzione verso i contenuti. Non posso che essere d’accordo.

Torniamo alla partita a scacchi. La Clinton, la Palin e altri furbacchioni stanno cercando il modo per bollare ufficialmente Assange come terrorista, il che consentirebbe loro di poter utilizzare diverse scappatoie legali per fermare (nella loro testa naif) la pubblicazione dei documenti in mano a Wikileaks. Qualcuno fortunatamente ribatte riportando la memoria ai tempi di Nixon quando il New York Times pubblicò dei documenti riservati relativi alla questione del Vietnam, ottenuti illegalmente da un funzionario del Pentagono. Nixon cercò di incriminare sia il giornale che la sua fonte ma alla fine la Corte Suprema riconobbe che l’appello al primo emendamendo da parte dei difendenti aveva titolo, perchè la costituzione garantisce la libertà di espressione. Anche quando questa nuoce (come successe effettivamente) agli interessi del proprio governo. C’e’ quindi chi oggi riconosce ad Assange lo status di giornalista, il che lo metterebbe al riparo dagli strali statunitensi.

E allora come fermarlo? Così come l'FBI fermò Al Capone negli anni '30 arrestandolo per evasione fiscale e non per i crimini che gli attribuivano, così oggi Assange è ricercato dall'Interpol per un presunto doppio stupro commesso guardacaso, poco dopo la pubblicazione dei primi dossier USA. Se avete la bontà di leggere quello che il suo avvocato scrive alla magistratura svedese (http://www.twitlonger.com/show/71m62q) scoprirete quanto barzelletta sia questa incriminazione e quanto assurdo sia il comportamento della magistratura. Magistratura che in un altra occasione (l'affare Pirate Bay) ha dimostrato di essere pupazzo degli interessi statutinensi, operando al di fuori della legalità.

Ma chi è Julian Assange? Egli è tutto fuorché un giornalista. Perché come giustamente qualcuno ha fatto notare, il giornalista dovrebbe limitarsi a riportare i fatti in toto, senza selezionarli e senza distorcerli. Assange invece ha selezionato accuratamente alcuni fatti a discapito di altri, li ha coloriti con dei commenti di parte (il video dell’uccisione dei giornalisti è stato pubblicato da Wikileaks con il titolo “collateral murder”, assassinio collaterale) e sopratutto li rilascia con una cadenza particolare, che lo stesso Assange ha dichiarato pensata per massimizzare l’impatto mediatico (e di conseguenza per creare il massimo fastidio agli USA).

Assange quindi non è un giornalista, quantomeno non lo è più. Oddio, a pensarci bene sotto questa luce anche i nove decimi dei giornalisti italiani dovrebbero perdere questo status, ma lasciamo perdere... Assange nel momento in cui si è auto-assegnato il ruolo di salvatore del mondo decidendo di perseguire la strategia che sta mettendo in atto, ha dimostrato diverse cose. Innanzitutto di aver due palle così, di titanio. Perchè se non lo avete capito, quello strumento che si chiama Internet ha permesso ad un singolo uomo di dichiarare guerra agli Stati Uniti d’America. Sissignori, i nostri figli leggeranno nei libri di storia a venire della vicenda Assange contro gli USA. Comunque essa vada a finire. Un singolo uomo contro la potenza economica, tecnologica, militare di riferimento. Si chiama guerra asimmetrica ed è un argomento tanto caro al sottoscritto.

Assange poi ha dimostrato di essere ingenuo, poiché dominato da quell’impulso di cambiare il mondo a colpi di bit tipico del mondo hacker. Lo confesso, è un pensiero che negli anni ha toccato anche me. Qualcuno dice che Assange è anche ingenuo perché non si rende conto di essere manipolato da chissà quali interessi occulti. State tranquilli, Assange non è un cretino e se ne rende benissimo conto. E’ perfettamente cosciente del fatto che nel momento in cui ha ricevuto da mani ignote il materiale che sta pubblicando, questo non sia accaduto per caso. Assange sa di essere strumentalizzato e sa altrettanto bene strumentalizzare di conseguenza.

Io personalmente non credo che dietro Assange ci sia una regia occulta. C’è chi ha scritto che dietro Assange ci sono gli ebrei. Chi ha scritto che c’è la C.I.A. (in un impulso di autolesionismo che sinceramente non trova giustificazioni ai miei occhi). C’è chi, come il presidente Afghano, ha detto che dietro Wikileaks ci sono entrambi, gli ebrei e la C.I.A.. E c’è chi, come il presidente pakistano ha detto che tutto è un complotto per minare la sua credibilità. Ci sono complottisti che si stanno freneticamente scambiando opinioni in merito al ruolo del Nuovo Ordine Mondiale (NWO) dietro la faccenda.

La verità è che i panni sporchi sono talmente tanti ed equamente distribuiti nelle case dei vari potenti, che ognuno di essi ha da temere e ipotizza un complotto ai propri danni. In questo caso io continuo sulla mia linea che è quella di non attribuire a nessuno il ruolo di manipolatore dietro Wikileaks. Viceversa continuo a sottolineare come, vista l’importanza assunta da Wikileaks e la risonanza ottenuta a livello internazionale, esso possa essere strumentalizzato, se non ora in futuro, da paesi che hanno l’interesse a mettere sotto stress l’intero mondo occidentale.

La Cina è uno di questi, c’è chi nomina la Russia.

Indipendentemente da ciò, oggi dobbiamo fare lo sforzo di fare i conti con i contenuti di ciò che ci viene rivelato. Ogni tentativo di individuare una strumentalizzazione è dannoso, perchè ancora senza fondamento e perchè comunque distoglierebbe l’attenzione dalle sporcacciate che si stanno svelando ai nostri occhi.

R.P.

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