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Politica
Zingaretti e il suo ghost, "Uolter l'Africano"
LaPresse

Lo scaltro Nicola Zingaretti ha fiutato da tempo odor di cadrega Pd e si è pazientemente, come suo costume, messo in movimento per ghermirla.

Impresa non facile ma non impossibile, visto che il principale concorrente è Maurizio Martina.

Ma il Partito Democratico è una macchina complessa che ha ereditato, nel contempo, la spietatezza pragmatica del Partito Comunista e le sottigliezze della Democrazia Cristiana. Insomma, un ircocervo che è difficile domare.

Ma per vincere le primarie, e questo vuole Zingaretti che, tra l’altro, ricordiamolo, non è neppure mai stato Deputato o Senatore, occorre lavorare sia di impeto che di finezza. L’impeto è assicurato all’attuale governatore del Lazio dalle sue aperture al movimentismo dei Cinque Stelle, con un occhio a Emiliano, suo principale concorrente in questo campo, ed uno a Renzi che è eternamente indeciso tra la strategia movimentista e quella attendista democristiana.

Zingaretti però ha bisogno di alleati che ancora contino qualcosa in un partito precipitato ai minimi storici nei sondaggi. È la sua figura di riferimento è Walter Veltroni, l’eterno “americanino” democratico, quello che disse di non essere mai stato comunista e che pubblicava -da direttore de l’Unità- gli album libidinosi delle figurine Panini dei calciatori, e le videocassette coi film impegnati da rarità di cineclub e a cui piaceva “Happy Days” e la Nutella (questo in condivisione con Salvini).

Veltroni è il vero ghost che sta dietro a Zingaretti, il suo convitato di pietra.

L’alleanza è definita da tempo e Veltroni, che è politico vecchia maniera assai abile a fiutare trappole ed ad evitare imboscate, ha fatto alcune mirate e soppesate apparizioni cruciali alle feste dell’Unità in cui ha endorsato Zingaretti in maniera non volgarmente manifesta, ma cremosa e zuccherosa come, per altro, suo costume.

Zingaretti vuole il potere per il potere, ed ha costruito fuori del partito una fitta e iperconnessa rete di conoscenze personali tra la gente che conta ed ora si gioca il tutto per tutto nell’avventura delle primarie.

Tuttavia “Zinga” deve fare attenzione perché “Uolter l’Africano” è il più longevo e non ancora dismesso esponente della vecchia burocrazia sovietica e in tempi di populismo bruciante un esponente dell’Antica Casta può anche portar danno invece che beneficio.

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